Abuso di alcol, consumo di droga e risse: eccessi consumati in epoca Covid all’interno del “blindato” centro storico. L’amministrazione addita ma non propone

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Dichiarazione delle consigliere comunali Pd, Valentina Vaccari e Donella Mattesini
Si abbassa l’età del primo spinello, ci si sballa con l’alcol fino al coma etilico, si esce per fare a pugni, per violare le regole o fare danni, come spaccare i vuoti di bottiglie contro i palazzi del centro storico o vomitare, urinare e defecare su portoni e garage. Protagonisti, sempre più spesso, i minorenni. Qualcosa nella società sta degenerando. Colpa delle famiglie, del Covid ma forse anche dell’assenza di un’adeguata azione amministrativa? Basta additare i ragazzi! Anche loro sono le vittime di un disinteresse diffuso. Noi consiglieri di minoranza riteniamo fondamentale interrogarci sulle cause che hanno portato Arezzo, anche prima della pandemia, a essere in Italia tra le città con il più alto uso di alcool e stupefacenti, di dispersione scolastica e con un numero elevatissimo di giovani NEET, ossia che non studiano e non lavorano. Sindaco e Giunta dovrebbero ritenere tutto ciò una priorità, un dovere fondamentale. Ma come chiedere questo a un’amministrazione che ha eliminato l’assessorato che univa cultura e politiche giovanili? L’amministrazione Tanti-Ghinelli ha depennato gli uffici cultura, trasformato la gestione pubblica di cultura e servizi in privata, eliminato i bandi pubblici, a cui chiunque poteva concorrere. Questa amministrazione ha la responsabilità prioritaria di aver smantellato il suddetto assessorato che garantiva una rete sociale in città che, oltre a mettere in relazione le varie realtà del territorio, gestiva la vita dei cittadini e ne garantiva il controllo. La pandemia ha alterato la vita di tutti, questo è vero, lo sport e i momenti di svago sono stati azzerati e le energie sono state compresse dal lockdown. Ma adesso dobbiamo dare priorità ai ragazzi, riconoscerne i diritti e assumerci la responsabilità di accompagnarli nella crescita. I giovani hanno bisogno di esprimere la propria energia, di socializzare, di sentirsi valorizzati e di partecipare attivamente. Potremmo istituire delle modalità di auditing delle realtà giovanili, per capire bisogni ed esigenze. La città lamenta un vuoto di proposte rivolte ai giovani. L’amministrazione ha il dovere di pensare a loro, di impegnarli e aiutarli a costruire un’identità. Riapriamo la fortezza medicea, attiviamo il teatro Petrarca, l’auditorium di Arezzo fiere e congressi e il teatro della Bicchieraia con eventi di musica pop, rock, classica o jazz e spettacoli teatrali, allestiamo i parchi cittadini con cinema all’aperto solo per i ragazzi, offriamo un ventaglio variegato di iniziative nelle piazze del centro storico: ballo, comicità, cabaret. Coinvolgiamo le associazioni e i professionisti del territorio. Valorizziamo le risorse a chilometro zero. La città ha il dovere di progettare una rinascita culturale-creativa che pensi ai ragazzi che hanno tanto sofferto in questo periodo, che sono il presente e rappresentano il futuro. Non dobbiamo far loro credere che svago e divertimento equivalgano a sbronzarsi all’interno della città “blindata” del centro storico. La tendenza diffusa a rompere gli schemi, le regole e a rifugiarsi nei social è aumentata con il perdurare della pandemia e delle restrizioni. Ciò non equivale a demonizzare i social, tuttavia registriamo il disimpegno dell’amministrazione che non punta sulla cultura e sulle politiche giovanili. Diversamente, crediamo che dovrebbe collaborare con i professionisti del settore e con le istituzioni come scuole e Ser.D sia per attuare percorsi educativi, alfabetizzare all’uso consapevole della rete e insegnare a leggere criticamente la realtà senza sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni, sia sostenendo le famiglie in questo difficile momento grazie allo Spazio famiglia.