Macchie di sangue sui vessilli italiani? L’opaca vicenda dei fucilieri di marina in India.

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Per decenni (per non dire secoli) la marina commerciale e militare italiane sono state onorate e rispettate in tutto il mondo. Ma adesso…

Una inchiesta televisiva fa emergere molti dubbi su quanto è accaduto nel 1991 al traghetto Moby Prince che andò a fuoco dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo, circa 140 vittime carbonizzate vive. Uno strano intreccio di interessi fra la società italiana pubblica dei petroli, l’assicurazione, l’armatore del traghetto  e le autorità portuali che ha portato a liquidazione mirabolica per il battello senza la ricerca delle reali cause, accontentandosi di dare la colpa al comandante del traghetto ovviamente morto nel disastro. Successivamente al caso di cui parlo, fu il disastro della Costa Concordia, quasi 40 persone morte per la superficialità del comandante Schettino, onta all’intera marineria italiana. La fresca notizia che lo Stato italiano ha versato  l’ultima rata, complessivamente circa 1.500.000 €,  come risarcimento per la morte di 2 pescatori indiani uccisi dai fucilieri di marina italiani in servizio sulla petroliera italiana mi fa ritenere che quel buon nome appartenga al passato.

Un caso sul quale si sono addensate nubi, depistaggi, false notizie, sfruttamento elettorale: tutti aspetti che nulla dovrebbero entrarci con la morte di 2 pori cristi. Tutte le volte che io o Paolo, dalle colonne di Informarezzo, abbiamo sottolineato aspetti non congrui di questa vicenda siamo stati sottoposti a feroci critiche per la mancanza di sostegno ai 2 militari italiani. Nel corso degli anni questa vicenda in Italia ha visto principalmente schierati esponenti politici della destra, in maniera acritica a sostegno dei militari italiani a prescindere da quello che, ove e per causa di chi fosse successo. Ma in questa maniera si fa un cattivo servizio alle forze armate e si manca di rispetto soprattutto ai tanti morti in azioni di peacekeeping, mischiando comportamenti molto diversi.

Ho sempre sottolineato come la presenza di militari italiani a bordo della nave commerciale rappresentasse una situazione insolita, praticamente quei militari erano mercenari perché l’armatore pagava il ministero della difesa per la loro presenza (mi pare € 600 al giorno cadauno) che di conseguenza girava i militari con la diaria prevista per chi fa servizio attivo. Ma i militari rispondevano all’autorità del comandante della nave.

Adesso con il risarcimento è pacifico che quei 2 pescatori sono stati uccisi da proiettili italiani sparati da armi italiane, per mano di soldati italiani su una petroliera italiana.

Siccome questi denari, oltre agli altri milioni di euro che sono stati spesi durante questi 9 anni in avvocati, consulenti, trasferte di funzionari, spostamenti degli indagati, loro stipendio e chissà cos’altro, escono dalle casse dello Stato italiano credo proprio di avere diritto ad alcune spiegazioni.

Dalla lettura di alcune ricostruzioni parrebbe che il peschereccio indiano (barchetta di legno con 11 imbarcati di cui 9 in quel momento dormivano sotto coperta) fosse in rotta di collisione con la petroliera italiana migliaia di volte più grande e pesante; questo avrebbe indotto il comandante della petroliera a temere un attacco di pirateria ed attivare il personale militare a sua disposizione. Cosa sia successo da questo momento sino a quello in cui le 2 imbarcazioni divergono non è sinora chiaro, ma sull’imbarcazione indiana sono stati repertati tanti fori e ogive di proiettili partiti dalle armi italiane, alcuni dei quali hanno causato la morte dei 2 indiani sul ponte di coperta. Non si esclude neanche che il timoniere si fosse addormentato al suo posto, incapace di correggere la rotta che lo portava vicino alla Erica Lexie.

Si potrebbe immaginare l’eccesso di difesa da parte della nave italiana, ma in verità non sarebbe mai stata a rischio, a Roma è aperto procedimento per omicidio volontario contro i 2 marò. Perché è davvero difficile immaginare che quella imbarcazione così piccola, sola, e 40 m più bassa potesse costituire minaccia per la petroliera dove si trovavano 6 militari italiani, pesantemente armati, di carriera e di elevata specializzazione.

Chi ha ordinato di sparare? E chi ha sparato, doveva sparare per uccidere in assenza di reale minaccia?

Se paga lo Stato italiano, vuol dire che noi cittadini abbiamo ordinato di aprire il fuoco per uccidere e siamo responsabili dell’errore in cui altri ci hanno indotto. Oppure se l’ordine fosse di ricorrere alle armi da fuoco per uccidere non fosse stato dato dallo Stato italiano, colui che ha sparato a chi ha dato retta? Fosse il comandante della petroliera responsabile dell’ordine non è a carico dello Stato il risarcimento. Ultima possibilità, il tutto sia derivi dalla scelta individuale e autonoma dei fucilieri di marina: nuovamente io come cittadino italiano non ne sono responsabile.

Perché preferisco di gran lunga che i soldi dello Stato italiano vengano spesi per riportare vive a casa ragazze rapite che erano a fare volontariato in Africa. Perché non posso accettare che per questa situazione sia stata spesa una montagna di soldi pubblici mentre le vedove di militari morti in servizio magari fanno la fame. Spendiamo per le loro famiglie. Non per chi si definisce carne da macello della politica, ma era di buon grado alle manifestazioni di quegli esponenti politici che -stranamente- tacciono. Il parlamentare La Russa, per esempio, dove è?? Perchè potrebbe spiegarci alcuni buchi neri della vicenda, ohime si deve essere slogato la lingua. Salvini disse dei marò “meritano di essere trattati con i guanti bianchi”: magari, ma mi spiegate perchè paghiamo noi per quelle vittime (forse non stanno troppo a cuore del leghista, ma non erano banditi, non meritavano di morire e alle loro famiglie mancheranno..). Circa DiMaio e simili, mi spiegano perchè la nave italiana li consegnò agli indiani, sottraendoli al giudice naturale e scatenando il casino detentivo?

Mica sarò disfattista anche ora che i miei dubbi si risolvono in certezze…..