Tre anni senza la Casa delle Culture. Lo spregio e lo spreco

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Arezzo 2020 per cambiare a sinistra

Esattamente tre anni fa l’Amministrazione Comunale chiudeva la Casa delle Culture. “Arezzo 2020 per cambiare a sinistra” intende ricordare alla città questa decisione presa nel segno dello spregio e dello spreco.

·      Lo spregio:

– non ci fu nessuna critica, nessuna contestazione, nessun disservizio o scorrettezza segnalati dall’Amministrazione comunale nel funzionamento della Casa delle Culture. La decisione di chiusura, assurda e insensata, deriva solo da una sorta di odio ideologico verso un modello di integrazione positivo ed esemplare e per un servizio che qualificava le politiche di accoglienza di Arezzo. Un gesto di chiara prepotenza nei confronti di organizzazioni di cittadini di origine aretina e cittadini di origine straniera che vi avevano un punto di incontro e di attività comuni.

E’ stata spenta e abbandonata una struttura che era diventata in poco tempo un punto di riferimento per tante persone, soprattutto di origine straniera, che vi trovavano un supporto indispensabile non solo per svolgere pratiche amministrative (sportello) ma per attività culturali, corsi, supporto scolastico, e altro; in altre parole vi trovavano occasioni di accoglienza e incontro amichevole con la città di Arezzo. Era, inoltre, la struttura dove le associazioni del territorio facevano rete tra di loro per crescere e per promuovere progetti utili alla città, oltre che per intercettare finanziamenti nazionali ed europei. In 5 anni l’Amministrazione Ghinelli non ha portato ad Arezzo nemmeno un euro di fondi europei.

·      Lo spreco di denaro pubblico (nostro):

– l’edificio, la cui ristrutturazione è costatata 888.000 euro, è rimasto a lungo inutilizzato e anche oggi, concesso gratuitamente all’università, ha una destinazione sostanzialmente di ripiego.  Ma la struttura è nata per ospitare servizi per l’integrazione e la cultura, c’è una sala teatro, un salone (sede a suo tempo di biblioteca e sala di lettura). Come è scritto nella targa ancora affissa all’entrata, il finanziamento per la sua realizzazione è avvenuto nell’ambito dell’attività di “costruzione, recupero e riqualificazione di strutture per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.” Per questo fine dovrebbe essere utilizzata e valorizzata ed è grave che la sua destinazione sia dirottata su altri scopi.

– Il Comune ha continuato in questi tre anni a pagare 100.000 euro l’anno alla Fraternita dei Laici per gestire un semplice sportello mentre, con una cifra sostanzialmente analoga funzionavano tutte le attività della Casa delle Culture. Per fortuna della Città le associazioni che operavano nella Casa delle Culture hanno continuato in proprio a dare servizi e realizzare iniziative offrendo supporto, anche in tempi di pandemia, ad alcune migliaia di persone.

Ma non siamo qui per fare una commemorazione. Questa manifestazione, alla quale sono presenti anche diverse associazioni e organizzazioni, è anche segnale di un’Arezzo che resiste alle politiche sociali demolitrici attuate da questa Amministrazione.

C’è infatti una continuità nello spregio, che iniziato con la chiusura della Casa delle Culture, prosegue oggi con la trasformazione dei servizi sociali e dei servizi scolastici comunali che, con le annunciate fondazioni, vedranno fortemente indebolito il ruolo pubblico per far entrare logiche privatistiche.

Anche in questo caso non ci sono ragioni evidenti per questa trasformazione: il necessario rinnovamento di questi servizi è possibile mantenendoli nella sfera pubblica e soprattutto aprendo un processo partecipativo per coinvolgere tutti gli attori che nella comunità aretina operano in vario modo per la solidarietà e per la tutela dei diritti. Questo è quello che un vasto movimento di associazioni richiede. Ma è proprio la trasparenza e la partecipazione che questa amministrazione ha in odio e così preferisce agire con decisioni autoritarie, tentando di scavalcare e mettere a tacere tutte quelle voci non omologate alla sua visione. Chiusura ella Casa delle culture e trasformazione privatistica dei servizi sociali e scolastici sono quindi due azioni iscrivibili nella stessa strategia.

Ricordando la prima teniamo viva la lotta contro la seconda.