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Sul web l’indignazione cresce a livelli palpabili

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Sul web l’indignazione cresce a livelli palpabili

Il paese non si riconosce più in questo parlamento. Meno che meno in questi parlamentari. L’indignazione è trasversale, acuta e dolorosa. Rischia di sfociare in moti di piazza. Appena passata l’emergenza, è necessario abolire il porcellum e tornare al voto. Meglio la legge precedente che un accordo impossibile.

 

Arroccati nella loro Versailles, si domandano perché il popolo che ha finito il pane, non mangia le brioches. Lo scollamento tra il paese e la casta ormai ha raggiunto livelli di guardia. Un esercito di nominati si è schierato a difendere il privilegio. Persone non gradite, non elette e non volute, che hanno perso il contatto con il popolo sovrano, fanno ogni possibile resistenza.

Ma ormai serpeggia un indignazione che ha pochi paragoni nella storia. La manovra di Monti è avvertita come sostanzialmente sbagliata, depressiva e iniqua. Ma ciò che è peggio, comprimendo ulteriormente il PIL, rischia di essere anche inutile.  Una semplicissima riprova:  il crollo di presenze turistiche per questo lungo ponte di dicembre, ha fatto perdere mezzo miliardo di euro di PIL alla nazione. E se cala il PIL aumenta percentualmente il deficit. Un gatto che si morde la coda.

Nessuno rimpiange Berlusconi, salvo pochi nostalgici. L’immobilismo e la stagnazione di questi ultimi anni sono indimenticabili, e la sensazione di rivolta serpeggia ormai in tutto il web, facendo cadere molti steccati tra destra e sinistra. L'Europa capisce poco e male. Chi crede che la crisi sia limitata a pochi paesi si sbaglia di grosso. Se la settima potenza mondiale si ferma, il contraccolpo sui mercati di tutto il pianeta sarà devastante. 

E mentre aumenta ogni giorno il numero di coloro che vanno a sfamarsi ai bidoni dei rifiuti dei supermercati, c’è già chi dice di provare un sentimento di paura.

Il paragone con Weimar diventa pressante. Con tutto ciò che ne potrebbe seguire...

 

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