Non credo che Fedez abbia ragione.

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di Alessandro Artini

Ovviamente non è in dubbio il giudizio che egli ha espresso sulla frase di quel politico che ha affermato: “Se avessi un figlio gay, lo brucerei in un forno”. Aggiungo che l’omotransfobia (se si scrive così…) è esecrabile da ogni punto di vista.

Ma…

1) Ogni canale televisivo, ogni giornale risponde a una linea politica e culturale. Non sarebbe accettabile, né intellettualmente onesto, negare che una tale linea esista e sia (doverosamente) perseguita.

2) Ciò vale anche per la RAI, sebbene offra un servizio pubblico. Infatti, per svolgere un tale servizio occorre avere una strategia editoriale, improntata da un’idea di cosa sia il servizio stesso.

3) La strategia in questione può avere un range di posizioni tollerabili, ma non tutto è tollerabile (per esempio sono intollerabili le posizioni intolleranti, che negano il diritto altrui di essere interlocutori o addirittura di esistere).

4) Esistono anche posizioni tollerabili, ma inopportune. Su queste posizioni l’editore o il direttore della testata, secondo me, ha il diritto di confrontarsi con chi le esprime (giornalista o uomo di spettacolo che sia).

5) Mentre le posizioni intolleranti non devono essere tollerate (l’apologia di reato, la negazione della Shoah, ecc.), quelle inopportune, invece, possono essere discusse, ma non necessariamente rimosse.

6) Considerare che un’autentica tolleranza comporti che una persona dica ciò che gli pare (come ha sostenuto Fedez) non ha nulla a che fare con la tolleranza, ma rappresenta un mero fenomeno di narcisismo egolatrico.

7) Non esiste un diritto a essere inopportuni: solo la libertà di pensiero e di espressione sono un diritto. Talvolta essere inopportuni è segno di libertà: “Il re è nudo!”, dice il bambino e “scopre” una verità che tutti hanno sotto gli occhi, ma che nessuno ha il coraggio di dire; talaltra è segno di maleducazione, come quando, in una cerimonia funebre, di fronte alla moglie, si ricorda che il marito è stato un dongiovanni. Morale: non tutti i comportamenti inopportuni sono degni di approvazione.

8)      Fedez non doveva chiedere l’esercizio del “diritto” a essere inopportuno, ma poteva solamente chiedere l’opportunità di essere inopportuno.

9)      Con il premier Draghi, è nato un governo di unità nazionale. Per reggersi, i partiti devono placare i loro soliloqui particolaristici e temperare la loro natura (almeno dovrebbero). Molte testate giornalistiche, legittimamente, sostengono lo sforzo di Draghi (la più parte di quelle esistenti). Di conseguenza, in certe occasioni, mettono la sordina alle inutili chiacchiere. Fedez, invece, ha riattizzato le polemiche. Dal punto di vista della RAI il suo comportamento poteva apparire poco opportuno? Certamente, sì.

10)  Nella giornata dedicata al lavoro ha senso parlare di omotransfobia? La giornata che celebra i diritti dei lavoratori consente di parlare di qualsiasi altro diritto? I filosofi e i giuristi generalmente distinguono le famiglie di diritti. Per esempio, non confondono i diritti politici o sociali con quelli civili.

11)  Fedez, nel video da lui reso pubblico (aveva informato il suo interlocutore che stava filmando?), è stato molto aggressivo e i giornalisti con i quali parlava, hanno dimostrato di essere impreparati intellettualmente a rispondergli. Il copione recitato potrebbe trovare questa sintesi: da un lato, l’arroganza di chi ha in mano una webcam e decide lui stesso le regole del gioco (ancorché dica di difendersi dall’intolleranza altrui); dall’altra, incertezze professionali imperdonabili da parte dei giornalisti (che evidentemente avevano sottovalutato l’interlocutore).

12)  Qualche volta le vittime di un’ingiustizia (cioè, nella fattispecie, chi sostiene di avere subito un’intolleranza) hanno minori ragioni dei presunti prevaricatori (che, nel caso specifico, avrebbero voluto imporre una censura).

13)  Fedez, a mio avviso, ha tenuto un comportamento arrogante, il che non significa che abbia detto cose sbagliate. Ciò, tuttavia, non significa neppure che abbia ragione, perché, oltre le parole, contano anche i comportamenti che inverano le parole.

Ovviamente i punti di cui sopra non sono volti a difendere gli atteggiamenti omotransfobici indicati in premessa. Inutile ripetere, ma non si sa mai.