Case popolari: il bando a rischio

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La norma, già in vigore in Toscana, è stata invece cassata dalla Corte Costituzionale. Tutto da rifare? 

di Francesco Romizi (consigliere comunale Arezzo2020)

“Il bando del Comune di Arezzo per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica è in essere. A inizio settembre l’assessore Monica Manneschi ne aveva annunciato l’uscita, sottolineando come tra i requisiti necessari per la partecipazione ci fosse la residenza anagrafica o l’attività lavorativa in Toscana da almeno 5 anni, anche non continuativi. Il bando è stato pubblicato mantenendo tale criterio. Ma adesso che succede?

Stupisce innanzitutto che il provvedimento non abbia tenuto in alcuna considerazione la sentenza della Corte Costituzionale che, giudicando sulla legittimità di alcune leggi regionali, ha dichiarato incostituzionale il vincolo stesso. Evidentemente questa amministrazione si ritiene gerarchicamente superiore perfino alla suprema corte.

Ma a mettere una pietra definitiva su tale previsione ci ha pensato il Consiglio Regionale con una legge approvata peraltro all’unanimità, a dimostrazione che tutti erano consapevoli della necessità di adeguarsi alle pronunce della Corte. Quindi: perché il Comune ha proceduto pur sapendo, o dovendo sapere, che un suo atto sarebbe stato superato a distanza di poco tempo?

Ma c’è di più: quando la legge regionale entrerà definitivamente in vigore che fine faranno le domande pervenute? Al momento, le stesse si basano sul bando comunale e dunque rischiano di decadere. Infatti, il giorno successivo alla pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione della nuova normativa, basterà che un soggetto portatore di interessi faccia ricorso, magari a seguito di una domanda giudicata illegittima dagli uffici comunali ma a quel punto legittima per la Regione, per bloccare lo stesso iter di assegnazione degli alloggi.

In sostanza, in questa occasione, l’amministrazione comunale, oltre alla solita demagogia sul ‘prima gli italiani’ meglio i toscani anzi gli aretini, ha fatto sfoggio di un azzardo: agire come se non esistessero le sentenze della Corte Costituzionale e come se non sapesse che la Regione stava per decidere in merito”.