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Lettere da una nave che affonda: in morte del Partito Democratico.

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Lettere da una nave che affonda: in morte del Partito Democratico.

Nel gergo giornalistico, il coccodrillo è un necrologio scritto in anticipo, sotto forma di servizio televisivo, radiofonico o di giornale, sulla vita di personaggi noti, al fine di averlo immediatamente pronto non appena giunta la notizia della loro morte ( fonte: wikipedia ).

 

( da un futuro non troppo lontano )

Dopo mesi di agonia, stanotte è morto il Partito Democratico di Arezzo. Il corpo esangue, consumato da ogni tipo di sciacallo, è stato finalmente lasciato alla cura dei parenti più stretti, che in verità ancora le autorità stanno cercando di rintracciare.

Quando pochi mesi fa si insediò trionfalmente la giunta Fanfani, solo pochi osservatori avevano notato la salute cagionevole e l'aspetto macilento del PD, cui solo un abile maquillage di facciata e il suicidio degli avversari, avevano consegnato la guida di Palazzo Cavallo. Ma torniamo a quei giorni di festa a ripercorrere idealmente le tappe del calvario che ha portato ad oggi.

Il PD a cavallo delle elezioni comunali è una creatura inerte, impegnata nel tenere il profilo più basso possibile; al suo interno le spinte riformiste vengono sedate piazzando uomini e donne leali al capo nei vari posti di direzione e marginalizzando e perseguitando chi osa sfidare la linea: niente primarie, niente dibattito sul programma o sulle alleanze,  chi governa il PD deve avere l'agio di piazzare le sue pedine. Le critiche che vengono da fuori sono messe a tacere con nonchalance, con dimissioni che poi saranno abbondantemente ricompensate o con l'indifferenza; troppo debole e diviso il coro delle critiche.

Alle elezioni il PD mette su una lista "cosmetica" che riesce a far tacere il dissenso interno e i suoi alleati riescono a enfatizzare i pochi elementi di dissenso a favore di calcoli elettoralistici che si rivelano fallimentari: il PD può governare da solo e tanti saluti alla dialettica di maggioranza.

Il gruppo dirigente del partito si ritrova, complice anche la dissoluzione del centro destra, ad aver commesso il delitto perfetto, con gli avversari che uno dopo l'altro evaporano e l'agio di premiare i fedelissimi: ma qui cominciano i guai.

Il partito non ha più gli anticorpi.

Le operazioni più spregiudicate, tipo Marconi o Brandi, giungono a compimento praticamente senza ostacoli, ma il PD oggi e i suoi predecessori prima, non avevano mai fatto simili schifezze senza un qualche tipo di compensazione, senza smussare qualche angolo. Il PD di Arezzo si ritrova a impersonare tutto insieme e con poco merito, il peggio dell'oligarchia crassa e compiaciuta che fa quello che vuole col bene pubblico, che piazza mediocri, lacché, prepotenti e quaquaraquà, nei posti di comando. Ai bei tempi la selezione era un pò più dura e nelle partecipate in genere ci finiva gente che rispondeva ad una base piuttosto ampia. Oggi a chi rispondono questi?

L'attuale gruppo dirigente del PD finora è stato il più bravo di tutti a fare i conti, vedi l'esperienza di Arezzo in cui con meno voti si hanno più seggi o quella di Castiglion Fiorentino, che col disastro annunciato si vincono le elezioni: diciamo che dal punto di vista politicistico, non gli lega le scarpe nessuno. Bisogna pur dire però che la disintegrazione del centro-destra e l'evanescenza dei "cespugli dell'ulivo", li ha aiutati un bel pò.

E' stato così che un corpaccione florido e pieno di salute si è ritrovato gonfio e accecato, dopo che con metodo ha deciso di sacrificare arti, organi, menti, ad un unico progetto di dominio.

E' così che il PD è morto. Non c'erano più parti vitali. E' stata solo una questione di tempo.

 

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