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Le ACLI di Arezzo sulla vicenda UNOAERRE

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Le ACLI di Arezzo sulla vicenda UNOAERRE

 

 

 

Le ACLI di Arezzo esprimono preoccupazione per il futuro dell'Azienda in particolare per la sua permanenza ad Arezzo e per la continuità lavorativa di tutti i dipendenti. Siamo consapevoli che un suo ridimensionamento rappresenterebbe la perdita di una ricca tradizione culturale ed artistica di cui Arezzo non può fare a meno senza un generale impoverimento del settore orafo.

Per questo, qualora il futuro assetto proprietario non garantisse le due fondamentali ed irrinunciabili condizioni ricordate sopra (permanenza ad Arezzo della 1 AR e continuità lavorativa dei dipendenti) facciamo ap­pello alle Istituzioni pubbliche (Regione, Provincia, Comune) perché si facciano promotrici di iniziative tese a mettere insieme le Forze imprenditoriali di Arezzo, gli Istituti di credito, le Organizzazioni sindacali e sociali per individuare percorsi operativi capaci di far fronte alle sfide della crisi economica e lavorativa che ha colpito l'azienda.

Il nostro territorio non può rinunciare ad un patrimonio culturale e artistico accumulato nei decenni passati, né al ruolo trainante svolto dall'Azienda nei confronti di tutto il comparto orafo aretino.  Arezzo non può permettersi di perdere un altro pezzo della sua gloriosa storia imprenditoriale e sociale senza che questo comporti un ulteriore impoverimento della Città sia sul piano economico che su quello imprenditoriale.

Questo appello nasce dalla nostra fedeltà al mondo del lavoro, si ispira all'insegnamento sociale della Chiesa, più volte riproposto dal Vescovo Fontana, che mette al centro la persona umana, la sua inviolabile dignità, il suo inalienabile diritto al lavoro come mezzo per garantire lo sviluppo umano e la libertà dei cittadini.

 

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