La Toscana dispone di una Ferrari contro il Covid ma… per ora è in garage!

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L’esempio della Ferrari può sembrare paradossale, ma a farlo è Danilo Tacconi, il nostro primario di malattie infettive.

A margine della presentazione del libro del vicepresidente della Toscana Stefano Scaramelli (Italia Viva) “Chiudi la finestra”, libro che contiene la prefazione di Rino Rappuoli, lo scienziato che per primo è riuscito a realizzare il vaccino contro l’epatite B, l’argomento si è spostato inevitabilmente sul Covid e sulle prospettive di cura.

E’ stato lo stesso Scaramelli che ci ha raccontato quello che stava accadendo nei laboratori della Toscana, laboratori pubblici gestiti dalla regione e coordinati dallo stesso Rappuoli, che è anche direttore scientifico e responsabile Ricerca e Sviluppo di GlaxoSmithKline.

Lo scienziato, dopo aver selezionato i tre più efficaci anticorpi contro il covid, tra quelli di  5.000 donatori volontari, è riuscito a combinarli e replicarli, per creare così le monoclonali più potenti mai realizzate prima.

Mentre Scaramelli raccontava e Tacconi contribuiva con le spiegazioni tecnicamente più necessarie, è uscita una intervista sul Sole24ore, che evidentemente si stava interessando alle procedure messe a punto in Toscana.

La sperimentazione è ormai giunta alle fasi finali, quello che mancano sono i malati che accettano di farsi curare e contemporaneamente di farsi seguire.

Le monoclonali realizzate da Rappuoli, ci ha spiegato con parole semplici ma chiarissime Tacconi, sono in grado di dimezzare i tempi della negativizzazione, evitare quasi certamente l’ospedalizzazione (infatti la terapia sarà effettuata a casa), non hanno mai provocato reazioni gravi (un po’ di febbre nelle 24 ore che sparisce con un po’ di tachipirina), neutralizza tutte le varianti del virus SarS-CoV2 e viene somministrato semplicemente con una iniezione, anche a casa del paziente, anziché per via endovenosa in ospedale diversamente da quelli prodotti negli Usa. Il trattamento offre una immunizzazione rapidissima e successiva di almeno 3 mesi, permettendone anche un uso preventivo a soggetti particolarmente esposti al contagio. Infine, cosa tutt’altro che secondaria, mentre il costo di un trattamento attuale con monoclonali americane, peraltro non molto efficaci su variante delta, è di 4.000 euro (2 x 2.000) quelle prodotte nei laboratori toscani non supereranno il costo di 200 euro.

Ma il programma prevede che il test venga effettuato su 800 persone che hanno avuto tampone positivo e finora ne sono stati reclutati solo un centinaio. È difficile contattare eventuali candidati per ragioni di privacy.

Per affrontare il problema la Regione Toscana sta diffondendo l’opportunità del monoclonale via internet, sperando che questa campagna di informazione produca risultati efficaci, altrimenti il lavoro dovrà essere continuato all’estero. In Italia si può fare una buona ricerca, ma oggi mancano ancora finanziamenti per avere laboratori competitivi a livello internazionale. Speriamo che con i fondi del Pnrr si facciano gli investimenti necessari.