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Confindustria e i buoi scappati

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Confindustria e i buoi scappati

Un proverbio che tutti ben conosciamo recita così: “Han chiuso la stalla quando i buoi erano scappati”. Il discorso del presidente Fabianelli alla conferenza stampa di fine anno.

 

 

Tutto negli ultimi 30 anni di vita della nostra repubblica, sarebbe utile per recriminare: in tempi di vacche grasse abbiamo dilapidato il patrimonio sociale del paese e abbiamo lasciato in eredità alle nuove generazioni, ai nostri giovani ed ancor più ai nostri bambini, montagne di debiti. Ma non basta. Abbiamo elevato inetti e incompetenti burocrati, al rango di dirigenti. Abbiamo sovvenzionato, indebitando il sistema previdenziale, un esercito di lavativi a  spese dei lavoratori. Abbiamo fatto quadrare i bilanci dello stato, rinviando le perdite agli esercizi futuri (grazie ai titoli di stato). Abbiamo permesso che si sviluppasse un sistema di burocrazia che ha avviluppato il paese, ingessando progressivamente il sistema produttivo, sovraccaricandolo di costi, moltiplicando le competenze, incartandolo di moduli, modelli e stampati. Oggi che la crisi si sta abbattendo sulla nostra Italia, non abbiamo praticamente più nulla con cui difenderci. Non abbiamo riserve, non abbiamo possibilità di indebitarci un po’ di più, non abbiamo un tessuto industriale forte, non abbiamo un sistema di banche solido. Ci resta solo il coraggio, la coesione e la creatività.  

Ho letto con piacere la relazione del  presidente Fabianelli. Chiede una cabina di regia, un piano d’insieme che coinvolga amministrazioni, associazioni di categoria e Camera di Commercio per lavorare insieme al futuro del territorio aretino, che aiuti il mondo produttivo a superare la crisi.

Occorreva un paese in ginocchio per chiedere questo? Occorreva una città in ginocchio per vedere che nessuno aveva mai pensato a coordinare la crescita e ad immaginare il futuro? Le Camere di Commercio, unico ente istituzionale citato nella relazione, da decenni si occupano di poco o nulla. Si limitano alla ordinaria gestione del territorio, incassano i balzelli obbligatori ed in cambio di questi pagano gli stipendi ad una pletora di dirigenti e costruiscono cattedrali nel deserto. Le associazioni di categoria, l’una contro l’altre armate, curano gli interessi immediati dei propri associati con la lungimiranza di un cieco che guida un plotone di storpi.  

Ci avverte Fabianelli che il 2012 sarà un anno da bollino rosso, la crisi  raggiungerà la maggiore intensità nel primo trimestre 2012. Fino a tutta la prima metà del 2012 il Pil diminuirà ad un ritmo medio dello 0,5% (-1% a inizio 2012).

Ottimista il nostro presidente. Chissà se oggi le associazioni che per decenni hanno fatto il diavolo a quattro per difendere il negozietto del sor Adolfo, sono pronte adesso a difendere i loro associati dalla crisi che sta per abbattersi sui di loro. Grandi e piccoli senza distinzione. Perché quando una crisi è globale, quando aumenta il numero di persone che vanno a sfamarsi ai bidoni dei supermercati, la difesa dell’esistente diventa una guerra senza speranza.

Prosegue Fabianelli: “Di fronte a questi dati è evidente che, per lo meno a livello locale, è giunto il momento di fare qualcosa, subito, senza indugiare ulteriormente: da troppo tempo il nostro territorio non elabora una strategia d’insieme che abbia una prospettiva a medio lungo termine. Alla Camera di Commercio e alle altre categorie diciamo che è necessario superare i particolarismi ed unirci per avere più forza, concentrando le sempre più scarse risorse su poche e fondamentali realizzazioni che guardino al futuro di Arezzo. Quattro sono le linee direttrici attorno alle quali secondo noi dovrebbe essere impostata la strategia generale d’insieme: credito, formazione, infrastrutture ed export.  A gennaio convocheremo subito un incontro con Camera di Commercio, categorie e amministrazioni per discutere di queste priorità”

L’analisi del presidente degli industriali va molto più a fondo, nell’affrontare le problematiche del nostro territorio, non tralasciando la crisi che ha investito e sta investendo il sistema finanziario e bancario.

Affronteremo questi argomenti in modo dettagliato, uno ad uno nei prossimi giorni. 

 

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