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Siena: quando la politica fa la finanza, e la finanza gioca a nascondino con la politica

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il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, si è dimesso consegnando la città ad un commissario dopo essersi perso nel labirinto di una vicenda assurda, ma nel togliere il disturbo si è tolto più di un sasso dalle scarpe

 

 

 

 

Siena è una città veramente strana. Il sindaco è il padrone della terza banca italiana, il Monte dei Paschi, visto che nomina personalmente otto dei sedici membri del consiglio della Fondazione. La fondazione MPS è infatti a sua volta l’azionista di controllo della banca MPS, nominando i vertici della banca, ed il cerchio si chiude quando si scopre che è il Monte dei Paschi che sceglie al suo interno il sindaco, determinando la linea politica dei partiti. La città di Siena in 28 anni ha avuto solo tre sindaci (Pierluigi Piccini, Vittorio Mazzoni della Stella e Maurizio Cenni), tutti funzionari del Monte ma anche tutti ex segretari della Cgil, il sindacato dei bancari.

Banca e Fondazione sono sull’orlo del collasso per colpa di una piccola oligarchia, al cui interno è compreso il presidente della Provincia, che nomina 3 dei sedici membri della Fondazione,  l’avvocato Giuseppe Mussari, prima presidente della Fondazione, poi della banca, di stretta osservanza dalemiana e già presidente dell’Abi e Gabriello Mancini, presidente della Fondazione, di area Margherita sostenuto dai fratelli Monaci: Alberto, presidente del consiglio regionale della Toscana, Alfredo consigliere del Monte.

 Il testo di addio del sindaco, è da far rizzare i capelli. Lo riportiamo per stralci:

Oltre alle nomine, voglio dirlo con la massima chiarezza, l’altra causa che ha portato gli otto consiglieri al tradimento della maggioranza è stata la volontà mia e di tutto il centrosinistra di ribadire, fin dall’inizio del mandato, quanto il Comune, come punto di riferimento di tutti i cittadini, dovesse avere un ruolo centrale nella vita della città per evitate come in passato che le decisioni maturassero in luoghi diversi da quelli eletti dai cittadini. E' accaduto anche nel recente passato, come nel caso dell'aeroporto, che gli le istituzioni locali subissero altrui iniziative, grazie alla forza della finanza.

Ma non solo. La volontà di rafforzare il Comune e la sua centralità è stata contrastata con forza, fin dai primi mesi del mandato, quando la nostra azione si è incentrata sul rilancio e la riconsegna ai senesi del Policlinico le Scotte. Prima con l’opposizione all’apertura all’interno dell’Ospedale del nostro sportello comunale, al servizio del cittadini per raccoglierne le istanze e per ridurne le inefficienze. Poi con il tentativo di rinnovare il Policlinico, facendolo tornare ad essere ospedale di tutti e non più luogo, sotto scacco di poteri forti.

Da mesi abbiamo segnalato anche alla Regione Toscana questa grave situazione, lavorando duramente affinché l’Ospedale, tornasse ad essere un’eccellenza per la città e non una realtà immobile e in balia di sé stessa, all’interno di un’area vasta, dove Arezzo e Grosseto hanno accresciuto le loro specialistiche, mentre Siena è rimasta al palo.

Negli ultimi dieci anni la banca ha versato montagne di soldi alla Fondazione, oltre 1 miliardo di euro in 10 anni, e questa inondava di soldi il cosiddetto territorio, per un importi pari a 4000 euro per ciascuno dei 270 mila abitanti della provincia di Siena. Un vero e proprio bancomat per gli enti locali, che potevano finanziare anche la bocciofila pur di accaparrarsi voti. Finché le cose sono andate bene nessuno li ha chiamati a rispondere di niente.

Ma per questa cosiddetta oligarchia, ad un certo punto è cominciato un vero delirio di onnipotenza, acquistando per 10 miliardi ciò che altri pochi istanti prima avevano pagato 6. Se nel 2007 una azione MPS valeva 3 euro, oggi vale forse 40 centesimi.

Ma dentro al baratro è finita la Fondazione: per non perdere il controllo della banca, il presidente della Fondazione, Mancini, ha prima venduto tutto il patrimonio, poi ha fatto debiti per comprare azioni che non danno dividendo e che continuavano a crollare su tutti i mercati. Oggi ha un miliardo di debiti e possiede solo azioni del Monte per un miliardo di euro.

La Fondazione è finanziariamente morta,  il bancomat si è rotto, 500 anni di storia finanziaria sono andati in fumo. Ed insieme alla banca è entrato in crisi l’ospedale e l’università, gestiti entrambi con criteri familistici.

Dichiara il sindaco a proposito dell’ospedale:

Sono convinto che, anche in futuro, uno degli aspetti sui quali la città dovrà chiedere con decisione più garanzie è che le Scotte torni ad essere un ospedale pubblico, recuperandolo a quella privatizzazione di fatto a cui è stato sottoposto consegnandolo ai gruppi di potere che lo  gestiscono. Per la prima volta dopo moltissimi anni la conferenza provinciale dei sindaci ha elaborato un documento che segnala con puntualità tutte le storture e le inefficienze del Policlinico. Ogni minuto perduto senza intervenire sarà un danno alla comunità senese di cui anche la Regione dovrà rispondere.

L’attacco ai poteri forti

La centralità del Comune per noi ha sempre significato una netta presa di distanza dal così detto sistema Siena che ha contribuito a danneggiare l’immagine della città ben al di là dei demeriti di una stagione di governo che appartiene agli ultimi 15 anni e che andrà riletta con attenzione, e che coinvolge pienamente tutta la classe dirigente, compreso un ex sindaco che manovra nell’ombra al sicuro di uno stipendio dorato.

La necessità della discontinuità

Oltre alla Banca, al concetto di centralità del Comune, rispetto ad alcune questione come Le Scotte, altra causa del tradimento del mandato elettorale è legato alla parola “discontinuità”. Tredici lettere che ogni volta che vengono pronunciate mettono i brividi addosso a chi associa il cambiamento alla perdita del proprio potere e di quello del clan al quale appartiene. Tredici lettere, ispirate prima di tutto dalla città e dai senesi che non hanno mai celato l’insoddisfazione nell’azione di governo della passata amministrazione. E oggi dopo 12 mesi dal mio insediamento non posso che dare loro ragione. A maggio 2011 questa è la situazione che abbiamo trovato in Comune: tre bilanci chiusi in perdita con un disavanzo di oltre 6 milioni, con oltre il 42 per cento di uscite per il personale; 14 dirigenti, un alto tasso di indebitamento, una dipendenza dalla Fondazione ingiustificata nelle dimensioni che è andata assumendo.

La discontinuità con la quale abbiamo operato è andata proprio nella direzione opposta: risanamento dei conti, riduzioni del peso delle erogazioni della Fondazione Mps sul bilancio; taglio della spesa e dei dirigenti.

La città di Siena consegnata al commissario

Tutti qui dentro devono essere consapevoli che Siena non tornerà indietro e, che, anzi, da oggi la città avrà ben chiaro, davanti agli occhi i volti di quei politicanti, traditori e voltagabbana che, per i loro interessi di bottega, consegneranno la città a un Commissario. Un’onta che Siena non meritava. Non lo meritava la nostra comunità e non lo meritavano tutte quelle persone che, oggi più che mai, avevano bisogno di noi e del Comune, come punto sicuro di approdo nei momenti di difficoltà. Il mio unico rammarico è quello di non aver capito di quanto nell’ombra alcuni di voi già tramavano contro questa maggioranza e già “inciuciavano” alle nostre spalle ma soprattutto sulle pelle della città. Fa male e brucia dentro sapere che, in un momento già difficilissimo, Siena debba affrontare anche questo.

 

 

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