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Attestato di 'famiglia anagrafica' per le coppie di fatto

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Attestato di 'famiglia anagrafica' per le coppie di fatto

Lo ha deciso il Comune di Livorno

 

 

A Livorno nasce l'attestato di 'Famiglia anagrafica' per le coppie di fatto. Il Comune di Livorno, a partire dal 26 marzo rilascera' a chi lo richieda attestazioni di ''famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi e di convivenza''. Il sindaco Alessandro Cosimi ha stabilito che le persone conviventi potranno chiedere che sulla propria scheda di famiglia sia annotata l'esistenza di vincoli affettivi: un modo simbolico per riconoscere l'esistenza di un legame affettivo tra due persone non sposate, senza distinzione di sesso. La città di Livorno emana questa norma a pochi giorni dalla ormai celeberrima sentenza della Cassazione sulle coppie di fatto.

Sentenza che continua a sollevare polemiche: ''Convivenza e matrimonio - scrive l'Osservatore Romano - sono scelte profondamente diverse: nel matrimonio infatti c'è una scelta esplicita, una forte assunzione pubblica di responsabilità, un'accettazione di quel rapporto affettivo come fondamento costitutivo della propria vita, nella convivenza solo un impegno di fatto sfuggente, una responsabilità di per sé limitata e temporanea''. ''Perché quindi - si chiede l'Osservatore Romano - dovrebbero essere considerate allo stesso modo sul piano culturale prima ancora che giuridico?''  

Un velo di invidia per repubbliche isalamiche, ove il rispetto per i precetti di fede è imposto per legge e verificato dalla polizia religiosa ? Risponde Gian Ettore Gassani, moderatisimo presidente dell'Ami (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani): "Nessuno, nemmeno i più estremisti, ha mai osato mettere in dubbio l'importanza centrale del matrimonio nel nostro contesto sociale o cercato di creare un doppione di esso. Non si deve giocare su questo equivoco né sulla pelle di tanti italiani e soprattutto di tanti bambini che vivono, per scelta o per necessità, in famiglie naturali. Il riconoscimento di diritti quali quello al risarcimento per la morte di un convivente o padre 'naturale' risponde a logiche di solidarietà sociale e di pietas cristiana. Occorre anche ribadire che la maggioranza dei conviventi more uxorio non può sposarsi perché in attesa del divorzio e la convivenza di per sé non significa specificamente fuga dalle proprie responsabilità. Il matrimonio resta senz'altro l'istituto più importante della nostra società.

Tuttavia il mondo cattolico e quello laico, indipendentemente dagli opportuni orientamenti della Corte di Cassazione in materia di riconoscimento dei diritti civili, debbono trovare un momento di condivisione affinché nella nostra società non possano più sussistere steccati ideologici talmente forti da giustificare e legittimare il mancato riconoscimento di diritti essenziali delle persone". "Nel caso specifico - ha proseguito - la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto dei figli naturali a essere risarciti per la morte del loro padre al pari di quelli legittimi. Si tratta di un provvedimento assolutamente condivisibile che non può essere messo in discussione da qualsivoglia argomentazione, come si è letto addirittura sull'Avvenire. La Suprema Corte di Cassazione né il mondo forense del settore familiare intendono spalancare le porte a forme di bigamia né ingenerare confusioni sul significato del matrimonio rispetto a quello della convivenza".

In Italia vi sono circa 1 milione di coppie che vivono "more uxorio" e un bambino su 5 nasce fuori dal matrimonio. "L'aumento delle coppie di fatto - ha fatto notare Gassani - deriva da una nuova cultura sociale e familiare ma anche dall'aumento vertiginoso di procedure di separazione e divorzio. I tempi insopportabili per ottenere nel processo una sentenza di divorzio, costringono per altro, molte persone a convivere per anni in attesa dell'ottenimento dello stato libero. Per cui non deve essere trascurato che molte coppie convivono 'per forza' e non per scelta. Resta tuttavia la discriminazione tra figli legittimi e figli naturali atteso che i vari disegni di legge per equipararli sono ancora fermi". L'Italia, secondo gli avvocati matrimonialisti, deve insomma "cambiare assolutamente rotta se vuole davvero entrare in Europa anche dal punto dei vista della effettiva e piena tutela dei diritti delle persone contro ogni discriminazione".

Ma la sentenza della Suprema Corte va molto, molto oltre:” E’ stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio”.

Il principio di portata storica introdotta dalle toghe di ermellino è che “i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia – a prescindere dall’intervento del legislatore in materia - quali titolari del diritto alla ‘vita famigliare’ e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata“.

La mancata trascrizione del matrimonio gay ”non dipende più dalla loro inesistenza e neppure dalla loro invalidità, semplicemente dalla loro inidoneità a produrre, quali atti di matrimonio, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano“.

E' ciò che potrebbe spingere il Parlamento a colmare una lacuna destinata ancora a produrre un impatto devastante su una consistente fascia di persone-cittadini-elettori che da anni rivendicano il loro pieno diritto ad una parità di trattamento ancora negata. 

Se il centro destra ha paura di perdere i voti degli ex elettori della balena bianca, ha una strada semplice, che in una democrazia rappresenta sempre la strada maestra, sopratutto su temi etici: consultare il popolo sovrano tramite referendum. E non penso solo alle coppie di fatto (ma anche alla dichiarazione di fine vita), per adeguarsi finalmente alla volontà della nazione, qualunque essa sia.

Il Berlusconi del '93, non avrebbe avuto alcun problema a mettere in agenda il problema, ma l'arrivo degli ex laici convertiti al bigottismo di maniera (Sacconi, Brunetta, Cicchitto & c.) ha generato una inversione di rotta di 180 gradi rispetto a quella rivoluzione liberale sempre annunciata e mai arrivata. 

 

(Le dichiarazioni di Gian Ettore Gassani, sono tratte da ForoNews, rivista di formazione giuridica, mentre la delibera del comune di Livorno è stata pubblicata dall'ANSA) 

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