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Uomini e donne: stesso ruolo, stesso stipendio

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Uomini e donne: stesso ruolo, stesso stipendio

 

La donna ha gli stessi doveri di un collega uomo nel ruolo professionale che ricopre ma non lo stesso stipendio, che di norma è inferiore del 20%. Uno studio proposto dall'osservatorio sul Diversity Management dell'Università Bocconi di Milano ha evidenziato disparità negli aumenti di stipendio tra uomini e donne: si stima che ad ogni scatto di carriera un uomo riceva in media il 2,7% di salario in più rispetto ad una collega che svolge la stessa professione con le stesse responsabilità.

Ma l’impegno assunto di recente dal Governo in Commissione Lavoro del Senato, è che uomini e donne con parità di ruolo dovranno avere pari stipendio, adeguamento che avverrà entro il  2016.

“Si tratta di un passo decisivo in avanti - afferma Rossella Sorini Presidente di CNA Impresa Donna dopo che il divario, su diversi livelli, tra donne e uomini ha caratterizzato la vita sociale del nostro Paese. Un divario che interessa non solo le lavoratrici dipendenti ma anche le imprenditrici. Queste stanno dimostrando una forte capacità di “resistenza” alla crisi e, anzi, il loro numero continua ad aumentare. Le penalizzazioni, però, rimangono: nei ruoli di responsabilità e/o di rappresentanza al vertice di enti e organizzazioni siede solo una ancora troppo modesta percentuale di donne”.

Nell’ordine del giorno votato in Commissione Lavoro, non a caso, si ricorda che “rispetto alle lavoratrici degli altri Paesi dell’Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono meno favorevoli sia per la qualità dell’attività, sia per il salario medio, sia per la possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro”.

“Del resto dimenticarlo sarebbe impossibile – continua Rossella Sorini. I dati Istat, contenuti all’interno del rapporto annuale, delineano perfettamente la situazione. “Le minori opportunità di occupazione e i guadagni più bassi delle donne, insieme alla instabilità del lavoro, sono fra le principali cause di disuguaglianza in Italia”, sentenzia l’Istituto nazionale di statistica”.

“La probabilità di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri – prosegue – è nove volte inferiore nel Nord, dieci nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno. L’instabilità del lavoro genera disuguaglianze soprattutto per i giovani, che rischiano più degli altri di lavorare a lungo come atipici”.

L’Istat ricorda ancora: “Il divario di reddito fra uomini e donne è forte, inizia dai redditi medio-bassi e diventa più ampio al crescere del reddito”.

È una condizione che contempla tutte le fasce di età e che, dunque, non fa particolari distinzioni.

Tutto ciò, a fronte di una maggiore istruzione delle donne rispetto agli uomini. “Fra i nati nel periodo 1940-1949, si erano laureati il 10,6 per cento degli uomini e il 7,3 per cento delle donne; mentre fra i nati negli anni 1970-1979 è laureato il 21,7 per cento delle donne e il 15,2 per cento degli uomini.

Nel nostro Paese, secondo i dati dell’Ocse, ovvero dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, relativi al rapporto “Uno sguardo sull’Istruzione” usciti a settembre 2011, in Italia le donne lavoratrici laureate rispetto ai lavoratori che esercitano il medesimo ruolo, guadagnano il 65% in meno di stipendio. Infine sulle donne, sottopagate nel lavoro, pesa inoltre tutto il carico della famiglia e della cura degli anziani.

 

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