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Grande musica, sabato 26 maggio, all’auditorium di Arezzo Fiere e Congressi.

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L’auditorium, nuovo di zecca, è stato inaugurato, per la musica, con due partiture da brivido. 115 orchestrali, diretti da  Asher Fisch hanno eseguito il poema sinfonico “Also sprach Zarathustra” di Richard Strass e “Le Sacre du Printemps” di Igor Stravinskij.

Richard Strauss è un autore (da non confondere con gli Strauss dei walzer viennesi) del tardo romanticismo musicale.

L’inizio del poema sinfonico (datato 1896) è noto al grande pubblico per essere stato usato nel film “Odissea 2001 nello spazio” di Kubirck. E’ una musica dove i “pianissimo” degli archi si alternano ai roboanti “fortissimo” di timpani, gran cassa, tromboni, bassi tuba, piatti, campane, contrabbassi, fagotti, controfagotti, corni, cornette e chi ne ha più ne metta.

La Sagra della Primavera (secondo pezzo in programma) ha una stesura molto diversa, molto più “moderna”,  ed è stata eseguita la prima volta nel 1913 con i Balletti russi di Diaghilev. La “prima” fu uno dei “fiaschi” più clamorosi della storia della musica e in effetti, ancor oggi, molti storcono il naso a causa di ritmi e sonorità  dirompenti, molto lontani dalla “normale” musica tonale a cui siamo abituati. Ritmi ossessivi (e quindi semplici) incastrati con “ritardi”, “levare”, quintine o settimine che sembrano del tutto “fuori fase”. Armonie tonali sovrapposte, come musiche tra loro lontane,  con effetti dissonanti strepitosi che provocano quasi un dolore fisico al timpano (quello, ben inteso, dell’orecchio e non dell’orchestra) . Qualcuno ha parlato anche di dodecafonia in nuce. In realtà, però, la dodecafonia non c’entra niente con la “Sacre”.

Anzi, tra Stravinskij e Schoemberg (quello della vera dodecafonia) c’è una differenza abissale. Adorno, nel saggio “La filosofia della musica moderna”, contrappone i due compositori esaltando la purezza progressista del viennese contro la capacità “modaiola” del russo. Un po’ come, in architettura, il Borromini a confronto del Bernini. Quindi, niente dodecafonia nel balletto russo ma tanta “emancipazione della dissonanza” (tanto per citare il titolo di un saggio di Schoemberg), complessità ritmica e uso disinvolto dei registri più strani di alcuni strumenti, con effetti timbrici incredibili.

L’orchestra ci ha fornito una esecuzione di tutto rispetto e l’auditorium è stato una perfetta cassa di risonanza.

A tal proposito, bisogna considerare che, con questo tipo di musica, l’acustica di ogni sala da concerto viene messa a dura prova. La  sala dell’auditorium di Arezzo Fiere e Congressi ha dato dimostrazione di essere all’altezza. Si potevano distinguere tutti i vari strumenti, con ogni particolare e in qualsiasi sonorità. Personalmente, una qualità così elevata l’ho trovata soltanto all’auditorium della Berliner Philharmonie di Hans Scharoun.

Alessandro Cinelli

P.S.: a quelli che, oltre alla musica, amano anche i cavalli, consiglio la visione della “Sacre” diretta da Pierre Boulez  e coreografia della compagnia equestre musicale francese "Zingaro".


 

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