Variante Delta maggioritaria ad Arezzo: si presenta come un raffreddore ma per anziani e fragili è letale come la precedente

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Con l’incognita variante Delta che preoccupa in un’estate segnata dalle riaperture e con la speranza di una ripresa del turismo, anche questa settimana l’Ue aggiorna la mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sull’incidenza dei contagi da coronavirus nel territorio dell’Unione.

L’Italia resta colorata di verde (fascia sotto i 50 casi ogni 100.000 abitanti con un tasso di positività dei tamponi inferiore al 4% o sotto ai 75 con un tasso inferiore all’1% nelle due settimane precedenti), come il resto d’Italia e gran parte dell’Europa con eccezioni come la penisola iberica (quasi tutta in rosso e rosso scuro), il Sud della Francia, l’Irlanda e alcune zone settentrionali del continente (in arancione).

La diffusione della variante Delta del Covid-19, conosciuta in origine come la variante indiana, continua a preoccupare per il numero crescente di casi nel mondo.

“Mano a mano che la variante Delta prende il sopravvento, si riduce la capacità del vaccino di controllare la circolazione del virus. Le persone vaccinate, colpite dalla variante, hanno un’immunità del 70% contro il 95% che sviluppano rispetto al ceppo originario del Covid. La buona notizia, ripeto, documentata anche da studi israeliani e dai dati del sistema sanitario inglese, due Paesi che sono più avanti di noi come copertura vaccinale, è che la percentuale di ospedalizzazioni e morti non è cambiata con la variante Delta”. (Prof.Viale epidemiologo S. Orsola)

Se facciamo riferimento ai singoli casi, il vaccino, in caso di variante Delta, protegge molto bene dalla malattia grave che richiede l’ospedalizzazione o porta alla morte, ma non altrettanto dall’infezione in forma non grave, curabile anche a domicilio. Bisogna, perciò, assolutamente continuare ad adoperare le precauzioni anti-contagio, come la mascherina e il distanziamento, anche perché più il virus circola più aumenta il rischio che si selezioni un’altra variante.

Identificata per la prima volta in India lo scorso ottobre, la variante Delta ad oggi è responsabile di moltissimi casi di Covid-19 un po’ ovunque in Europa, USA, Africa e Australia, con intensità diverse.

Secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa la variante Delta sarà responsabile del 90% delle nuove infezioni da Coronavirus entro la fine di agosto.

Si allargano infatti le zone rosse nella mappa dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie: Cipro si tinge di rosso scuro, il colore che indica il massimo rischio epidemiologico, seguita da Spagna e Portogallo di colore rosso e rosso scuro, insieme a Irlanda, una parte della Svezia e della Norvegia, una piccola parte della Danimarca e della Finlandia, buona parte dell’Olanda, il Lussemburgo e la regione di Bruxelles in Belgio.  A preoccupare è anche la Grecia, che si colora in parte di arancione, comprese alcune delle più belle e frequentate isole, come le Cicladi, Creta e Rodi.

La circolazione della variante Delta è in aumento anche in Italia. Dall’ultimo rapporto del monitoraggio settimanale dell’ISS-Ministero della Salute sono otto le Regioni e le Province autonome classificate a rischio moderato e 13 a rischio basso.

Per agevolare la sua identificazione è stato diffuso uno studio condotto in Inghilterra che ha raccolto all’interno di una piattaforma (Zoe Covid Symptom) i principali sintomi con cui si manifesta l’infezione da Sars-CoV-2, anche nelle persone che hanno già completato il ciclo di vaccinazione.

Dai dati è emerso che i sintomi riferiti non sarebbero uguali ai precedenti contagi. Le persone contagiate dalla variante Delta, infatti, accuserebbero maggiormente i classici sintomi di un comune raffreddore stagionale: naso che cola, tosse, gola infiammata, mal di testa e perdita del gusto.

C’è però un sintomo più frequente: è lo starnuto. Gli esperti hanno notato che le persone che erano state vaccinate e poi sono risultate positive al Covid-19 hanno più frequentemente segnalato gli starnuti come sintomo.

Lo studio inglese ha inoltre evidenziato come la durata dei sintomi sia stata più breve nelle persone già vaccinate (anche con una sola dose) rispetto a chi non si era vaccinato.