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Occupy Piazza Affari

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Occupy Piazza Affari

Anche la Federazione della Sinistra di Arezzo aderisce e partecipa alla manifestazione di domani OCCUPYamo PIAZZA AFFARI, mobilitazione indetta dal Comitato NO DEBITO. Migliaia di persone sfileranno dalla Bocconi a Piazza Affari contro le politiche antisociali del Governo Monti e della BCE, per una società fondata sui diritti civili e sociali, sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni. Di seguito il testo dell’appello firmato da molte sigle nazionali e locali

Appello per la manifestazione nazionale del 31 marzo a Milano

Sono passati quattro mesi da quando il governo delle banche e della finanza, sostenuto dal centrodestra e dal centrosinistra, è entrato in carica ed è continua la devastazione sociale a colpi di misure “ lacrime e sangue”. Pochi giorni fa, senza alcun clamore mediatico, la Camera dei Deputati ha votato a gran maggioranza la modifica dell’art. 81 della Costituzione Italiana, aprendo la strada a venti anni di tagli allo Stato sociale ed enormi sacrifici, con la scusa dell’obbligatorietà del pareggio di bilancio. La crescente precarietà è usata per colpire i pochi diritti rimasti nel mondo del lavoro. Il cosiddetto “tavolo” per la riforma del mercato del lavoro fa registrare un ulteriore, clamoroso passo indietro nei rapporti tra esecutivo e sindacati confederali. Si passa dal periodo plumbeo della “concertazione” CGIL/CISL/UIL – governo - Confindustria a quello nero della “consultazione”, con la definitiva trasformazione della rappresentanza sindacale in muta cinghia di trasmissione ai lavoratori delle imposizioni europee.  L’attacco all’Art. 18 non è altro che la punta dell’iceberg di un progetto che riporterà indietro i rapporti tra padroni e lavoratori di oltre 150 anni. L’insieme delle manovre economiche varate dall’agosto 2011 a oggi, oltre a evidenziare la piena continuità tra Berlusconi e Monti, dimostra come le classi dominanti europee intendono rispondere alla crisi sistemica del capitalismo. Gli unici a pagare devono essere i lavoratori dipendenti o fintamente “autonomi”, i pensionati, i giovani, le donne, gli immigrati.  A livello locale, le pubbliche amministrazioni veicolano i provvedimenti governativi e l’imposizione del pagamento del debito attraverso tagli sempre più drastici ai servizi pubblici, aumento della tassazione diretta e indiretta, esternalizzazione dei servizi e precarizzazione dei rapporti lavorativi, svendita del residuo patrimonio di Comuni, Provincie e Regioni. Per realizzare queste politiche Governatori, Sindaci e Presidenti di Province, agiscono sempre più in contrapposizione frontale con le rappresentanze del mondo del lavoro, i movimenti, le fasce sociali più deboli, gli immigrati.. Gli unici soggetti che trovano risposte e giovamento da queste scelte sono le grandi imprese di costruzione. Le conseguenze di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti: impoverimento di ampi settori della popolazione, dilagare della precarizzazione e disoccupazione di massa, aumento della criminalità mafiosa.  Contro i movimenti che naturalmente si producono per reagire al massacro sociale le classi dominanti mettono in campo un uso sempre più accentuato della repressione, allo scopo di intimorire e dividere il movimento di massa, come abbiamo visto con gli arresti legati alle manifestazioni in Val di Susa e l'uso della forza pubblica contro molte lotte operaie e di resistenza sociale.  I firmatari del presente appello, in sinergia con il Coordinamento No debito di Arezzo, appoggiano e sostengono la manifestazione nazionale del prossimo 31 marzo a Milano, promossa da Comitato nazionale No debito, e sostenuta da molte altre realtà politiche, sindacali e sociali nazionali. Intendiamo portare in quella manifestazione il nostro No deciso al governo Monti, alle politiche nazionali e locali che scaricano su di noi il pagamento di un debito che noi non abbiamo creato.  Proponendo come alternativa i contenuti di un'economia fondata sul pubblico, sui beni comuni, su un diverso modello sociale ed economico, che garantisca il diritto a sanità, servizi sociali e reddito per tutti, alternativo al super-sfruttamento delle persone e della natura. Diciamo no alle politiche di aggiustamento strutturale e di austerità imposte da UE, BCE e FMI, e per rivendicare diritti sociali, reddito, lavoro dignitoso, beni comuni, libertà e democrazia, per impedire la chiusura delle industrie e per investimenti in tecnologia e innovazione, per lo sviluppo della ricerca, sostenendo scuola pubblica e università. Per questo c'è bisogno di unire tutte le lotte, a livello nazionale e locale, mettendo in campo un'opposizione sociale e politica di massa, capace di incidere e contare. Facciamo appello alle lavoratrici e ai lavoratori, ai giovani e alle donne, ai pensionati e ai migranti a partecipare alla manifestazione del 31 marzo, per dar voce a chi non confonde il salvataggio dell'Italia con quello del profitto e del sistema capitalistico. 

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