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La sostituzione dei due intercity: danno, beffa e dichiarazioni fuorvianti

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La sostituzione dei due intercity: danno, beffa e dichiarazioni fuorvianti

Dichiarazione di Roberto Barone (IDV), Presidente Commissione consiliare comunale trasporti

 

Mi dispiace contraddire il Vice Sindaco Gasperini per quanto dichiarato in merito al presunto reintegro dei due intercity persi a fine agosto. Devo ribadire ancora una volta che l’intercity apparentemente reintrodotto, in realtà altro non è che l’intercity 589 che già effettuava servizio tra Venezia e Napoli con fermate a Firenze Rifredi e ad Arezzo, posticipato dalle ore 16,24 alle ore 17,47 e per giunta con aumento del tempo di percorrenza.

Con questo provvedimento Trenitalia ha penalizzato altri pendolari che utilizzavano quel treno secondo il precedente orario; pendolari, tra l’altro, non solo aretini, ma anche quelli diretti a Terontola.

Già per questo sarebbe stato meglio che nessuno se ne fosse vantato, tenuto anche conto che la decisione, ribadisco penalizzante, è stata sicuramente assunta da Trenitalia secondo sue logiche sulle quali non può avere influito alcun amministratore locale e regionale.

Confermo inoltre i precedenti rilievi negativi fatti in merito al regiostar del mattino, che sostituirebbe uno dei due intercity persi: esso impiega ben 57 minuti per raggiungere Firenze. Come chiamarlo collegamento veloce?

Concordo invece con Gasperini sulla necessità di azioni comuni per, non solo fronteggiare il continuo depauperamento dei treni che servono Arezzo, ma per sviluppare azioni preventive che non ci costringano a rincorrere continuamente le scelte unilaterali di Trenitalia. È Arezzo che deve invece promuovere la giusta sinergia con gli altri enti, le istituzioni interessate e i parlamentari eletti nel territorio.

Propongo fin da ora che l’assessore regionale ai trasporti venga ad Arezzo non solo per fare una conferenza stampa ma per un incontro approfondito con i comitati dei pendolari e le istituzioni locali, Comune e Provincia, dove dibattere e individuare di comune accordo le azioni sopra richiamate.

 

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