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Liberalizzazioni for dummies

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Liberalizzazioni for dummies

 

 

Caro Direttore,

sollecitato da più interlocutori che ci chiedono dove siano finiti i “ragazzi del PD” (a 30 anni suonati certe etichette iniziano a stonare) offro una risposta a coloro che si sono interessati.

Siamo vivi e ben presenti nel dibattito nel PD. Non siamo attualmente interessati alla facile visibilità perchè riteniamo che non sia il momento e il caso, vista la situazione italiana e di Arezzo: di urlatori, ce ne sono pure troppi. Però al nostro interno, nell'unico organo dove siamo presenti a livello provinciale, cioè l'assemblea comunale di Arezzo stiamo ricercando un confronto sui temi del futuro della città. Abbiamo portato Ordini del Giorno sulle primarie per i parlamentari per ridurre la distanza tra politica e cittadini, richiesto un dibattito sugli ultimi grandi eventi nazionali (già, eravamo fermi a Silvio), presentato un documento su decentramento che tocca il tema del rapporto stretto tra circoscrizioni e aretini e propone alcune riflessioni di architettura costituzionale. Abbiamo messo mano al capitolo dei servizi pubblici locali, e delle liberalizzazioni probabili, cercando di fare quello che non avviene da tempo, nei partiti e nella società civile. Analizzando, riflettendo e discutendo.

Ecco, dovessi darvi due slogan su questa nostra fase sarebbero: “lavoriamo a progetto” (che generazionalmente ci viene spontaneo) e “stiamo studiando per voi”. Perché se vogliamo essere diversi dobbiamo offrire metodi e ricette nuove, e per questo stiamo intraprendendo un percorso culturale, una vera e propria traversata nel deserto di questi difficili tempi, sappiamo che sarà faticosa e affascinante al tempo stesso, sappiamo già che non siamo e non saremo autosufficienti e chiediamo una mano a chi ce la vuol dare: cerchiamo confronto ed ascoltiamo con interesse. Ma non vogliamo più maestri che ci insegnano quello che già abbiamo visto e che, consentitemi, non ha funzionato poi troppo in questi anni.

Ed una delle difficoltà che troviamo è la mancanza di confronto e di una base culturale comune sui temi che sono alla base di una ripartenza civile ed economica. Per questo occorre colmare  questo vuoto prima di esporre soluzioni, e i primi passaggi  che  andremo ad articolare, serviranno a gettare le fondamenta. Ci auguriamo di fare il resto all'interno del nostro partito e questo dipende da noi fino ad un certo punto. Ma è fondamentale che il tema venga toccato, profondamente e con tempestività. E che i cittadini siano informati di questi passaggi.

Troppo spesso il dibattito sulle partecipate si è soffermato sulle nomine e sulle posizioni, più che ideologiche ormai pregiudiziali, di liberismo ed antiliberismo. Da subito, percependo che il problema fosse più di merito che sulle etichette, ho avviato una personale ricognizione delle nostre partecipate. Ci arriveremo, vi chiedo pazienza. Nel corso di esso, ho trovato come il tema fosse poi il cuore dell'economia locale e dell'azione amministrativa, perchè indirizzare politicamente a specifici settori le partecipate potrebbe essere il contributo decisivo alla ripartenza dell'economia aretina in crisi. Perchè il tema delle liberalizzazioni può diventare una riflessione importante su dove la città sta andando e come.

Parto da qui, ed oggi mi fermo a riflessioni nazionali:

Fatti 100 i costi unitari dei Paesi a noi più comparabili (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna), i costi dell'Italia sono circa 120 per la benzina, 170 per il gasolio, 250 per l'energia elettrica, 300 per i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, 400 per il rispetto dei contratti (senza contare gli ulteriori aggravi prodotti dalle recenti manovre «salva Italia»).

(Luca Ricolfi sulla stampa, articolo da leggere con grande attenzione)

abbiamo dibattuto a lungo sul lavoro e sul costo del lavoro in Italia, ma esistono molti altri costi di operativi  che portano il prodotto italiano ad essere poco competitivo nei mercati. Si pensi ai costi per l'energia, al trasporto, e a quelli meno evidenti (i ritardi della giustizia civile e il pagamento delle pubbliche amministrazioni per esempio). L'Antritrust, che è sede culturale di riferimento per l'attuale governo, ha fornito uno studio, ricalcato nella sostanza dalle prime bozze di Decreto Legge apparse sui giornali. In esso è fortissima l'attenzione al tema della liberalizzazione delle utilities pubbliche. Periferiche, ma contigue al nostro ragionamento, la separazione della gestione di rete ferroviaria regionale dal trasporto, che aprirebbe la via a nuovi scenari,l e alla distribuzione di alto livello del gas.

In letteratura, sono al momento definiti alcuni percorsi possibili, in ottemperanza alle normative europee, per provare ad aprire queste tipologie di mercato, che provo a riassumervi così (è tecnico, lo so però importante):

1) mediante gara ad evidenza pubblica sul conferimento della gestione dei servizi pubblici. (ndr si ricordi sempre la differenza tra gestione e proprietà). In sintesi gara al 100%;

2) Gara a doppio oggetto (concessione e ricerca del socio  non stabile), partecipazione non inferiore al 40%, attribuzione operativa del socio privato;

3) ipotesi salvacondotto: in house residuale, per i servizi “ad alta sensibilità”che possano essere stralciati. Difficilmente praticabile e poco definita, potrebbe divenire un passaggio obbligato per alcune realtà cittadine. Ne sentiremo parlare.

In sintesi (correggetemi pure economisti all'ascolto se ometto qualcosa) un confronto fra le due soluzioni maggiori.

Società mista , vantaggi:

1.            La componente pubblica “vince” sempre

2.            Il comune riceve comunque un impulso al mercato

Società mista, svantaggi:

1.            Il partner potrebbe via via dimostrarsi non affidabile;

2.         La società mista risponde a tutti i vincoli dell'ordinamento sulla partecipazione pubblica ed al suo controllo da parte dell'ente locale, con conseguente pesantezza imprenditoriale;

3.            Probabilmente, la società non potrà partecipare a ulteriori gare extraterritoriali;

4.         Necessario un regolamento per consentire ai concorrenti la verifica  della società da parte di chi ha partecipato alla gara.

Le resistenze saranno fortissime, qualche rinvio probabile, ma il tema di fondo, quello del progetto industriale locale rimane e rimarrà comunque intatto. Cosa vogliamo fare da grandi è qualcosa che ci deve interessare tutti, io credo indipendentemente dalla posizione politica. Per questo mi sono adoperato e lo farò in qualche altro articolo prossimamente per mettere a disposizione strumenti di giudizio semplici e neutri validi per tutti gli interessati.

Non ho la pretesa di aver fatto un'analisi esaustiva, ho voluto lanciare il primo sasso nello stagno.

Per adesso ringrazio la testata dell'ospitalità, la prossima volta proveremo a calare quanto detto nella realtà aretina, facendo un punto della situazione generale.

 


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