All’inferno e ritorno.

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di Alessandro Artini

Il saggio di Carlo Cottarelli, All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica, è rivolto all’attualità e, in questo senso, è un libro di politica o, se si vuole, di politica economica. Com’è noto, Cottarelli ha avuto un’importante carriera professionale e accademica che gli ha consentito di raggiungere le tappe di un cursus honorum di lustro, anche all’estero. Infatti, dopo avere ricoperto posizioni apicali in Banca d’Italia e presso l’Eni, egli ha assunto importanti incarichi presso il Fondo monetario internazionale. A tutto questo si aggiunge l’insegnamento presso prestigiose università, tra le quali la Bocconi.

Cottarelli dedica questo libro alla sua città di nascita, Cremona, a conferma del suo forte sentimento di appartenenza, ancorché abbia vissuto in vari paesi. Ho l’impressione che, per persone come lui, oggi sessantasettenne, le quali hanno avuto un così importante curricolo, questa fase della vita dischiuda un orizzonte di restituzione. Così come avviene soprattutto nel mondo anglosassone, a un certo momento, chi molto ha avuto si rende conto di dover dare altrettanto al paese in cui è nato, che ha gli offerto assistenza, educazione e formazione. In questo senso, il libro di Cottarelli è politico, perché si rivolge alla polis nazionale, l’Italia, per offrire a essa il suo contributo. Ovviamente non ho la certezza che le cose stiano così, però mi piace pensarlo.

L’Italia, come la maggior parte degli altri paesi, sta vivendo una grave crisi, che tuttavia si radica nell’inferno (di cui si parla nel sottotitolo) degli ultimi decenni. Nei vent’anni, tra il 1999 e il 2019, la crescita del Pil reale (al netto dell’inflazione) è stata tra le più basse del mondo e il lockdown ha senz’altro peggiorato la situazione. Lo Stato italiano, com’è avvenuto in molti paesi evoluti, ha sostenuto i cittadini, molti dei quali si sono trovati improvvisamente, a causa del lockdown, in condizioni di difficoltà. Ciò ha comportato, tuttavia, una forte ascesa del nostro debito pubblico, già originariamente molto elevato, che si è sestuplicato nel 2020 (180 miliardi rispetto ai 30 del 2019). Contestualmente anche il deficit è salito dall’1,6%, rispetto al Pil del 2019, al 10,8%, rispetto a quello del 2020.

I problemi preesistenti alla pandemia, che hanno gravato sulla nostra economia, in particolare nelle crisi del 2008-‘9 e del 2011-’13, hanno continuato a persistere e tra di essi quello del basso livello di produttività (cioè della capacità di produrre in un’ora di lavoro), che ha impedito e impedisce alla nostra economia di crescere. La questione chiama in causa la scuola e l’università, che si occupano dei processi di formazione del capitale umano e influenzano, indirettamente, anche il tasso di produttività. In questo senso, il viaggio all’inferno prevede anche un ritorno e cioè il superamento dei tradizionali ostacoli alla crescita. Fra l’altro, il nostro paese ha sofferto meno di altri, probabilmente grazie al fatto che la nostra economia è molto manifatturiera e che le piccole e medie imprese, di cui si compone il nostro tessuto produttivo, sono state in grado di reagire alla crisi pandemica con maggiore flessibilità. In questi termini, il viaggio all’inferno non sembra essere di sola andata e le condizioni del ritorno non appaiono del tutto negative. Adesso si tratta, pertanto, di definire una strategia di superamento della crisi e dei limiti pregressi del sistema produttivo. In particolare, anche a seguito dei cospicui finanziamenti che arriveranno dall’Europa, occorre evitare il rischio di spendere male. In tal senso, il saggio offre un vasto arco di indicazioni per il futuro.

A questo punto, proprio per dare valore all’orizzonte di riforme che dovremmo attuare, Cottarelli definisce un proprio punto di vista che egli definisce, con un termine desueto, come ideologico. Il suo significato, tuttavia, non è venuto meno con gli ardori degli anni Settanta e Ottanta: l’“ideologia” non è altro che un orizzonte ideale, capace di improntare le riforme ipotizzate.

L’idea di eguaglianza, per Cottarelli, è atta a ispirare il percorso di cambiamento che egli preconizza, ma essa deve essere definita e precisata.

Ci sono tre tipi di eguaglianza, che possono essere spiegati mediante la metafora di una gara di corsa. Il primo tipo è quello giuridico: in questo caso, uguaglianza significa che vince chi taglia per primo il traguardo, perché è più veloce e non certo perché dispone, ad esempio, di un titolo nobiliare. Il secondo concetto di eguaglianza riguarda le opportunità: in questo caso vince la corsa chi taglia per primo il traguardo senza aiuti di sorta, ma solo in base al proprio merito. Il terzo tipo è quello di un’eguaglianza di fatto o dei punti di arrivo: in questo caso, tutti i corridori dovrebbero tagliare il traguardo assieme.

A Cottarelli sostanzialmente interessa il secondo tipo di eguaglianza, quello delle opportunità, perché è su di esso che si basa il concetto di merito. In sintesi, la sua visione è meritocratica, nonostante che tale definizione abbia, nel nostro Paese, ben poco credito. La fiducia nel talento individuale e soprattutto nella capacità d’impegnarsi responsabilmente è ciò che caratterizza la sua filosofia. Tuttavia, anche la possibilità di premiare il merito dovrà essere equilibrata, perché una società caratterizzata da forti diseguaglianze e priva di solidarietà ben difficilmente potrà mantenersi nel tempo.

Presenteremo il libro di Cottarelli domani mercoledì 21, alle ore 18.30, presso il chiostro della nostra biblioteca cittadina. Come sempre, occorre prenotarsi, in considerazione del numero limitato di posti.