Prima Pagina | Salute e sanità | Nessun rischio di chiusura o ridimensionamento per l’ospedale di Bibbiena.

Nessun rischio di chiusura o ridimensionamento per l’ospedale di Bibbiena.

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Nessun rischio di chiusura o ridimensionamento per l’ospedale di Bibbiena.

Dalla Asl e dall’Uncem Toscana la dimostrazione che si tratta di allarmi infondati. “In Toscana gli ospedali sono stati tutti confermati anche nel nuovo piano sanitario” ha dichiarato Desideri durante l’incontro con l’Unione dei Comuni del Casentino.

 

 

 

POPPI  - “Chiusura, ridimensionamento, declassamento? No, qui siamo tutti impegnati a rilanciare l’ospedale di Bibbiena e con esso gli altri ospedali cosiddetti di montagna o minori”. Lo ha detto Oreste Giurlani, presidente dell’Unione dei comuni  montani della Toscana che ha preso parte all’incontro organizzato dalla neonata Unione dei comuni del Casentino con la Asl di Arezzo.

“Mi permetto di rafforzare questo concetto – ha esordito il direttore generale della Asl  Enrico Desideri – sottolineando che forse chi lancia un allarme citando come fonte addirittura il piano socio-sanitario regionale in via di definizione, non lo ha nemmeno letto, perchè la Regione, con una decisione forte e chiara, ha scelto una strada diversa da quella del decreto mille proroghe del Governo nel quale è previsto di chiudere gli ospedali con meno di 110 posti letto. Per la Toscana questa decisione non è praticabile e non sarà praticata. La rete degli ospedali in Toscana  - ha proseguito Desideri – è ormai definita sulle esigenze reali della popolazione in sintonia con le risorse disponibilità. In questa Regione negli ultimi due decenni sono stati chiusi 45 piccoli ospedali, accorpati in monoblocchi di zona. Adesso la mappa è tracciata  e non si cambia, anche perchè, come conferma lo stesso ministro Balduzzzi, i paesi occidentali che hanno chiuso  quasi tutti i piccoli ospedali di zona, hanno ricavato un peggior servizi per i cittadini e, addirittura, un aumento dei costi. Quindi, ribadiamolo e speriamo che tutti possano averne piena rassicurazione, non si chiude, ne si riduce, ne si declassa nessuno dei nostri ospedali, da Bibbiena a Sansepolcro a Cortona”.

L’Unione dei comuni ha organizzato l’incontro di questa mattina a Poppi,  per discutere a 360 gradi della organizzazione della assistenza sanitaria, ma la riunione ha dedicato gran parte del tempo, alla  risposta unanime che Regione, Asl e sindaci hanno voluto divulgare alla cittadinanza di fronte agli allarmi appena lanciati.

“Un ospedale come quello di Bibbiena  - ha sottolineato Giurlani  - è di altissima qualità, invidiato in tutta la Regione ed anche oltre”.

Gli ha fatto eco Desideri ribadendo i risultati eccellenti di questa struttura e gli sforzi compiuti proprio per rendere il nosocomio di Bibbiena al passo con le esigenze di oggi. Qui abbiamo ammodernato reparti, modificato percorsi, acquistato strumentazioni di primo livello, qui abbiamo una chirurgia con capacità di attrazione da tutta la provincia e da altre province vicine, una terapia intensiva efficientissima, servizi di alta qualità in altre aree. Poi, e non dobbiamo comunque nascondercelo, qui resta la questione del punto nascita. Non siamo ai fatidici 500 parti come soglia minima prevista dall’Oms (350 i parti del 2011) ma abbiamo cinque anni per capire quale sarà lo sviluppo e quali le soluzioni”.

E’ stato proprio Giurlani a invitare alla cautela su questo argomento: “Aspettiamo anche in questo caso a pensare ad una chiusura certa, perche per gli ospedali di montagna stiamo sviluppando delle valutazioni che tengano conto di molti fattori” 

A 70 giorni dall’insediamento della Unione dei Comuni, l’incontro ha consentito di tracciare un quadro complessivo e di stabilire un calendario per un aggiornamento costante sulle attività della Asl.

Desideri, che ha ricordato il buon lavoro con gli amministratori, ad iniziare dalla conferenza dei sindaci incontrata appena tre mesi fa, ha garantito la massima trasparenza e disponibilità. Ma ha voluto andare oltre la “vicenda” Ospedale, ricordando il grande impegno della Asl e delle linee inserite nel nuovo piano sanitario regionale, per una crescita professionale e organizzativa della assistenza su territorio”.

“Ad iniziare dalle associazioni di medici – ha sottolineato il direttore sanitario Branca Vujovic - per una continuità assistenziale permanente (e un controllo del territorio che eviti ai cittadini impropri ricorsi agli ospedali) e la crescita della medicina specialistica sul territorio, con l’aiuto anche delle tecnologie come la telemedicina.”

A questo proposito è stato reso noto che la Asl  intende partecipare attivamente alla sperimentazione che la Regione finanzierà con un milione e ottocentomila euro all’anno, per le zone di montagna relativo all’uso della telemedicina. “Noi - ha detto Desideri - punteremo sul telemonitoraggio dei pazienti critici domiciliarizzati per dare la possibilità ai medici di famiglia di seguire sempre i propri assistiti anche a distanza”,

La riunione si è chiusa con la illustrazione del servizio di emergenza-urgenza, con gli aggiustamenti già realizzati nei mesi passati, da una diversa distribuzione delle postazioni di ambulanza, alla attivazione della pista per elicotteri, alla fornitura a tutti i mezzi di defibrillatori e a molte ambulanze del lifepack per la trasmissione del tracciato cardiaco alla guardia attiva 24 su 24 all’ospedale di Arezzo.  

“Arezzo - ha sottolineato il direttore della centrale 118, Massimo Mandò – è stata segnalata dalla agenzia nazionale di sanità al vertici italiani per vite salvate a 30 giorni dall’infarto. Frutto della attivazione di una rete che coinvolge volontariato, il 118, l’emodinamica  che gestisce il paziente intervenendo entro due ore, salvando così la vita agli infartuati”.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0