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Centro storico di Arezzo: tra i baci di Beppe Fabozzi e di Stefano Gasperini.

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Centro storico di Arezzo: tra i baci di Beppe Fabozzi e di Stefano Gasperini.

 


Nelle giornate del FAI, anche chi non entra nei musei e nelle ville, è stimolato ad osservare con sguardo più attento i monumenti che tutti i giorni ha sotto gli occhi. Arezzo è una città che si presta naturalmente. Dal Canto dei Bacci verso Palazzo Pretorio la strada è in salita ed il selciato antico è sempre all’altezza degli occhi. Fortunatamente nessuno ha avuto ancora il coraggio di demolirlo per ricostruirlo con pietre nuove come è avvenuto in Corso Italia. Mi domando che fine hanno fatto le vecchie pietre, visto che le nuove si sfaldano e si sfogliano ai primi ghiacci, mentre le vecchie han resistito più di mill’anni. Ma dov’era la Soprintendenza quando sostituivano le pietre? Dov’è finita la cultura aretina del restauro? Anni e anni di ricerca e di lavoro buttati al vento.

E’ solo un saggio dell’effimero di chi pensa di far ripartire il Centro storico dal rifacimento delle facciate. Perché ce ne sono ben poche da rifare visto che son quasi tutti palazzi storici ben tenuti. L’imponenza della Pieve romanica di S.Maria Assunta mi dice di abbandonare la polemica per stendere il collo a guardare sullo sfondo del cielo la cosiddetta Torre delle cento buche. Che poi, cento non sono. Si entra in una delle più belle Pievi d’Italia dalla porta meno interessante, quella di sinistra. Un cartello avvisa che all’interno non si possono fare foto. Avevo intenzione di fare qualche scatto non usando il flash, ma solo con la luce che entra dalle buche della facciata. Di fuori, sopra la splendida lunetta del portale centrale, mi soffermo sul restauro dell’archivolto del ‘200 con le rappresentazioni allegoriche dei 12 mesi dell’anno. Le sculture policrome a tutto rilievo sono state riportate recentemente ai loro colori naturali che sembravano scomparsi e consumati nel tempo e che invece si sono perfettamente conservati. Una rete metallica doppia che protegge la lunetta e l’archivolto dai piccioni mi fa passare la voglia di scattare anche una foto. Tubi di ferro con altre reti emergono dalle pietre della Pieve, orridi residui e protezione di nulla, ma scatto lo stesso.

Leggo le iscrizioni mese per mese e guardo le sculture a tutto rilievo una per una, messe a tre a tre su due lati e su due file. L’iscrizione gira dall’esterno destro verso sinistra, visto che Gennaio è posto a destra. Una cosa è certa, che gli anni girano uno dietro l’altro nell’archivolto e, insieme ad essi, i ritmi del lavoro umano scolpiti, che si sono persi nel Centro storico di Arezzo ora popolato da meno di ottomila residenti.

Ripenso all’idea di risveglio del Centro storico. Come nella Bella addormentata (è il titolo di un articolo che ho letto), due baci compirebbero il miracolo: quello di Beppe Fabozzi, presidente dell’associazione nazionale dei costruttori e quello di Stefano Gasperini, assessore all’urbanistica di Arezzo. Guarda caso i soldi non sono i loro, ma quelli dei cittadini che dovrebbero ristrutturare le facciate in cambio di uno sconto del 20% sui lavori e una percentuale di Imu più bassa. Premesso che è impossibile abbassare l’Imu al di sotto dei limiti di legge, mi domando perché un cittadino residente dovrebbe investire sulle facciate degli edifici e sulle ristrutturazioni interne senza avere la benché minima possibilità di un ritorno economico per affitti residenziali o commerciali, visto che tutti, come me che abitavo in Piazza Vasari, se ne vanno a stare in pianura ed il centro storico si sta spopolando. Solo per vedersi aumentare il valore catastale dell’immobile?

Che lo dica Fabozzi lo capisco, è il capo dei costruttori e fa nel suo. Ma Gasperini, assessore all’urbanistica, come fa a prestarsi ad una storia del genere?

 

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