A Montemurlo l’ennesima tragedia sul lavoro

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Ieri a Montemurlo, Prato, si è svolta l’ennesima tragedia sul lavoro. Una giovane donna, una giovane madre è morta stritolata da un macchinario tessile. Al di là delle responsabilità che, ove ve ne siano, sarà la magistratura a doverle accertare, il tema politico non può essere sottaciuto. Purtroppo quella di Luana è l’ennesima di una lunga e purtroppo silenziosa serie di morti c.d. bianche. Adesso, forse andrebbero chiamate “morti continue”. Si tratta – sostiene l’Avv. Bombaci Kishore di Buona Destra Toscana – di una emergenza nazionale spesso sottovalutata: una strage che non fa distinzioni. Non importa l’età, la provenienza, il colore della pelle: si tratta sempre e comunque di persone, esseri umani, che nel compiere il proprio lavoro trovano la morte o si infortunano gravemente. Non v’è dubbio che rispetto ad altri paesi, il nostro sconti una cultura della prevenzione carente sia nel mondo delle imprese che nel mondo del lavoro. Ma – continua Bombaci -non si possono tacere le responsabilità pubbliche in questo fenomeno. Bisogna fare di più anche a livello legislativo ed esecutivo. La materia, come noto, è stata (ri)disciplinata nel 2008, con il D.Lgs. n. 81. All’epoca si trattò di un scelta innovativa che raccoglieva normativa sparsa in varie fonti e la raccordava in unico testo. Oggi, dopo tredici anni, si impone non solo un necessario tagliando normativo ma occorre esser sinceri nel prendere atto di ciò che non ha funzionato e quindi di ciò che deve essere modificato e/ointegrato. Il limite maggiore, probabilmente è stato quello di imputare integralmente la responsabilità civile e penale in capo al datore di lavoro. Si tratta di una scelta semplicistica e spesso fuorviante per la ricerca della verità. Quest’ultimo infatti al solo fine di ridurre e limitare la propria responsabilità, si è visto costretto a una serie di adempimenti amministrativi e burocratici tanto imponenti quanto inutili. Par che la legislazione si sia mossa su una dinamica punitiva piuttosto che preventiva. E gli effetti purtroppo sono quelli di non aver né fermato né limitato il fenomeno degli infortuni, spesso mortali. Probabilmente è uno dei campi in cui maggiormente si può verificare l’assoluta inutilità di una burocrazia che strangola il singolo imprenditore e non risolve il problema. E’ vero però che il tema della responsabilità deve essere aggiornato, mediante un allargamento della stessa sopratutto a carico di quelle figure tecniche di riferimento, sempre più specializzate ma al contempo sempre più deresponsabilizzate. Ci si riferisce in particolar modo ai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione e del loro interfacciarsi con gli organi preposti alla vigilanza. La prassi ha fatto sì che tale figura (RSPP) coincida formalmente con il datore di lavoro (anche se poi questo deve necessariamente avvalersi di una figura professionale terza, irresponsabile). Ecco, una prima modifica potrebbe forse essere quella di istituire un RSPP terzo per legge (quindi non coincidente con il datore di lavoro) e che costui sia chiamato a rispondere per i mancati adempimenti aziendali in ambito di prevenzione e protezione. Ciò non solo dopo l’infausto evento, ma mediante una verifica costante di tali adempimenti in una sinergia continua con gli organi di vigilanza. Senza un tale intervento che renda la protezione dei lavoratori “endemica” alla vita produttiva dell’azienda, i morti e gli infortuni saranno sempre in numero troppo rilevante. Occorre cioè passare da una visione della sicurezza nei luoghi di lavoro incentrata sulla visione special-punitiva a una orientata verso la prevenzione, in accordo con una visione liberale del lavoro per il quale lo Stato non è punitore, ma collaboratore e coordinatore della comunità. A mero titolo esemplificativo, si può immaginare un Responsabile che notifichi all’organo di vigilanza le situazioni di pericolo oggetto di difformità o inadempienze presenti all’interno della propria realtà lavorativa, iniziando dalla tracciabilità della formazione somministrata ai responsabili stessi oltreché ai lavoratori dipendenti e non. Attraverso una procedura concordata con detto organo e l’indicazione di tempi certi in cui effettuare i dovuti adempimenti, l’imprenditore sarà nelle condizioni di conoscere cosa deve fare e quando deve farlo, e, al contempo, il Responsabile del SPP potrà esser esonerato da qualsivoglia responsabilità in caso di inadempimento. In altre parole, si tratterebbe di individuare una sistema di responsabilità certe in capo ai soggetti coinvolti nel processo aziendale e delle procedure semplici e concordate con l’Autorità Pubblica, atte a intervenire a monte nelle aziende senza sovraccarichi e limitando al massimo la possibilità del verificarsi dell’evento. Quante morti – conclude Bombaci -ancora si devono verificare per far sì che il nostro Paese prenda sul serio questa tragica emergenza nazionale?