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IL MONEY TRANSFER DELLA DISCORDIA: “FUORI LEGGE SOLO AD AREZZO”

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IL MONEY TRANSFER DELLA DISCORDIA:  “FUORI LEGGE SOLO AD AREZZO”

Rammarico della Confcommercio per la delibera del Comune di Arezzo sui phone center Il presidente dell’Associazione provinciale Imprenditori Stranieri Babou Camara: “si getta una pericolosa ombra di sospetto su un’intera categoria di cittadini. Non è così che si promuove l’integrazione”. Il direttore Confcommercio Franco Marinoni: “i reati finanziari? Forse vanno cercati più tra chi veste in giacca e cravatta che tra gli immigrati che mandano soldi alle loro famiglie”

 

Apprezzamento generale della Confcommercio per l’approvazione del nuovo regolamento di Polizia urbana licenziato nei giorni scorsi dal consiglio comunale di Arezzo, “che tiene conto in larga misura delle osservazioni avanzate in proposito dall’Associazione”. Ma rammarico per la parte relativa ai phone center, che a seguito del provvedimento non potranno più effettuare servizio di “money transfer”, finora cardine della loro attività.

A lamentarsi della decisione, inclusa nel nuovo regolamento, è il presidente dell’Associazione Imprenditori Stranieri Babou Camara, che proprio in questa veste siede nel consiglio direttivo provinciale della Confcommercio a rappresentare gli operatori del terziario nati fuori dai confini nazionali. Lo fa con precise contestazioni di natura tecnica e politica. “Non esistono impedimenti tecnici né legislativi al servizio di money transfer, che spesso è il cardine dell’attività dei phone center e rappresenta per molti stranieri il modo più rapido e facile di far arrivare soldi alle loro famiglie. Ora, se questo metodo è legale in tutta Italia, non si capisce perché nel comune di Arezzo debba essere bandito e messo fuori legge”.

“Questa delibera”, prosegue Babou Camara, “è frutto di un evidente pregiudizio e getta una pericolosa ombra di sospetto su un’intera categoria di cittadini. Non è certo così che si promuove l’integrazione”.

“Ancora più strano è il fatto che un’attività proibita nei phone center del comune di Arezzo sia ammessa e consentita in quelli del resto della provincia e di tutta Italia. Oltre all’assurdità della cosa, si profilano gli estremi di una concorrenza sleale tra le imprese. Basterà percorrere qualche chilometro in più per fare in un’altra città quello che ad Arezzo non è permesso. Non solo” aggiunge il presidente degli imprenditori stranieri “non si capisce perché il Comune di Arezzo non faccia chiudere anche le attività ‘pure’ di money transfer, ma solo quelle che sono abbinate ad un phone center. Come se l’illegalità potesse insinuarsi solo qui”.

A chiosare le parole di Babou Camara è il direttore della Confcommercio aretina Franco Marinoni: “siamo soddisfatti che siano state accolte molte delle nostre osservazioni, di merito e sempre finalizzate a dare un contributo costruttivo. Dispiace però che parte di quelle relative al provvedimento sui phone center non siano state tenute nella giusta considerazione. Riteniamo in particolare che i timori sull’attività di money transfer siano infondati o comunque da approfondire meglio. Perché l’esperienza ci insegna che i reati finanziari vanno cercati forse più tra chi veste in giacca e cravatta che tra gli immigrati che mandano soldi alle loro famiglie”.

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