La scuola non può considerarsi solamente una valutazione medica e psicologica, perché implica degli aspetti educativi

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Lettera a aperta la coordinatore del CTS Franco Locatelli

di Alessandro Artini

Gentile prof. Franco Locatelli, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico,

mi permetto di rivolgermi direttamente a Lei per avere alcuni chiarimenti a proposito dell’estratto di verbale relativo alla riunione del CTS del 12 luglio 2021.  In questo documento, si dichiara di ritenere “assolutamente necessario dare priorità alla didattica in presenza per l’anno scolastico 2021/2022, non solo come strumento essenziale per la formazione degli studenti, ma anche come momento imprescindibile e indispensabile nel loro percorso di sviluppo psicologico, di strutturazione della personalità e dell’abitudine alla socializzazione, la cui mancanza può negativamente tradursi in una situazione di deprivazione sociale e psico-affettiva delle future generazioni”.

Pur correndo il rischio di apparire poco opportuno, avverto l’esigenza di dipanare alcune riflessioni, precedute, tuttavia, da due premesse.

La prima è che condivido la valutazione testé riferita; la seconda è che le riflessioni che mi accingo a svolgere derivano da una sincera stima nei Suoi confronti, il cui curricolo è ricco di titoli ed esperienze eccellenti. Non nutro, pertanto, alcune vena polemica.

Con tali premesse, mi permetto di chiederLe di sapere quali pedagogisti e quali docenti abbiano contribuito alla valutazione, che ho più sopra citato. Essa, infatti, non può considerarsi solamente una valutazione medica e psicologica, perché implica degli aspetti educativi, trascurando i quali la valutazione stessa perderebbe di senso. L’apprezzamento della didattica in presenza, infatti, non può che avere un’origine educativa, dalla quale derivano tutte le altre considerazioni di natura sanitaria. Soprattutto il giudizio del Cts contiene un’ulteriore implicazione, non dichiarata, anch’essa di carattere educativo. La didattica in presenza, infatti, è stata sostituita da quella a distanza, cioè dalla Dad. Se quest’ultima fosse stata efficace, il Cts non si sarebbe posto il problema di analizzarne gli effetti sul piano della salute fisica o psichica. Dunque, è il malfunzionamento della Dad che ha indotto il Cts a esprimere una valutazione positiva di quella in presenza. Infatti, se essa fosse stata pienamente efficace, non avrebbe potuto neppure determinare effetti deleteri sul piano della salute. Nessuno, infatti, si lamenta della didattica in presenza, anche se essa comporta fatica e talvolta stress per gli alunni. In altri termini, non avrebbe senso evidenziare possibili problematiche sanitarie della didattica tradizionale, dal momento che essa funziona, ancorché lo stress per l’impegno eccessivo possa essere dannoso. La Dad, invece, proprio in quanto didattica, non ha funzionato e per questo il Cts ne evidenzia alcuni aspetti critici di natura sanitaria.

Dunque, signor Ministro, qual è la questione? Solamente questa: alla base della lunga e articolata citazione, che dà l’abbrivo a questo articolo e che è connotata in senso medico-scientifico, non si “legge” il sostrato di analisi dei pedagogisti o  delle persone che lavorano nella scuola. Certamente il parere del Cts è condivisibile, ma lo è perché si fonda sul giudizio negativo rispetto alla Dad, che nasce proprio dal mondo della scuola. Purtroppo, un tale giudizio non emerge in alcun modo dalla citazione stessa.

Voglio sviluppare, adesso, un’ulteriore riflessione, che, sebbene abbia un carattere paradossale, può essere plausibilmente argomentata, perché nasce dalla sollecitazione di un grande pensatore, Ivan Illich. Con una delle sue osservazione acuminate che fendono la nebbia del futuro, Illich osserva che la scuola attuale sarà ricordata dai nostri posteri come un luogo in cui i giovani imparavano seduti di fronte a un banco. Di fatti, nell’antichità, la postazione da seduti non era diffusa e, non a caso, le lezioni di filosofia venivano tenute camminando, nel Peripatos. La didattica laboratoriale, inoltre, sembra aprire per il futuro nuove prospettive architettoniche e anche di arredo per le scuole, in maniera tale che la corporeità sia coinvolta più pienamente, come nelle botteghe rinascimentali. Ci sarebbe da chiedersi, adesso, se l’assunzione della postura da seduti, per svariate ore mattutine, nel periodo adolescenziale in cui i ragazzi esprimono il massimo delle energie dinamiche, non riservi anche qualche controindicazione fisica… Ma nessuno si pone un tale problema, perché la didattica in presenza funziona.

In sostanza, Professor Locatelli , mi sarebbe piaciuto che non si dimenticasse, nelle pur corrette valutazioni del Cts, che il senso più profondo di queste ultime risiede nella dimensione educativa e che quella medico-scientifica, in questo caso, discende proprio dalla prima.

Veda, la scuola storicamente non è una priorità della politica, proprio per questo avrei apprezzato che nel documento del Cts vi fosse un tale riconoscimento. La mia non vuole essere una petulante puntualizzazione, ma semplicemente un modo per cominciare ad assegnare alla scuola la centralità che merita.

Penso, inoltre, che il giudizio sulla Dad non debba essere frettoloso. Se non altro è doveroso osservare come essa sia stata, durante il lockdown, l’unico strumento didattico disponibile, che ha consentito di mantenere viva la relazione tra alunni e docenti. Se i messaggi d’istruzione e di formazione hanno avuto un qualche effetto, ciò è dovuto ad essa e sarebbe ingiusto negarne tout court il valore.

Su questi temi, il mondo scolastico dovrebbe pronunciarsi. Forse sarebbe il caso che il Ministero dell’Istruzione si facesse promotore di un grande dibattito, capace di coinvolgere, unitamente a tutte le scuole, anche l’opinione pubblica del Paese. Potrebbe offrire qualche suggerimento, in tal senso, al Ministro Bianchi?

Cordialmente.