L’export della provincia di Arezzo nel 1° trimestre 2021. Sostanziale stabilità complessiva rispetto allo scorso anno con evidenti differenze a livello settoriale

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Le esportazioni della provincia di Arezzo, sulla base dei dati pubblicati dall’ISTAT, si sono attestate nel periodo gennaio-marzo 2021 a più di 2,4 miliardi di euro.

“I dati complessivi del primo trimestre 2021, pur  presentando un minimo segno negativo, (-0,6%) molto prossimo alla stabilità, confermano il trend positivo dell’export aretino ed il suo ruolo di elemento trainante del nostro sistema economico.– sottolinea Anna Lapini Vice  Presidente Vicaria della Camera di Commercio di Arezzo-Siena – Se si passa dall’analisi complessiva a quella settoriale emergono alcune differenze rispetto ai precedenti trimestri: assistiamo, ad esempio alla crescita della  gioielleria con la conseguente contrazione dei metalli preziosi.  In ogni caso le vendite estere del territorio aretino, pur rimanendo percentualmente al di sotto del dato medio regionale, (+11,3%), rappresentano il 22% del totale regionale, e sono precedute solo da quelle della provincia di Firenze (38%).”

 “E’, come accade abitualmente-  evidenzia il Segretario Generale Marco Randellini  –   la principale voce dell’export, i metalli preziosi, ad influenzare in maniera significativa  l’andamento complessivo della provincia: nel primo quarto del 2021 le esportazioni si sono attestate a poco più di 1,2 miliardi di euro, in flessione del 9,8% rispetto al 2020. Su tale risultato ha pesato la forte contrazione della domanda di tipo finanziario (ETFs), condizionata dalle prospettive di crescita dei tassi di interesse da un lato e di flessione dei prezzi dall’altro. Il prezzo dell’oro in questo caso ha giocato un ruolo tutto sommato trascurabile visto che nel periodo non è risultato in discesa, ma anzi ha registrato una crescita del 3,8%.  Conseguentemente, il comparto “gemello” della gioielleria e oreficeria ha registrato un andamento di segno contrario: le vendite all’estero sono infatti aumentate del 27,3% attestandosi a circa 558 milioni di euro. Dato che come abbiamo visto la crescita del prezzo dell’oro è stata tutto sommato marginale, si tratta a tutti gli effetti di una ripresa della domanda che però si confronta con il dato del primo trimestre dello scorso anno in cui il mese di marzo era andato quasi completamente perso. A livello mondiale, in effetti, il World Gold Council ha stimato una ripresa della domanda di gioielleria del 52% rispetto al primo quarto del 2020, trainata in modo particolare da Cina (+212%) ed India (+39%).”


“Anche gli altri due distretti orafi nazionali – prosegue Marco Randellini – nazionali mostrano segnali di ripresa, in particolare quello vicentino. Analizzando i principali mercati di riferimento dell’export orafo aretino, si iniziano a vedere segnali di ripresa degli Emirati Arabi Uniti (+29,1%), primo mercato di sbocco, da tempo in difficoltà, che speriamo possano essere confermati anche nei prossimi trimestri. Vigorosa la crescita del mercato statunitense (+73,7%) che beneficia di una ripresa della domanda di gioielleria del 21% (stima del World Gold Council) conseguente alla ripresa della fiducia dei consumatori nordamericani ascrivibile  al  rapido progresso nelle vaccinazioni e alle misure federali di supporto al reddito. Il terzo comparto per ordine di importanza del nostro export, la moda,  conferma in questo trimestre  il percorso di recupero già avviato nella seconda parte del 2000: le esportazioni infatti crescono del 22% con il contributo praticamente di tutte le specializzazioni produttive, dall’abbigliamento (+27%) alla pelletteria (+26%) e alle calzature (+18%). Solo il tessile non mostra ancora segnali di ripresa (-33,7%).”

Fra le altre tipologie merceologiche, risultano in crescita prodotti alimentari (+13,7%), bevande (+6,4%), altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (+149%), prodotti in metallo (+13,6%), macchinari (+28,2%), autoveicoli e mezzi di trasporto (+21%).

Al contrario, sono in flessione agricoltura (-2,6%), legno e prodotti in legno (-48,8%), prodotti chimici (-0,9%), prodotti farmaceutici (-53,3%), articoli in gomma e materie plastiche (-20,9%), elettronica ed elettromedicale (-11,6%), apparecchiature elettriche (-27,6%) e mobili (-4,4%).