Anno scolastico 2021/2022: navigazione a vista senza orizzonti…

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di Alessandro Artini

Mi sia consentito di scrivere, su queste pagine, alcune riflessioni sui compiti dei dirigenti delle scuole in questo periodo di pandemia.

La mia scuola, l’ITIS “G. Galilei” di Arezzo, ha 1.700 alunni circa, ci lavorano più di 220 docenti e una settantina di persone, appartenenti al ruolo amministrativo, a quello degli assistenti tecnici e dei collaboratori scolastici. Le scelte compiute per gli alunni hanno, necessariamente, una loro incidenza anche per le famiglie, ciascuna composta da almeno una coppia di genitori, quindi l’attività scolastica dell’ITIS riguarda alcune migliaia di persone.

Per questo motivo abbiamo una certa necessità di predisporre le cose per tempo: l’organizzazione delle attività è fondamentale.

In questi giorni stiamo cercando di “costruire” un modello di orario e con esso le attività per il prossimo anno. Se non lo facessimo adesso, il prossimo settembre potremmo correre il rischio di affrontare difficoltà insormontabili.

Per procedere, tuttavia, avremmo bisogno almeno di alcuni orientamenti, perché – e ce ne rendiamo conto – ben difficilmente potremmo avere risposte precise alle nostre domande. Si obietterà che nessuno ha la sfera di cristallo, ma, se non possono essere date risposte precise, almeno sarebbe opportuno offrire delle linee guida generali, dettate dal buon senso.

Ad esempio: continuerà, per gli alunni, il metro di distanziamento dalle “rime buccali” (espressione usata da un burocrate in un momento di abbandono poetico)? In sostanza, varrà anche l’anno prossimo la regola del distanziamento di un metro tra bocca e bocca?

In questi giorni corrono buone notizie circa l’epidemia, ma purtroppo vi sono anche alcune ombre, date, ad esempio, dalle varianti (quella indiana in particolare) e dall’ingresso, almeno parzialmente incontrollato, in Italia, di molteplici migranti sul cui stato di salute poco sappiamo. I paesi che hanno controllato il virus, racconta Ricolfi in un testo noto, hanno anche sigillato i confini.

La prudenza, dunque, suggerisce di considerare, per il prossimo anno scolastico, ancora valida la distanza di sicurezza di un metro boccale.

Qualcuno, per cortesia, potrebbe assumersi la responsabilità di dirlo ad alta voce?

Se una tale misura valesse ancora, la mia scuola non disporrebbe di un numero di aule sufficienti, quindi, considerati gli spazi disponibili, non tutti gli alunni potrebbero entrare quotidianamente. Avevamo, anche lo scorso anno, lo stesso problema (rimasto irrisolto), per questo ci siamo dovuti arrangiare e abbiamo organizzato l’orario in maniera tale che, ogni giorno, un sesto degli alunni restasse a casa (collegandosi on line) cosicché gli altri fossero presenti, con il metro di distanza dalle rime buccali.

Qualcuno può dire, per cortesia, che non è possibile reperire altre aule e che sarà necessario utilizzare, ancora una volta a settimana la DAD, per tutti gli alunni che resteranno a casa a turno?

Dire che non vi sono aule, per quanto possa essere un’ammissione d’impotenza, è al contempo un’affermazione di verità che, nei momenti difficili, è davvero rivoluzionaria.

Sarà necessario, il prossimo anno, scaglionare gli ingressi e le uscite degli alunni?

Speriamo di no (anche se un tale ottimismo mi pare eccessivo, ma spero di ricredermi…). Se, tuttavia, fosse necessario lo scaglionamento, quest’ultimo non potrebbe essere organizzato, ovviamente, ad anno scolastico iniziato. Coloro che stanno lavorando nelle varie amministrazioni (in quella regionale, ad esempio, cosa si sta facendo?) per rendere i trasporti più sicuri, potrebbero suggerire ai presidi: “Per cortesia, organizzate, per tutte le scuole, lo scaglionamento, perché è una regola di buon senso e non si sa mai…”.

In quel frangente, potrebbero, sempre per una questione di buon senso, aggiungere: “Fate in modo che vi sia un certo spazio temporale tra gli scaglioni di alunni, sia in entrata sia in uscita da scuola, così avremmo modo, di predisporre meglio il servizio degli autobus”.

Potrei andare avanti, con altre domande, ma può bastare.

Forse sarebbe più onesto dire ai presidi: “Fate quello che potete. Per quanto ci riguarda e per quello che possiamo, noi vi sosterremo, sebbene possiate compiere degli errori”.

Non solo sarebbe più onesto, ma sarebbe anche un’affermazione di solidarietà e un’assunzione di responsabilità. In un paese come il nostro, spesso irresponsabile (cioè “non responsabile” per le scelte compiute), una tale dichiarazione infonderebbe una certa dose di ottimismo.