Il no al Green Pass e l’ennesimo flop pseudo giornalistico

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Ha avuto ragione Draghi e con lui gli italiani. Il popolo, come dicono i no green pass, è con il governo e per il green pass, oltre che per il vaccino. Qualcuno deve dirlo, dopo che per settimane abbiamo assistito a un tam tam giornalistico che ha dato esagerato spazio a una protesta senza forza facendola divenire (molto più sulla carta che in pratica) uno spauracchio di per sé inesistente o quasi.

I portuali di Trieste e Genova, peraltro non in numero tale da bloccare l’operatività dei rispettivi porti, non hanno trovato sponde serie. La risposta di quelli di Livorno è stata perfetta: “il problema è il lavoro che manca, non certo il green pass”.

E finiamola con questa presunta dittatura, che non c’entra niente. Abbiamo altri vaccini obbligatori e nessuno ha protestato per questo. Il green pass è una misura necessaria e temporanea (speriamo che basti da qui a fine anno), scomoda, ma se convincesse anche soltanto un altro 5% a vaccinarsi, si rivelerebbe utile.

Tolto chi non può vaccinarsi per motivi di salute, ormai i no vax sono quattro gatti spelacchiati o impauriti dal nulla. L’utilità del vaccino è sotto gli occhi di tutti e la relativa tranquillità conquistata gli italiani non vogliono certo perderla.

Che poi dieci fascisti del terzo millennio si siano messi alla testa dei no green pass a Roma è questione diversa da trattare diversamente.

Basta ora, cominciamo a parlare dei problemi veri, anche noi giornalisti.