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Palazzo si oppone alla liberalizzazione della pillola per l'aborto

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Palazzo si oppone alla liberalizzazione della pillola per l'aborto

Il consigliere provinciale sottolinea le contraddizioni politiche e morali della mozione di Nicotra. «La mia non è una battaglia ideologica, ma è una battaglia in difesa della vita e della famiglia»


Nell'ultimo consiglio provinciale è stato approvata la mozione presentata dal capogruppo della Federazione della Sinistra Alfio Nicotra sulla piena attuazione della legge 194 sull'interruzione della gravidanza e sull'introduzione nel territorio aretino della pillola RU486, la pillola per l'aborto chimico. Su questo tema è netta l'opposizione di Simon Pietro Palazzo, consigliere provinciale capogruppo dell'Unione di Centro, che sottolinea le contraddizioni, politiche e morali, legate all'approvazione di tale mozione e alla liberalizzazione della RU486.

«La mia non è un'opposizione ideologica - spiega Palazzo, - ma è motivata dal fatto che, in linea con i valori e i principi dell'Unione di Centro, trovo in questa mozione un gran numero di contraddizioni: politiche, sociali, tecniche e morali. Innanzitutto mi preme sottolineare l'inopportunità politica di tale manovra. L'Italia è una nazione che sta invecchiando, una nazione in cui ci sono sempre meno italiani e in cui il senso della famiglia sta lentamente svanendo; in media le famiglie italiane hanno 1,4 figli a coppia, una media irrisoria che fa della nostra nazione uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità. Alla luce di queste considerazioni, ritengo che in tale momento diventi importante sostenere politiche a favore della famiglia anziché offrire un ulteriore disincentivo nel fare figli. Questa manovra si pone in contrasto con la mia mozione sul quoziente familiare approvata in passato dallo stesso consiglio provinciale: che senso ha sostenere una mozione che prevede aiuti e sostegni alle famiglie, se poi se ne approva una che verte completamente nel senso opposto? Di tutta questa faccenda il dato che maggiormente mi preoccupa è quello tecnico-sanitario: alcune ricerche hanno confermato che la pillola fa male e che potrebbe anche provocare la morte della giovane mamma che, dopo averla liberamente assunta, dovrebbe stare 3 giorni sotto osservazione. Con tali effetti, tanto dannosi per la salute, una società seria dovrebbe stoppare questo meccanismo, invece che alimentarlo, invece, liberalizzando la pillola, il consiglio provinciale ha deciso di seguire la via più breve e pericolosa, decidendo di andare contro la vita sia di una creatura innocente che della stessa futura mamma. Per Rifondazione Comunista, un partito che sta diventando sempre più la tribuna dei radicali, l'intero discorso ruota intorno ad una mera questione politica e anticlericale, mentre noi dell'Unione di Centro ci opponiamo nel nome di valori etici e nel nome della difesa della famiglia e della stessa vita».

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