Prima Pagina | L'opinione | Siamo forse il paese della malaimpresa?

Siamo forse il paese della malaimpresa?

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Siamo forse il paese della malaimpresa?

Guardando le immagini del terremoto, pensando che gran parte dei morti è stata sepolta sotto le macerie di capannoni industriali costruiti l’altro ieri, vien naturale chiedersi il perché.

 

La riflessione deve essere comune, se la Fornero l’ha fatta in pubblico anche ieri. Perché capannoni industriali costruiti da 3 anni, son caduti a seguito di un sisma che avrebbe dovuto far loro solletico? Diciamocelo chiaro: in Giappone con un Sisma così, nemmeno si alzano dal posto di lavoro !

Che cadano chiese barocche, che crollino castelli medievali, o case storiche, è nell’ordine delle cose. Sappiamo che corriamo sempre questo pericolo. Quando accettiamo di vivere in un centro storico mettiamo nel piatto questa possibilità. Ma quando andiamo a lavorare in un capannone dichiaratamente antisismico, e ce lo ritroviamo in testa con una magnitudo 5,8, vuol dire che qualcuno ha giocato a dadi con la nostra vita, in cambio di soldi.

Lettori ingegneri vi prego smentitemi. Se qualcuno dice che non è così e può smentirmi, è pregato di farlo. Non lo chiedo solo io, lo chiede la nazione e soprattutto lo chiedono quei ragazzi che sono morti per cercare di tenere in vita la loro azienda. Lo chiedono i sopravvissuti e lo chiedono tutti coloro che credono ancora in questo paese. Io non sono un tecnico e i miei dubbi sono quelli di un normale cittadino che guarda la tv e si pone le domande. Potrei anche dire sciocchezze (Dio volesse), frutto della inesperienza in campo ingegneristico, e allora vi prego, dateci una spiegazione diversa dalla responsabilità venale. Se vi è possibile…

A Mirandola è crollata come un castello di carte una palazzina in cemento armato. Sbriciolata come quei castelli di sabbia che i bimbi costruiscono in riva al mare. E allora il dubbio che quel cemento armato sia solo sabbia armata e per giunta male, non può non venire. Il dubbio che su quelle colonne sia stato gettato del “magrone” invece che calcestruzzo, attanaglia l’anima. La nostra provincia primeggia nel settore delle costruzioni industriali. Voglio pensare che le nostre aziende, così tanto apprezzate e qualificate non siano coinvolte in questo scandalo. Voglio pensare che i nostri capannoni siano sicuri e i nostri ragazzi e i nostri lavoratori, impegnati a difendere con le unghie il loro posto di lavoro, non debbano anche difendersi dal luogo ove lavorano.

E’ in gioco la dignità della nazione oltre che le nostre vite.

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0