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Rullo di tamburi: Siore e Siori… le Banlieu !

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Le vele di Scampia Le vele di Scampia

In una intervista alla giornalista Nadia Frulli, sul giornale “Arezzo Notizie”, la nostra assessora De Robertis affronta il problema della casa agli aretini sfrattati: "E' emergenza casa: tanti aretini sfrattati"

 



Case popolari al posto del Luna Park. Così potrebbe cambiare volto una parte di Arezzo. La Giunta comunale ha deliberato lo scorso 21 marzo un atto di indirizzo per una ipotesi di intervento di edilizia sociale integrata e sperimentale da realizzare nell'area di via Duccio da Buoninsegna. Si tratta dell'area attualmente adibita agli spettacoli viaggianti: quella cioè che ospita alcuni mesi all'anno il Luna Park. Ottovolanti, autoscontri, giostre e tutti gli altri giochi per grandi e piccoli, se il progetto andrà in porto, "traslocheranno" a Pratacci.

Facciamo una premessa: quando parliamo di sfrattati, soprattutto ad Arezzo, non parliamo di coloro che vengono sfrattati per finita locazione. Per costoro infatti, le soluzioni sono facilissime e immediate. Se ad Arezzo infatti un problema c’è, è quello dei tanti appartamenti vuoti, a prezzi sempre più abbordabili (tra il 10% e il 20% in meno rispetto a 5 anni fa) che non riescono ad essere messi a reddito, nonostante canoni di locazione che spesso non superano il 4% di resa dell’investimento rispetto al valore di acquisto, resa considerata fisiologica non solo dal mercato, ma anche dalla Agenzia delle Entrate.

Il problema degli sfrattati aretini è che la stragrande maggioranza, per non dire la quasi totalità, sono sfrattati causa morosità. La nostra città detiene il record nazionale in rapporto agli abitanti, per sofferenze sui canoni di locazione. Quindi è intuibile che gli inquilini sfrattati per finita locazione, ma con una storia decennale di regolarità nei pagamenti, non solo siano clienti appetibili, ma richiestissimi. Nei confronti dei quali, refrain comunissimo, i proprietari sono disponibili a praticare pure ulteriori sconti, in cambio della dimostrabile tranquillità nella gestione del rapporto locativo.

Il discorso cambia, e molto, quando si parla di inquilini con una storia burrascosa alle spalle, canoni non corrisposti, migliaia di euro di spese condominiali non pagate, contratti di fornitura per acqua e gas in contenzioso…  Sfruttando la lumacosità del sistema giudiziario italiano, cittadini italiani e non (soprattutto non), dopo qualche mese di apparente regolarità, smettono di pagare quanto stabilito, certi di poter contare, prima su un annetto di vita a sbafo, sia rispetto alle spese condominiali sia al canone locativo, poi in ultimo anche nei confronti delle utenze. Ma la giustizia, si sa, prima o poi arriva. E con la giustizia arriva anche l’ufficiale giudiziario, il fabbro armato di trapano e la scorta delle forze dell’ordine. E qui scoppia l’urgenza abitativa. Dichiara infatti la nostra assessora: “Ogni giorno ricevo 30 persone che cercano aiuto perché sono in difficoltà. Sono giovani coppie, aretini cinquantenni che hanno perso il lavoro e non possono pagarsi l'affitto, anziani che con la pensione minima non ce la fanno più a far fronte alle spese. E negli ultimi mesi anche aretini che dopo un fallimento hanno visto finire all'asta la propria casa e non sanno dove andare".Secondo i dati della Giunta regionale, nel 2010 nel capoluogo ci sono stati in media 4 sfratti a settimana, numero che raddoppia se si considera tutto il territorio provinciale. Ma il dato del 2011, che è ancora in fase di elaborazione, potrebbe essere ancora più pesante visto l'aggravarsi della crisi economica. A fronte però di tanti o pochi veri casi di dimostrata difficoltà, nel far fronte alle spese locative, dobbiamo fronteggiare anche un vero  e proprio esercito di furbetti che speculano molto bene sulle pieghe e sui limiti del nostro sistema ultragarantista.

Scrive la ottima Nadia Frulli, nella sua intervista: “In vista di finanziamenti sovra comunali, una delegazione del Comune di Arezzo nelle scorse settimane si è recata in Regione per un confronto preliminare. Dall'incontro è emersa la possibilità di far arrivare risorse per realizzare un villaggio integrato di edilizia sociale per un importo entro i 6 milioni di euro. Si tratterebbe, si legge nell'atto di indirizzo, di una "versione evoluta del 'villaggio integrato' , introdotto negli anni '60 anche ad Arezzo (villaggio Gattolino, villaggio Etruria, villaggio Colombo, villaggio Dante, etc.) in cui le residenze erano integrate da alcuni servizi. Questa rivisitazione in chiave contemporanea, tiene conto delle mutate esigenze della collettività, quali in servizio di assistenza anziani, la multiculturalità". Non solo case, ma una sorta di "comunità", dove ci saranno destinazioni sia pubbliche che private, "per evitare – si legge – forme di ghettizzazione e affiancare l'integrazione sociale ad attività private capaci di produrre reddito".

“L'ipotesi di progetto prevede la realizzazione dei nuovi alloggi in bio-architettura, bioedilizia, off-grid. A San Donnino inoltre sarà prevista la realizzazione di alloggi attraverso l'autocostruzione.”

Evito di dilungarmi troppo sulle considerazioni nell’ultimo capoverso. In una nazione, soggetta a rischio sismico, in cui le norme edilizie richiedono cura meticolosa, attenzione al particolare, verifiche continue sulla sicurezza del cantiere, progetti approvati e verificati da una infinita serie di passaggi “burocraticotecnicourbanisticoambientali” parlare di “autocostruzione” sa tanto di presa per i fondelli. A meno che non si stia pensando ad una bidonville…

Ma andiamo oltre.

Premesso che sull'area del Luna Park c'è da parte del Comune una sorta di scelta obbligata, visto che la proprietà è comunale, tuttavia quell'area è completamente scollegata da tutto il resto della città: è un'isola, tagliata da un lato dalla ferrovia, dall’altro da un inutile bussolotto e che rischia di diventare dunque un ghetto. Il pensiero corre alle “Banileu” con tutti i rischi che ne conseguono. 

L'errore consiste nel fare un quartiere mono-classe, cioè composto quasi esclusivamente da diseredati e stranieri, che accentua ancora di più l'isolamento, fisico e sociale.  Come si può parlare di quartiere integrato quando l'integrazione consisterebbe solo in un centro sociale e poco più o forse poco peggio? Integrato sarebbe un quartiere con strade e qualche negozio a piano terra, una parte di città, ma lì al massimo ci potrebbe aprire un suk, una kebab, un phone center e una macelleria rituale.

Il rischio vero potrebbe essere quello di costruire la nostra prima Banlieu. Ne ha tutte le caratteristiche. L'esempio Gattolino è pertinente solo in parte, perchè quando fu costruito pur essendo separato dalla città, era destinato a movimenti interni alla stessa popolazione già residente in città e negli anni è stato riassorbito dalla città in espansione. Ad Arezzo questo non è mai accaduto prima. La nostra città (e un po' tutta Italia), salvo le varie China Town, non ha la cultura della segregazione, forse paradossalmente proprio per l'inefficienza della pubblica amministrazione che non costruisce molte case di edilizia pubblica.

Tutto è lasciato al mercato e così trovi cittadini extra-comunitari a Pescaiola come in Viale Giotto, come nel centro storico. L'ideale, dando per scontato che quell'area è per il comune uno stato di necessità, sarebbe inserirvi anche quote di edilizia privata o almeno convenzionata. Ma chi è quel privato che investe su un'area prevalentemente di housing sociale?

Forse questa sarebbe l’occasione per mettere in gioco le limitrofe aree pubbliche della manutenzione e quella dove avrebbe dovuto essere costruito la nuova sede della Provincia, spalmando così l’edilizia pubblica e quella privata in modo da evitare il rischio di un ghetto come la Banlieu.

 

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