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La pressione fiscale, e i soldi che mancano…

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La pressione fiscale, e i soldi che mancano…

Ormai lo sappiamo tutti: lo Stato sta incassando meno di quanto si aspettavano i supertecnici.

 

 

Ma come è possibile? Il governo ha aumentato la pressione fiscale ai massimi storici, è stata condotta una lotta all’evasione senza precedenti e adesso ci ritroviamo con in mano un pugno di mosche? Per spiegare questo fenomeno una trentina di anni fa, un certo Laffer, un economista, disegnò su un tovagliolo di carta una curva, detta curva di Laffer,  che prese così il nome da lui stesso.  Disegnò la curva durante un pranzo con colui che si apprestava a sconfiggere, il presidente in carica Jimmy Carter.

Come ironicamente si disse anche all’epoca, una delle maggiori qualità della Curva di Laffer,  è che poteva essere spiegata ad un membro del Congresso americano in mezz’ora e questo ne poteva parlare per sei mesi (se lo scoprono i nostri politici siamo fregati). Intanto però chissà se ai nostri burocrati e ai nostri politici, basterà mezz’ora per capire. Noi intanto ci proviamo. Sgombriamo subito il campo ad un equivoco: la curva di Laffer descriva un fenomeno sicuramente reale, ma per diverse ragioni non si può affermare che sia un modello matematico. Infatti, il punto massimo della curva non è prevedibile e si ottiene solo a posteriori. Ecco spiegato perché lo Stato ci prova sempre e comunque ad aumentare la pressione fiscale e a massimizzare le entrate. Un esempio recente è il caso dei carburanti in Italia. Dopo l’ennesimo aumento delle accise, pari a circa 6/7% del prezzo stesso, i consumi sono calati del 10%, facendo ovviamente registrare un calo in termini assoluti del gettito fiscale (ma migliorando la bilancia dei pagamenti).

La curva di Laffer come ci spiega Wikipedia, è una curva a campana che mette in relazione l'aliquota di imposta (asse delle ascisse) con le entrate fiscali (asse delle ordinate). Fu impiegata da Arthur Laffer, economista dell'University of Southern California (California meridionale, Usa) per convincere l'allora candidato repubblicano alle presidenziali del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette.

Laffer ipotizzò che esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l'attività economica non è più conveniente e il gettito comincia a calare, ed a calare tendenzialmente verso le zero, quando il prelievo raggiunge il 100% del reddito. (E' intuitivo direi) Le due grandezze sono dunque legate da una curva continua a forma di campana che ha un massimo (per il teorema di Weierstrass), ovvero un'aliquota che massimizza il gettito fiscale. Il teorema di Weierstrass però non garantisce che il punto di massimo sia unico, né consente da solo di ipotizzare una forma particolare.

Secondo Laffer esisteva un'aliquota, corrispondente all'ascissa del punto più alto della curva a campana, oltre la quale un aumento delle imposte avrebbe disincentivato l'attività economica e quindi ridotto il gettito, in misura crescente, fino al punto in cui il prelievo fiscale, se raggiungesse il 100%, causerebbe l'azzeramento del gettito. È noto l'andamento qualitativo della curva, mentre esiste un dibattito fra economisti riguardo al valore dell'aliquota che ottimizza le entrate pubbliche. La riduzione del gettito è a sua volta interpretabile come cessazione delle attività economiche a causa di una pressione fiscale eccessiva, o come aumento dell'evasione ed elusione fiscale.

Calcolare a priori quale sia l'optimum per un dato sistema fiscale richiede una conoscenza troppo dettagliata delle psicologie individuali, ossia quanto ognuno ritiene "giusto" pagare, e non è detto che un sistema ad aliquota unica sia più valido di uno a più aliquote.

 

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