Le costituzioni non cambiano solo con le revisioni costituzionali.

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di Alessandro Artini

“On Freedom” è un breve saggio, pubblicato nel 2019 dalla Princeton University Press, scritto dal giurista americano Cass Sunstein, autore insieme all’economista Richard Thaler di un ormai celebre testo dedicato alle “Nudge” (cioè alle “spinte gentili”). Si tratta di un libercolo con la copertina rigida e la sovracoperta, che reca, nella pagina di retro, alcune frasi scritte da importanti intellettuali, a mo’ di presentazione. Quella che mi pare più azzeccata è di Stephen Greenblat e suona, più o meno, in questi termini: “Un elegante, chiaro, ingannevolmente semplice saggio, riguardante un problema diabolicamente complesso”.

Infatti, nonostante la semplicità del linguaggio e gli esempi tratti dalla vita quotidiana, alla prima lettura ho colto ben poco del discorso (per me più difficile anche perché in inglese) e solo alla seconda, ho iniziato a entrarvi dentro (almeno credo…).

Tra le tante difficoltà, una certamente deriva dalla diversa impostazione culturale del mondo anglosassone e segnatamente degli americani rispetto a quella di noi popoli latini. Se dovessi brutalmente esemplificare la differenza, direi che la riflessione sulla libertà di Sunstein è molto concreta e ha una natura operativa. Essa, come usualmente si dice, ha il carattere prammatico anglosassone, mentre noi latini siamo più propensi a una riflessione astratta e più improntata a una valenza universalistica (ovviamente questi miei giudizi sono del tutto opinabili).

L’autore, infatti, affronta il tema della libertà adottando numerosi ed elevati riferimenti, tratti dal mondo della filosofia, della letteratura, dell’economia (Stuart Mill, Milton, Von Hayeck…), ma essi sono poi declinati in funzione di esempi pratici, concreti e tratti dalla quotidianità. Sono questi ultimi a rappresentare il cuore del discorso di Sunstein, il materiale sul quale egli innesta la sua riflessione.

La libertà, secondo Sunstein, si identifica sostanzialmente con il concetto di “navigabilità”. Essa consiste nella libertà di scelta degli individui, che può essere favorita oppure no dalle condizioni concrete in cui si vive. “Navigare” nella vita (forse dovrei dire “navigare la vita”) significa incontrare tre differenti ostacoli. Il primo è quello della difficoltà di trovare il sentiero giusto o il migliore possibile, il secondo è quello di rinvenire la motivazione giusta per perseguirlo e il terzo deriva dal fatto di avere a disposizione una vasta gamma di possibilità, che rende difficile la scelta tra i percorsi possibili. Forse – precisa Sunstein – rendere il mondo più “navigabile” non solleva elevati ideali, ma ha comunque un’immensa importanza nella nostra vita.

A questo punto, intervengono gli “architetti delle scelte”, cioè i pianificatori della vita sociale che possono indicare destinazioni di cui la gente comune non è a conoscenza. Si tratta, talvolta, di offrire le giuste informazioni, in modo tale che una persona possa ampliare la circonferenza della propria libertà, avendo a disposizione il giusto orientamento. Se, tuttavia, le informazioni non offrono indicazioni soggettivamente accettabili, le nudges, che non attenuano la libertà di scelta basata sul giudizio personale (“as judget by themselves”), possono essere tralasciate o rifiutate.

Cosa sono le nudges? Ad esempio, sono i messaggi che il sistema sanitario può inviare ai pazienti malati di cuore, per ricordare loro la necessità periodica di controlli; oppure sono le etichette pubblicate dai ristoranti (negli Stati Uniti), che indicano le varie calorie dei cibi per chi soffre di disturbi alimentari. Sono anche nudges quelle destinate a coloro che hanno problemi di dipendenza e conseguentemente di controllo del proprio comportamento. L’avvertenza di una possibile malattia polmonare, sul pacchetto di sigarette, può spingere una persona a liberarsi dalla dipendenza da nicotina. Un programma educativo finalizzato a ridurre l’uso di alcolici, può aiutare uno studente a superare lo stato di dipendenza dall’alcol. Le nudges, in questa prospettiva, favoriscono la libertà personale, inducendo gli individui a sciogliere i legami di dipendenza e promuovendo la navigabilità, anziché l’impaludamento della loro esistenza.

Sunstein spinge la sua analisi fino ad affrontare anche i casi di dipendenza più difficili, ma si tratta pur sempre di individuare soluzioni pratiche e non di disquisire di alte questioni filosofiche.

Perché ho scelto di recensire questo breve saggio di Sunstein? Le nudges hanno sempre caratterizzato la nostra vita in maniera naturale, anche sotto forma del consiglio di un amico, ma adesso la questione è diversa: sono nate apposite “unità” governative, finalizzate a pianificare la nostra vita sociale e le scelte che ciascuno di noi può compiere. Certamente non è il caso di allarmarsi, ma è opportuno, quanto meno, prendere atto del cambiamento.

Anche nel caso della pandemia, la nostra libertà non pare avere la caratteristica di un tema filosofico astratto, ma quella, molto concreta, delle chiusure, che, pur essendo state necessarie, hanno vincolato in maniera perentoria la nostra libertà. Il green pass, dunque, rappresenta un’offerta potenziale di maggiore “navigabilità”, ma i comportamenti di libertà che prevede, tuttavia, possono essere adottati solo mediante l’accettazione del vaccino. Le persone restano titolari dei diritti, ma occorre un’autorizzazione per esercitarli. Come ha osservato un giurista, le costituzioni non cambiano solo con le revisioni costituzionali.