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Cosa pensano i cittadini di Arezzo del loro stato ?

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Cosa pensano i cittadini di Arezzo del loro stato ?

Per la serie le "Ragioni della Laicità", abbiamo chiesto ai cittadini il loro pensiero. In coda le interviste di questa mattina in Corso Italia, mentre prosegue la rassegna in biblioteca, lunedì 19 p.v. alle 21.

Giselda è la perfezionista del titolo, mangia una mela verde tutti i giorni alla stessa ora, non arriva in ritardo, ordina sempre il tè nello stesso bar (cosa che fa particolarmente arrabbiare il barista) e cerca di prevedere tutto, anche il suo funerale. Purtroppo non prevede la malattia che colpisce suo marito, compositore, un cancro che da piccole avvisaglie si trasforma in stadio terminale. Giselda non ha pregiudizi, è di mentalità aperta, accetta la sua sorte pur soffrendo e alla fine dovrà fare i conti con l'assenza dell'amore dalla sua vita.
Cesare Lanza è molto noto per essere uno degli autori di Buona Domenica e ora con La Perfezionista passa dietro la macchina da presa. Il risultato, contrariamente alle aspettative, non è una fiction televisiva trasposta al cinema ma il suo esatto contrario. Nonostante un livello tecnico ai minimi storici di tutti i comparti, e la narrazione pessima di una storia didascalica, il film è "perversamente" curato, non lascia nulla al caso e cerca a tutti i costi la simbologia.
La storia di una coppia borghesemente anticonformista è un pretesto per fare sfoggio di un facile intellettualismo e della visione del mondo di Lanza. È a favore dell'eutanasia, di ampie e libertarie vedute in materia di unioni di coppia (sia etero che omosessuali) e ci tiene a farlo sapere. Continuamente. Ma alla fine lungi, dall'esprimere una visione di tolleranza, La Perfezionista risulta ancora più snob ed elitario di un film conservatore, perchè divide comunque il mondo in individui migliori e individui peggiori. E così fa anche con il pubblico.
È evidente che Lanza ha dei chiarissimi obiettivi: parlare di un certo modo di intendere la vita e i rapporti umani, ma lo fa con il massimo della supponenza. Non vuole parlare mai da pari con lo spettatore ma lo tratta come un alunno da educare attraverso frasi esplicite, personaggi inutilmente estremi e pistolotti morali. Oppure lo mette alla prova per testarne l'adeguatezza sottoponendogli metafore continue e figure simboliche in ogni scena, come se a un segno dovesse corrispondere sempre e comunque un significato univoco che sta allo spettatore (quello accorto) capire. Come se un film fosse un rebus da risolvere. Come se un film debba avere sempre uno e un solo messaggio possibile.

Comitato XX settembre - Arci,  LiberAperta e Radicali Italiani


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