AREZZO E LA CHIMERA DEL TURISMO

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A pochi interessa che l’Arezzo calcio sia andata in seria D, ma a molti ha sollecitato ancora una volta le riflessioni sul declino della città.
Quasi tutto è scomparso a favore di Siena, Grosseto e l’altra toscana e Arezzo è rimasta sola e senza niente.
L’economia di questa città è asfittica da anni e un minimo di ripresa non si vede proprio.
Arezzo ha perso la sua forza economica a causa della chimera del turismo e il conseguente abbandono della sua tradizionale forza che è sempre stato il manifatturiero.
Arezzo non è Portofino, Cortina, Venezia o Firenze; invece da decenni la città si ostina a fare la “bella” puntando tutto sul turismo, cioè su un centinaio di agriturismi, frutto di ristrutturazioni di case lasciate da nonni e genitori.
Non basta, va bene, ma non basta.
Arezzo non ha l’appeal che hanno le infinite città o paesi presenti in Italia che effettivamente hanno fatto bene a investire nell’accoglienza.
Arezzo, abbagliata da facili e improbabili guadagni nel turismo, ha perso la sua sfida e purtroppo si è persa.
La città e la sua provincia, per noi bellissime, non avranno mai un futuro con il turismo di massa e ci conviene mettercelo in testa.
Smettiamo quindi di illuderci; non cresceremo mai con turismo e cultura, ma con aziende manifatturiere, orafe, di abbigliamento,meccaniche… che funzionano, danno lavoro e che gli aretini sanno dirigere molto bene.
Domenico Nucci