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Happy Night compie 10 anni. Un libro racconta questa esperienza.

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Happy Night compie 10 anni.  Un libro racconta questa esperienza.

La costruzione di una rete per ridurre i rischi del divertimento senza controllo.

In occasione dei 10 anni del progetto “Happy Night “, nel salone Michelucci della Prefettura di Arezzo è stato presentato il volume scritto da Mauro Travaglini, del Dipartimento delle Dipendenze della Usl 8 Arezzo, che raccoglie tutti i dati, le testimonianze, le riflessioni e i risultati di questo importante lavoro.

 

Nell’occasione è stato presentato un video sulla prevenzione degli incidenti stradali dovuti ad atteggiamenti scorretti sulla propria condizioni di salute.

L’iniziativa, organizzata dal Dipartimento Dipendenze della Asl 8, ha visto da anni e nelle diverse competenze, la convinta ed ampia collaborazione di Prefettura, Comune e Provincia, Confcommercio, DOG operatori di strada, gestori dei locali che hanno aderito all’iniziativa, Consulta Provinciale studenti e Consulta Provinciale genitori, Ufficio Scolastico Provinciale, forze dell’ordine, Polizie Municipali e osservatorio sulla mobilità della Provincia.

Happy Night ha avuto ed ha come obiettivo i giovani, il loro  divertimento, la sicurezza e la promozione di stili di vita sani nel territorio aretino.

“Il lavoro che viene proposto – scrive Paolo Dimauro direttore del dipartimento delle Dipendenze della Asl 8 - racchiude una esperienza ormai pluriennale che merita di essere conosciuta per diverse ragioni.

L’ottica della prevenzione primaria ai problemi alcolcorrelati costituisce l’asse portante su cui si basa, qualsiasi strategia orientata ad affrontare queste problematiche. Come afferma L’Oms, l’unica modalità efficace e documentata per affrontare questa emergenza si basa su politiche in grado di ridurre il consumo medio pro capite di alcol nella

popolazione generale. I giovani, in particolare costituiscono un obiettivo privilegiato di per sé, ma anche per la loro appartenenza a nuclei familiari non estranei a dinamiche nelle quali l’uso di alcol viene sostanzialmente accettato; si tratta, in definitiva, di lavorare perché una cultura millenaria

possa essere utilmente messa in discussione a favore di stili di vita più sani, più “ecologici”. La realtà aretina – sostiene Dimauro - ha costituito un punto di riferimento stabile da molti anni nel panorama regionale e nazionale in alcologia, grazie anche alla sensibilità e professionalità in ambito ospedaliero. Da questa pubblicazione ci aspettiamo si possano trarre spunti per proseguire in questa attività, ma anche per nuove progettualità, in grado di sostanziare un lavoro per la costruzione di una comunità civica responsabile, consapevole dei propri problemi e dotata degli strumenti per risolverli.”.

Sono molti, interessanti e in qualche caso anche sorprendenti i contenuti del libro di Travaglini.  Una analisi che parte dal rapporto dei giovani, ed anche degli adulti più in generale, con il divertimento che negli anni ha assunto grande importanza anche con la nascita di un’industria del divertimento, con particolare attenzione a quello che si svolge in orario notturno.

I gestori dei locali hanno capito che devono offrire una molteplicità di situazioni emozionali in termini di musica, di ballo, di intrattenimento, di possibilità di relazioni interindividuali. Le espressioni “mondo della notte”, “popolo della notte” sottolineano la particolarità del divertimento notturno giovanile nel senso di una sua netta distinzione con le attività, anche quelle di svago, del tempo diurno. Una distinzione che si connota piuttosto come una contrapposizione, una antinomia tra “fascino della notte e paura del giorno”

Un divertimento amplificato, che si manifesta a volte in forme estreme, la cui peculiarità essenziale è contrapporsi ai doveri e agli impegni del giorno.

La notte ha assunto per i giovani proprio quei significati di un tempo e di spazi in cui esprimersi liberamente al di fuori degli stereotipi, dove non esistono le stesse regole delle attività diurne, ma regole diverse che permettono la diversità senza moralismi, la possibilità di esprimersi secondo l’emozione del momento anche attraverso abbigliamenti stravaganti ma veri, in una sorta di gioco-mascheramento, per uscire dai ruoli predefiniti, sperimentando relazioni immediate e disimpegnate.

Da un punto di vista sociologico il gioco ed il travestimento hanno il significato di una esperienza che, con regole proprie, consente all’individuo di togliersi quelle maschere che di solito vengono utilizzate per difesa durante gli impegni quotidiani, o che si utilizzano per interpretare quei ruoli sociali richiesti dai diversi contesti di vita.

Nella notte tutto ciò è possibile, poiché si possono esprimere quegli aspetti della personalità più nascosti, ritenuti più vulnerabili per la propria identità. Abbassare o addirittura abbandonare i meccanismi di difesa, consente non solo di sperimentare parti profonde e nascoste di sé, ma anche di stabilire rapporti più diretti ed autentici con gli altri.

“Non sempre gioco e mascheramento sono sinonimo di spontaneità ed esplorazione vera ed autentica di sé; nella notte – ricorda Mauro Travaglini - si possono interpretare ruoli e mettersi maschere imposti dall’esterno e dall’industria del divertimento, che ha soprattutto interessi economici, e che creando sogni e atmosfere particolari induce a comportamenti legati al consumo di abbigliamento, gadgets, accessori, ma anche di sostanze legali quali il tabacco e l’alcol ed a stili di divertimento basati sul rischio e sullo sballo. Allora il divertimento diventa un obbligo, una ricerca stressante ed ansiogena e nel caso in cui non si raggiunga il risultato previsto c’è sempre la possibilità di surrogare con l’utilizzo delle sostanze sia legali che illegali. Nella notte si possono raggiungere diversi livelli di modificazione della coscienza attraverso l’uso di sostanze, in relazione al tipo e alla quantità di droga assunta. Nel gioco tra percezione del rischio e desiderio di rompere gli schemi della quotidianità per entrare attraverso un viaggio in una dimensione non ordinaria, di presunto benessere, l’uso delle sostanze psicoattive viene visto come potenziamento dell’esperienza attraverso una via facile e sicura.

Il libro rappresenta al tempo stesso un resoconto dell’attività svolta, un momento di riflessione del lavoro svolto, ma fornisce anche una serie di stimoli per una crescita di attenzione attorno a questi temi. 

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