Denuncia molestie al centro prelievi del San Donato

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In merito alla segnalazione di ieri fatta dall’associazione Collettivae attraverso un post sui social ed una comunicazione ai media, relativa ad un evento che sarebbe accaduto presso il centro prelievi dell’ospedale San Donato di Arezzo sabato 4 dicembre, si comunica che la direzione aziendale si è immediatamente attivata, avviando indagine interna, per verificare i fatti denunciati e le eventuali responsabilità del personale Asl. Se saranno accertate responsabilità verranno presi provvedimenti di natura disciplinare e con invio dell’esito delle indagini alla Procura della Repubblica.

“Vi segnaliamo un serio episodio avvenuto stamattina all’Ospedale San Donato di Arezzo, riferitoci da una donna che ci ha contattato. La donna si è recata al Punto Prelievi ed ha subito pesanti molestie da un Infermiere.
L’uomo ha toccato la donna nelle parti intime, proferendo commenti riferiti alla sua fisicità e rivolgendole domande relative alla sfera privata e intima, oltreché pesanti avances. Ha inoltre dichiarato alla stessa di essere coniugato.
La donna non è riuscita ad identificare l’uomo, avendo desiderato solo allontanarsi il più velocemente possibile al termine della procedura medica. Purtroppo la donna era sola all’interno del box e non ci sono testimoni diretti dell’accaduto, se non un’amica della donna stessa, che l’ha vista evidentemente scossa dopo la sua uscita dall’Ospedale.
Collettivae si è già attivata per chiedere provvedimenti e sanzioni disciplinari tramite opportuni canali.
In queste ore, un’altra donna ci ha riferito di aver subito la medesima esperienza, sempre stamattina e presumibilmente da parte dello stesso uomo.
Se anche voi avete subito molestie da quest’uomo, se vi riconoscete in questa storia e se vi sentite pronte ad esporvi, contattateci, anche in forma anonima. Vi assisteremo lungo l’iter, indicandovi le vie percorribili e supportandovi in ogni modo possibile. Poniamo fine all’istituzionalizzazione delle violenze, non possiamo più tollerare di sentirci violate, non sicure e non tutelate nemmeno da parte del nostro sistema sanitario.
NON UNA DONNA DI PIÙ DEVE SUBIRE QUESTO”.