Eutanasia, l’importante è parlarne.

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Quando alcuni giorni fa l’amico Tagliaferri è venuto a trovarmi non ho introdotto l’argomento eutanasia con l’obiettivo di spingerlo a scrivere la sua riflessione, poi pubblicata. Ma mi ha alleviato di un peso, avevo intenzione di scriverne, la presentazione delle ragioni contrarie all’eutanasia mi mette in difficoltà poiché non rappresentano il mio punto di vista: troppo forte il rischio di non esprimere correttamente la visione di un cattolico dichiarato.

Speravo Paolo riuscisse a spiegarmi le recentissime parole dei vescovi: scegliere la morte è la sconfitta dell’umano, la vittoria di una concezione antropologica individualista e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali. Non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il Magistero della Chiesa ricorda che, quando si avvicina il termine dell’esistenza terrena, la dignità della persona umana si precisa come diritto a morire nella maggiore serenità possibile e con la dignità umana e cristiana che le è dovuta.

Al liceo scientifico ho studiato filosofia per 3 anni, sono argomenti che hanno suscitato la mia curiosità e voglia di conoscenza in periodi successivi, ma l’oscuro, per me, incrocio fra nichilismo e eutanasia non mi permette di capire perché la mia adesione al referendum possa provocare grave inquietudine tra i vescovi. Peraltro anche la frase conclusiva mi risultava un pò contraddittoria.

Neanche Paolo era riuscito a spiegarmi il significato di quel riferimento. Spero qualcuno mi illumini, così da chiarirmi quindi perchè i vescovi non facciano riferimento ad un brano del Vangelo, bensì a filosofia sbocciata negli anni in cui a Roma sotto il Papa si pronunciavano ed eseguivano condanne a morte (l’ultima del mitico mastro Titta è del 1859 dove fu decapitato il colpevole di “furto immagine sacra ed altri crimini”, ma anche nel 1870 vi fu una esecuzione); nichilista non è parola contenuta nell’antico testamento, anzi la sua evoluzione nelle teorie di Nietzsche è spesso vista alla base delle azioni dei nazisti (che i seguaci del Vecchio testamento li gassavano).

E fortunatamente non ri-citavano la cultura dello scarto, tuttora non sono preparato a dire cosa c’azzecchi il riciclo colla eutanasia. Non potrei parlare di monopolio della verità o d’autorevolezza del magistero della Chiesa perché non li condivido; e vorrei sapere chi dove -e quale sia il suo peso nella comunità- ritenga inopportuno che la Chiesa cattolica esprima con vigore i propri legittimi convincimenti. Nei social si annidano veri casi clinici, ma qui occorre autorevolezza di livello superiore alle bufale social.

In verità nel mio pezzo intendevo semplicemente ricordare che è possibile firmare a favore di questa iniziativa popolare attraverso la firma digitale (con spid o simili), avendolo fatto https://raccoltafirme.cloud/app/user.html?codice=EUTANASIALEGALE confermo che è cosa rapidissima, dopo pochi giorni giunge la certificazione del deposito della firma.

Volevo dire che su questo argomento (che forse sembra così lontano, ma basta una stupida caduta per finire in coma) sarebbe bene fare una riflessione, avere una posizione, e renderla nota -anche nella forma opponibile a terzi- ai propri familiari. Includendovi le DAT (disposizioni anticipate trattamento) circa l’accanimento terapeutico, quello che è stato sdoganato dal Vaticano permettendo a Giovanni Paolo 2 di spengersi accogliendo la morte.

I casi della vita (per altri: misteriosi disegni celesti) si possono manifestare anche in gioventù con episodi (incidenti, malattie) che rendono impossibile godere della propria vita e contemporaneamente lasciare le sofferenze proprie e degli altri essendo fisicamente impossibilitati dalle patologie.

Mettendo magari gli altri nella impossibilità di dare seguito alle volontà del proprio caro, sempre che siano note.

Da 20 anni frequento luoghi dove dolori e angoscia urlano la loro presenza. Non sottofondi che accompagnano solo gli ultimi giorni di vite lunghe piene di  soddisfazioni ed esperienze bensì strepiti che assillano esistenze che di lungo hanno solo il martirio. Si trovano anche tanti che cercano e spesso elaborano nuovi equilibri, interessi e linfa con limitazioni crescenti, ma a cui opporsi sin dove possibile.

Ma laddove il sentiero diviene impercorribile, esista la possibilità di scelta e aiuto e non solo una legge promulgata dal regime fascista poche settimane dopo i “patti lateranensi” con la punizione di risposte attive alla richiesta di farla finita di chi non può uccidersi autonomamente.

Per capirsi, DJ Fabo fu in grado di uccidersi premendo colle labbra il meccanismo fatale che qualcun altro aveva preparato (in Italia l’assistenza al suicidio verrebbe punita ex 580cp -salvo ricorrano quei requisiti adesso individuati colle assoluzioni Cappato-, mentre chi preme il pulsante è tuttora sottoposto al 579cp anche riguardasse uno in condizioni persino peggiori di Fabiano): serve un percorso giuridico che, in garanzia, dia a pochi sventurati richiedenti una via d’uscita.

Quando il “dono della vita” è venuto male. Lasciate a costoro una opzione, attiva o passiva, magari senza spedirli a cercarla in Olanda o Svizzera.

Compassione, appunto, e dignità.

Firmate adesso in pochi minuti; votate in futuro se il parlamento non licenzia nuove norme che, in garanzia, permettano una scelta consapevole e civile.