I 40 mesi che hanno fatto sognare una città

14

di Paolo Casalini

Verso la metà di febbraio del 2018, durante la trasmissione Blok Notes di Teletruria, condotta da Andrea Avato, con ospiti in studio Luigi Alberti, Giorgio Ciofini e Ermanno Pieroni, per la prima volta viene fatto il nome di Giorgio La Cava.

In quell’occasione la Cava, per il tramite di Pieroni, dichiarò essere pronto a contribuire alla salvezza dell’Arezzo, vista la situazione ormai in caduta libera.

Era il 15 marzo 2018, quando il tribunale dichiarava il fallimento dell’Arezzo, nominava due curatori, concedeva l’esercizio provvisorio, purché venisse pagato un bimestre di stipendi arretrati a calciatori e dipendenti (pari a € 372.000).

I calciatori non percepivano stipendi da mesi ed in alcune trasferte erano addirittura andati con i propri mezzi. Giorgio La Cava fu il primo a versare a scatola chiusa 100.000 euro, la differenza fu raccolta dal sindaco stimolato con forza da Orgoglio Amaranto e grazie agli imprenditori aretini. Entro la sera del 16 marzo si raggiunse la somma necessaria, che il Sindaco stesso bonificò nelle casse dell’Arezzo da un apposito conto corrente da lui aperto allo scopo e del quale era personalmente garante.

Ormai si viaggiava sulle ali dell’entusiasmo, grazie all’intera città, agli sportivi e ai tifosi, al tecnico Pavanel e ai calciatori. Si raggiunse l’agognata salvezza a pochi minuti dalla fine a Carrara, nell’ultima di campionato. Salvezza matematica conquistata sul campo nonostante i 15 punti di penalizzazione che avevamo subito, firmando quella che passò alla storia del Cavallino come “Impresa Totale”.  Salutata dai tifosi quanto una promozione.

Stagione 2018/2019

Di li a poco, La Cava con il 79%, Anselmi con il 20%, Orgoglio Amaranto con l’1% acquisirono il titolo sportivo per circa 1,5 milioni di euro complessivi. Furono saldate tutte le spettanze di calciatori, fornitori, staff e dipendenti.

Da lì iniziava però il percorso difficile. Occorreva rifare una squadra in economia, rinunciando ai contratti più onerosi, per dare vita ad una nuova gestione più adeguata alle risorse e sana.

Iniziò il mercato che portò nelle casse dell’Arezzo oltre mezzo milione di euro (€600.000 per la precisione), per plusvalenze da cessioni e compartecipazioni attive, ovvero soldi a nostro favore, che ci furono assegnati dalle società di Serie A e che ci mandarono i loro giovani in prestito.

Tra mercato, minutaggi per gli under che mandavamo in campo (3/4 sempre), contributi Lega, incassi e sponsor, si arrivò in quella prima stagione a circa 2 milioni di entrate, contro circa 3 milioni di uscite, con uno sbilancio coperto dagli azionisti di circa 1 milione. Che a qualcuno sembravano comunque troppi…

Una grossa operazione gestionale che permise alla squadra di disputare la famosa partita di semifinale play off con il Pisa (9.000 paganti allo stadio come non avveniva da tempo immemorabile).

Furono valorizzati giovani che oggi militano in campionati di Serie B (Sala nazionale Under 21 e Brunori bomber ad Arezzo con 18 goal, ora in B all’Entella e diversi altri)

Stagione 2019/2020

L’anno successivo stessa politica gestionale. Circa 900.000 euro furono le poste attive (il solo Basit preso a costo zero l’anno prima, fu venduto a 400.000 euro al Benevento), minutaggi, incassi, sponsor, contributi Lega per circa 2.2 milioni di entrate con voci di spesa intorno ai 3,5 milioni.

La differenza fu coperta solo da Giorgio La Cava, visto che Anselmi si era ritirato per strada per divergenze e il contributo di Orgoglio Amaranto era in virtù del suo 1% di quote.

La squadra al momento dell’interruzione per covid, era nei play off al 9 posto ma stava viaggiando in progressione importante nei risultati.

Infine causa COVID, La Cava decise di non disputare i play off. Decisione che non fu accolta con molto entusiasmo, ma con comprensione.

Nei due anni di gestione La Cava, non fu mai necessario pagare i cartellini dei calciatori ingaggiati e non furono pagate procure, ci si fece forza con i contatti instaurati con Inter, Fiorentina, Empoli e Roma, che considerata la serietà dimostrata dalla società, furono ben liete di mandare i migliori giovani.

Ecco perché anche l’ulteriore aiuto economico di Roma, Fiorentina, Empoli che tra l’altro vennero a disputare amichevoli gratuitamente. Nel secondo anno infine, vi furono altri giovani scoperti e qualificati, quindi arrivati al grande calcio (basta ricordare Caso, preso svincolato a costo zero e poi venduto al Genoa in A).

Stagione 2020/2021

La squadra è stata regolarmente iscritta al campionato, saldando tutte le spettanze dei calciatori, staff, dipendenti e consulenti (in caso contrario non avrebbe avuto la ratifica dalla Lega), pagata la tassa di iscrizione di € 52.000, versata la fidejussione bancaria (da La Cava) di € 350.000 (e non vi fu bisogno che fosse sostituita non essendo tarocca…). Non si capisce dunque a cosa si riferisce oggi l’attuale presidente, quando dichiara di aver salvato l’Arezzo dal fallimento. Chi avrebbe potuto farla fallire?

A Ferragosto 2020 la Mag arriva ad Arezzo. Sulla poltrona di direttore generale siede un giovane rampante figlio d’arte: Riccardo Fabbro. Lo coadiuva Roberto Muzzi, ex calciatore dal passato importante. Sulla solidità del gruppo e sulla validità delle scelte fa da garante Orgoglio Amaranto.

La proprietà, dopo una partenza risparmiosa e un po’ ingenua, ci mette comunque tanti soldi, alla fine tra i sei e i sette milioni di euro: roba da pretendere almeno la promozione diretta. Costi parametrabili al budget di Perugia e Padova e di diverse squadre di B.

La rosa viene composta ad agosto dal direttore sportivo Di Bari, che si intestardisce sul tecnico Potenza, esonerato anche nelle serie inferiori. Sostituisce poi molti ottimi giocatori con altri prelevati direttamente dalla D. Il risparmio pare il nuovo mantra della gestione Mag, ma i risultati sono drammatici.

Una serie infinita di sberle e schiaffoni sul campo che lasciano senza parole l’intera tifoseria. Con la squadra schiacciata in fondo alla classifica, arriva inevitabile la cacciata di Di Bari e Potenza. Arriva Camplone, tecnico navigato per la categoria e lo stesso Muzzi assume la direzione tecnica.

La società comprende che sta andando incontro all’abisso e cominciano ad arrivare svincolati della B e della C pagati a peso d’oro. Arriva anche l’ex nazionale Cerci, voluto fortemente da Muzzi, uno che ormai da almeno un paio d’anni è pressoché bollito. Giocherà qualche decina di minuti, costati complessivamente qualche decina di migliaia di euro. Le spese salgono, ma la squadra resta sempre ultima. L’attacco non riesce ad attaccare e la difesa “si distrae” troppo spesso: l’unica punta, Pesenti, si fa male e non si rivedrà per il resto della stagione. Muzzi porta ad Arezzo tanti giocatori (oltre 50 complessivamente) che sulla carta dovrebbero cambiare faccia alla squadra. In panchina arriva Stellone: cambiare tutto per non cambiare niente. La squadra è sempre imbarazzante, spesso abulica, svogliata. Perde col Gubbio, pareggia con Imolese e Ravenna, si salva dalla debacle all’ultimo tuffo col Legnago.

Alla fine è palese che non c’era solo un problema sportivo: se qualche giornalista, editorialista, osservatore sportivo, provava ad esprimere qualche critica, qualche dubbio, anche se misurato, veniva immediatamente accusato di nostalgia di Pieroni, intorno al quale era stata costruita una sorta di leggenda oscura, una captatio malevolentia di cui ancora oggi fatico a capire i motivi. Ma su una cosa potrei scommetterci il lesso: non per motivi calcistici! La presenza di Pieroni era stata osteggiata ben prima del suo arrivo: nei giorni precedenti la sua nomina, fu fatta circolare la fotocopia di una sentenza monocratica farlocca – perchè già annullata molti anni prima, con profili di illegittimità dalla corte federale del Coni – con cui lo si condannava all’interdizione da ruoli sportivi. La guerra era già cominciata, forse da chi aveva altre mire?

Dopo la domenica più fosca della sua storia per la maglia amaranto, osserva molto giustamente il collega Paolo Galletti con parole che mi sento di condividere con calore e convinzione: “A reti e siti pressoché unificati è andato in onda il giustificazionismo a tutti i costi, l’esaltazione di scelte palesemente ed economicamente folli nell’immediato ed in prospettiva (aspetto ancora qualcuno che mi spieghi la “ratio” del triennale a Cerci) con messa all’indice dei reprobi. Non c’è nessuna soddisfazione oggi nello scrivere queste parole, non c’è nessuna voglia di rivalsa, ma solo l’invito a tutti coloro che davvero vogliono il bene dell’Arezzo ad imparare a guardare oltre, a coltivare il seme del dubbio. Amare incondizionatamente la bandiera in maniera disinteressata, significa anche guardare la luna e non solo il dito e fregarsene della ribalta. Conta solo l‘ Arezzo, anche oggi che le lacrime si confondono con la rabbia feroce. Il futuro ora ci deve essere presentato in maniera chiara, senza magheggi, senza sotterfugi. La società deve essere rifondata mettendo le pedine giuste al posto giusto, gente che sa di calcio e che non si improvvisa, gente che se sceglie un calciatore lo fa per una logica tecnica. La serie D non è uno scherzo e uscirne fuori sarà durissima”.