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Riforma del lavoro: I nodi cominciano a venire al pettine.

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Riforma del lavoro: I nodi cominciano a venire al pettine.

Il nodo della riforma del lavoro non è stato sciolto dal Governo Monti secondo i desideri del Ministro Fornero, perché il Consiglio dei Ministri non ha approvato alcuna riforma del mercato del lavoro, ma proporrà, nei prossimi giorni, un Disegno di Legge da rimettere alla discussione parlamentare.

 

Ciò significa che ad oggi non esiste alcun testo redatto in forma di articolato di legge, ma solo una relazione d'intenti, e che il Governo non adotterà norme immediatamente applicabili ai rapporti di lavoro in essere: chi dovrà, quindi, sciogliere il nodo sarà il Parlamento e questa è una  buona cosa per la democrazia, che nel nostro paese è, ancora, parlamentare.

Questa scelta segna, quindi, una plateale retromarcia del Governo sia rispetto alle arroganti dichiarazioni del ministro Fornero che, appena qualche giorno fa,  intendeva proporre al Parlamento un Decreto Legge, immediatamente applicabile ai lavoratori, blindato dalla richiesta di voto di fiducia, sia rispetto alla fretta di chiudere la partita manifestata dal Presidente del Consiglio. Ma, per fortuna di molti lavoratori italiani, la partita è tutt'altro che chiusa.

La vera riforma del mercato del lavoro spetterà, quindi, al Parlamento ed è opportuno che il Parlamento se ne occupi, pur se la legislatura volge alla  fine, tenendo conto delle indicazioni migliorative contenute nel progetto di riforma del Governo in tema di riduzione della precarietà, di incentivi per l'assunzione degli ultra cinquantenni, di riformulazione del sistema degli ammortizzatori sociali, contro le dimissioni in bianco, in tema di obbligatorietà del congedo di paternità obbligatorio.

Le forze di sinistra, però, hanno anche la responsabilità di non cedere sulla cancellazione del diritto al reintegro dei lavoratori in azienda nei casi di licenziamento disciplinare infondato o nei casi di infondate difficoltà economiche dell'azienda, rigettando l'idea che pagando qualche mensilità aggiuntiva si possa licenziare chiunque.

Non essere all'altezza di questo compito significa cancellare oltre cento anni di lotte e sacrifici fatti dai lavoratori anche per impedire al padrone di licenziare chi voleva per qualsiasi motivo.

SEL sarà a fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali per non far arretrare, anzi, per estendere il sistema dei diritti e delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori alle nuove forme di lavoro precarie e non confonde l'arbitrio nei licenziamenti con lo sviluppo del paese: la libertà di licenziare e la precarietà deprimono le chances di crescita di un paese che, in un sistema produttivo avanzato come il nostro, dipendono, invece, dalla capacità degli imprenditori di innovare ed investire nella propria attività (e non di scappare nei paesi meno sviluppati),  da efficienti infrastrutture e dalle condizioni del sistema creditizio, sia a sostegno delle aziende che dei consumi, materie su cui il Governo Monti non interviene.

 

Coordinamento federale SEL Arezzo

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