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Liberalizzazioni: la grande truffa

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Liberalizzazioni: la grande truffa

Liberalizzare il paese non significa solo deregulation degli orari, nè moltiplicazioni di Taxi, nè vendita di giornali dal tabaccaio. Significa liberare il paese dal giogo della burocrazia autorizzativa che ci costringe anche per ogni più piccola cosa, a lunghe trafile col cappello in mano davanti al burocrate di turno. Che paghiamo profumatamente con le nostre tasse.

 

 

L’Italia non riesce ad attrarre i grandi capitali. Le multinazionali preferiscono aprire altrove filiali e succursali. Le cause sono molteplici, ma alcune sono assolutamente macroscopiche: la giungla regolamentare, talmente intricata che sfugge spesso anche agli addetti ai lavori e la mancanza di regole certe, che permette di giocare con la legge a chi in realtà mette a segno vere  truffe, legalizzate dalla lumacosità del sistema giudiziario italiano.

Una società di ricerca, la Heritage Foundation, ha stilato una classifica in tema di liberalità economica nei paesi del mondo. Per valutare i mercati e la loro capacità di attrarre investimenti e quindi sviluppo. Sono stati presi in esame una articolata serie di parametri. Eccoli in ordine di importanza: 1) La tutela dei diritti di proprietà. 2) La libertà dalla corruzione, 3) La spesa pubblica, 4) Il regime fiscale, 5) La libertà del business, 6) Il mercato del lavoro 7) La libertà monetaria, 8) Libertà del commercio, 9) Libertà degli investimenti, 10) Libertà finanziaria. Ebbene secondo la Heritage, l’Italia in questa classifica occupa il 92 posto,  tra Azerbaijan e Honduras.

In un mondo che sta sempre più globalizzandosi, in cui lo spazio e la distanza assumono un valore sempre più relativo, l’attrattività di un paese diventa una discriminante essenziale al suo sviluppo. Potendo scegliere dove aprire nuovi stabilimenti o nuove filiali, si sceglierà sempre il paese che permette procedure semplici per allargare il proprio business, che offrirà certezza del diritto, tutela dei propri interessi e soprattutto libertà dalla corruzione. Per carità di patria non osiamo neppure pensare ad una nazione o parte di essa, ove la criminalità organizzata governa al posto dello stato.

Le liberalizzazioni devono dunque investire globalmente una società moderna, perché è solo così che i soggetti che le subiscono, nel contempo possono sfruttarne anche i vantaggi. Liberalizzare significa credere che, fissate le regole, i cittadini possono muoversi all’interno di queste senza che sia necessario farsi preventivamente autorizzare per qualsiasi cosa. Significa avere leggi chiare e certe, norme intuibili da tutti e a cui tutti devono sentirsi vincolati. Significa che la presenza dello stato si deve avvertire nel pretendere l’assoluto rispetto di queste norme, arbitro supremo e non giocatore in campo, attraverso un robusto rafforzamento della giustizia, finanziabile grazie ad un drastico ridimensionamento degli apparati burocratici e di tutti gli enormi costi relativi.

Solo così sarà possibile contemporaneamente ottenere una drastica riduzione della corruzione, che affonda le sue radici nello stato burocratico e nella economia della autorizzazione preventiva, e uno sviluppo imprenditoriale forte, sostenuto anche da investimenti internazionali. O liberiamo energie nuove o saremo destinati a rincorrere un benessere che ci apparirà invece sempre più lontano. Un modello tedesco che abbiamo a 2 ore di auto dal confine potrebbe esserci di aiuto: accanto ad una grande libertà di impresa, un modello di welfare invidiabile.

Lo stato sociale si finanzia con gli utili, non con i debiti ! 


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