Arezzo, la stretta osservanza e altre amenità. Un accorato appello ai media.

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Sì, perchè sono esausto di non notizie, anti-notizie, fake-notizie e compagnia cantante mentre manca una qualsivoglia riflessione sul declino della città.

Per favore, vi imploro: fate cozzare i vostri neuroni ed evitateci bestialità, contraddizioni, propaganda. Guardate al recente passato e chiedete chiarimenti, altrimenti finite nel troiaio insieme ai parlatori nel microfono, a produttori di insulse veline. E per favore portate le versioni di ambo le parti, diversamente illustrate una rappresentazione che è assolutamente parziale e lontanissima dalla realtà.

Prendete il patto “Arezzo città responsabile”, sviluppato come conseguenza alle situazioni a dir poco imbarazzanti che vedono coinvolti giovani aretini in preda a eccessi da alcol acquistato in locali di aretini: come può quel “la stretta osservanza del divieto di somministrare alcolici ai minori di 18 anni anche mediante la richiesta del documento d’identità al momento dell’acquisto, il non praticare politiche commerciali che possano incentivare l’abuso di alcool etc etc”  non suscitare in voi qualche perplessità? Non mi pare che per la sorveglianza di norme da codice penale vengano utilizzati criteri quali lasca, blanda, normale, stretta, ferrea. Salvo doversi intendere che gli esercizi di quella zona se ne fregassero, supportati dall’atteggiamento di chi deve applicare le conseguenze di queste norme. 2 pesi e 2 misure, sono passati solo 4 anni dalla stagione delle ordinanze della 1ª amministrazione Ghinelli mirate contro un esercizio a gestione extra comunitaria quando si vietava qualunque tipo di somministrazione per salvaguardare piazza Guido Monaco. Piazza che è rimasta in mano ai ‘mbriachi anche questa estate visto il flop del bando di gara sulle concessioni quella area. Perché che l’ubriaco sia aretino o foresto cambia poco: incontro a dir poco sgradevole.

Sabato sera interventi contro chi spaccia alcool: sinora non succedeva?

Poi, ricordate quell’episodio, Befana dell’anno scorso, quando Arezzo salì alle cronache nazionali per un bimbo “abbandonato” o “dimenticato” nell’androne del palazzo? Che poi non era abbandonato e dimenticato, sarebbe bastato rappresentare punti di vista di entrambe le parti, come è successo nell’udienza di poche settimane fa passata nel generale silenzio e che ha fatto giustizia della rappresentazione errata, dove l’unico rischio che il bambino ha corso era di essere adottato da Ghinelli e Tanti. Bisognerebbe chiedersi cosa accade a quelle sventurate famiglie che vivono la tragedia della morte dei figli  abbandonati nella autovettura sotto al sole, visto che in questo caso senza conseguenze la coppia è stata sottoposta a oltre 1 anno di verifiche per valutarne la capacità genitoriale. E sarebbe opportuno segnalare come malintesi o non detti possono portare a situazioni davvero brutte. Insomma, quel bimbo non venne nè abbandonato nè dimenticato, ma correggersi è imbarazzante. Allora preferiscono stare zitti.

E sarebbe preferibile il silenzio alle errate ricostruzioni anche nel caso recentissimo della bambina portata via dall’asilo dell’Orciolaia. Cosa e perchè è accaduto lo stabilirà qualcuno nelle sedi competenti. Perché certo quel nonno ha indotto in errore il personale presente presso quel plesso, ed è lui che portato via quella bimba. Chiunque ha bazzicato o conosce chi utilizza i servizi scolastici sa che non sono maestre/i a gestire le uscite, fase che viene affidata -in maniera impropria- agli ausiliari: addossare ad ambo le categorie le responsabilità sull’accaduto non è corretto, specie dinanzi alla volontà di un delegato. Che si presenta quanto il personale è ridotto al minimo e comunque impegnato nella cura dei bambini presenti. Fase che certamente ha dimostrato le proprie carenze, ma che poco può fare dinanzi a situazioni come queste. Immaginate cosa può accadere laddove sia al lavoro personale che vi opera in maniera temporanea, in sostituzione dei titolari, che non può conoscere i genitori, deleghe e eventuali (sempre più comuni) problemi legali che coinvolgono i minori. Dove la responsabilità di chi si adopera per la delega e per il suo utilizzo si estende allo stato di lucidità mentale o turbe psichiche. Comunque mi suona molto strano che sia stato quel nonno “distratto” ad aver riportato indietro la bambina “sbagliata”, manca nella ricostruzione il momento in cui lui o qualcun altro si è reso conto dell’accaduto. Certamente solidarietà alla famiglia della bimba innocente protagonista di questo bailamme, certo vi terrò informati sugli sviluppi specialmente qualora qualcuno voglia chiedere il risarcimento al Comune, cioè a noi cittadini. Che ci entrerebbe poco col senso dell’episodio, ma indicherebbe solo la voglia di mettersi due lire in tasca.

Negli ultimi giorni le forze dell’ordine hanno, in Arezzo, svolto due interventi: contro ladri di biciclette, l’altro più significativo con 4 arresti per spaccio di droga avendo anche rinvenuto oltre 200 dosi di cocaina. Nessuno stupore che ben 5 delinquenti, alcuni pregiudicati, vivessero in Arezzo quali clandestini irregolari? Che avessero l’appartamento in zona residenziale? A me pare molto significativo di un sistema che non funziona, evidentemente per i cronisti aretini va bene così.