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“AREZZO: Le occasioni perdute”

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“AREZZO: Le occasioni perdute”

 

 

Quando parliamo di cultura e più nel dettaglio di archeologia, quello che manca ad Arezzo è una visione d’insieme, di ciò che è stato scoperto o “non scoperto” nel corso di sterri piuttosto che di scavi sistematici, che si sono susseguiti in città a partire dal secolo scorso.
A questi interventi si aggiungano alcuni scavi sistematici, vale a dire condotti con criterio scientifico, i quali non hanno però mai trovato una sede di pubblicazione, cadendo inesorabilmente nel dimenticatoio. A questo generale stato di disgregazione si aggiungono i molti ritrovamenti sporadici e le brevi narrazioni di appassionati, storici ed eruditi locali come Tafi, Gamurrini e Paturzo, i quali hanno indagato e cercato di dare un apporto alla conoscenza della storia della città di Arezzo. Insomma poche e sporadiche sono le notizie che potrebbero far luce su Arezzo, sulla sua evoluzione topografica, accertata sin dall’antichità, ed ancor meno sul ruolo ricoperto dalla nostra città nel corso dei secoli.

Impossibile, anzi direi impensabile, sarebbe presentare in poche righe la ricchezza archeologica, architettonica e storica del territorio provinciale, come testimoniano non decine, ma centinaia di luoghi e monumenti presenti nel territorio. Siti e località che raccontano di un’occupazione antichissima del territorio aretino, accertata sin dalla protostoria, passando attraverso gli insediamenti e la città etrusca, per giungere a quelli romani e proseguire poi nel Medioevo e così via sino ai nostri giorni. Arezzo e il suo territorio furono e sono un centro nevralgico per tutti i periodi e per tutti i secoli.

I depositi archeologici sino ad ora individuati nella nostra città sono già molti e attestano un patrimonio straordinario conservato nel sottosuolo, rappresentato da monumenti e da restituzioni di materiali mobili, che ci raccontano dell’esistenza di una città etrusca prima e romana poi.
In epoca etrusca Arezzo era una città fortificata, la sua estensione era limitata alle aree sommitali di colle san Donato e san Pietro (attualmente la zona del prato e della fortezza). Del circuito rimangono tracce monumentali, rinvenute nello scavo di piazza san Niccolò ed inoltre sono ancora visibili come basamento della chiesa di S. Bartolomeo.
Gli studi di Negrelli e di Guglielmo Maetzke, condotti tra gli anni ‘70 e ’80, mostrano come in età romana, cioè nel corso del I secolo d.C., Arezzo raggiunse la sua prima massima espansione. In questo periodo sono da collocare la costruzione di un teatro (mai ritrovato, si suppone che si trovasse nell’odierna zona del prato), delle terme (anch’esse ipotizzate nella medesima area) e del foro (idem). La città, come ogni urbis che si rispettasse, fu dotata anche di un anfiteatro, eretto tra il I ed il II secolo d.C. nel suburbio cittadino. Di questo monumento si conservano tracce archeologiche in via Mecenate, le quali mostrano una struttura edificata in laterizi, arenaria e marmi, che presenta la classica forma ellittica e doveva svilupparsi in due ordini.
A seguito dell’abbandono fu oggetto di spoliazioni e i materiali sottratti furono reimpiegati per la costruzione di nuovi edifici, come il cinquecentesco complesso di San Bernardo o le mura medicee. Nel Settecento, subì una nuova spoliazione per la costruzione del Seminario, ed infine venne in parte sotterrato.
Attualmente è possibile vedere, anche se parzialmente, la platea e i resti degli ambulacri. Notizie d’archivio parlano inoltre di un’area sepolcrale con tombe alla cappuccina.
Fuori dall’area pubblica si sviluppava un grande abitato di cui sono state ritrovate le tracce negli scavi di piazza S. Francesco le quali attestano i resti di un abitato in abbandono già nel III secolo, nella zona di colcitrone con la domus di san Lorenzo I a.C -I d. C.(dove venne rinvenuta la minerva) scavata nel 1933.
Altri ritrovamenti della città Augustea si attestano a via Vittorio Veneto, ossia lungo quello che doveva essere l’asse viario della Cassia Vetus, con il ritrovamento casuale di sepolture privilegiate.
Poche sono le notizie, ma molte le supposizioni, su ciò che accadde ad Arezzo nel periodo tardo antico. Gli eruditi parlano di una città in forte contrazione sin dal III secolo d.C.
Una continuità della vita della città venne evidenziata dagli scavi condotti, tra l’86 e l’87, dalla dott.ssa Zamarchi e dal dott. Vanni Desideri nella piazzetta di S. Niccolò, dove sono stati portati alla luce i resti della cinta muraria etrusca, un luogo di culto con frequentazione a partire dal IV secolo a.C., livelli pertinenti a riusi di età tardoantica ricchi di materiale ceramico databile tra V e VI secolo e, infine, un’officina di lavorazione dell’osso.
Altre attestazioni della città tardoantica e altomedievale sono state riconosciute negli scavi condotti al di sotto della chiesa di S. Bartolomeo, purtroppo inediti, dove dalle rare foto in nostro possesso è possibile cogliere una sequenza attestante una frequentazione ininterrotta fino al XIV secolo.
Durante l’alto Medioevo, Arezzo continuò ad occupare un ruolo molto importante nella vita politica ed economica della Toscana. Purtroppo manca un quadro complessivo ed esaustivo della topografia della città altomedievale dovuto soprattutto alla mancanza di scavi stratigrafici e di studi su ciò che è stato già ritrovato: basti pensare che alcuni reperti mai identificati sono stati in seguito riconosciuti solo grazie a studenti impegnati nella stesura di tesi di laurea.

Tra questi si segnalano corredi militari databili all’età longobarda, rinvenuti e mai studiati da un cimitero individuato negli sterri condotti tra il 1915 e il 1952 nella zona di S. Croce.
Un altro esempio di inconcludenza archeologica è un secondo gruppo di sepolture della stessa epoca individuate nel corso di “scavi governativi” effettuati nel lontano 1918 nella zona della Catona, mai edite, dalle quali provengono oggetti di abbigliamento militare.
I ritrovamenti di questi corredi si collocano, geograficamente attorno alla zona della fortezza medicea ove recenti scavi danno notizia di resti di una cittadella medievale e di una fortificazione altomedievale. Se ciò fosse vero, in una panoramica d’insieme, tale ritrovamento sarebbe fondamentale per la definizione dell’assetto topografico dell’abitato altomedievale.
Sempre in merito alle sepolture con corredo, nel corso degli anni ‘70 fu rinvenuta un’inumazione di una bambina sepolta con un ricco corredo, la cui particolarità degli oggetti fanno di certo presupporre ad un’infante legata all’aristocrazia locale. La tomba si trova all’interno della necropoli del Pionta, zona della quale abbiamo già parlato nel precedente articolo e dalla quale trarremo ulteriori spunti in seguito.

Insomma Arezzo ha perso sistematicamente l'occasione per rilanciare se stesso ed il suo stupendo passato, dimenticando il proprio valore, la propria forza, la propria identità. Nascondendosi non solo al mondo intero, ma anche ai suoi stessi cittadini.

 

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