LE NANE DI MINCULO E LE TRASFERTE AMERICANE

5

di Maurizio Bianconi

Leggo le giustificazioni del sindaco sulle sue reiterate e lunghe assenze americane.

Lascio da parte l’ovvio condolere sul decesso drammatico del suocero, che ha richiesto tanto tempo di elaborazione .

Lascio anche da parte la novità’ dell’ a.a.d. (amministrazione a distanza) e lo strano scenario dei filmati che sembrano accreditare una presenza in loco dello speaker.

Lascio anche da parte la tardività’ delle giustificazioni, soltanto a marachella disvelata.

Lascio tutto e non infierisco.  Racconterò’ soltanto per rimanere  in chiave un episodio di vita aretina in puro vernacolo.

Poi ognuno farà se vorrà il paragone che crede

La chiudo qui, perche’ gia’ troppo si e’ detto su questo pietoso episodio.

Le nane di Minculo

“Era na matineta de quele che se rimarrebbe vulentieri al calduccio, anche sinnai la sposa.

Piuvìa que l’acquiccia fredda come le mene del barbiere quande te le infila nel collo drento la camiciola.

La nebbiulina però vinìa a proposeto.

Minculo, quatto quatto iva verso l’lago de i Guidotti Mori, undu’ iveno a caccia.

Steva quesi a gattoni , tutto ronchio, sinnoe el Guardia lo putìa ndocchiere e pu’ come quel’altra volta lo porteva a calci e lacconi dal brigagliere.

Il brigagliere, uno de giue che n’se capìa na cippa quande ragioneva, gnene avìa ditto che quest’altra volta lo mittìa n’puzzaia se c’arfaciva.

Insomma, com’è’ como unnè arivoe al ciglio  de l’acqua e  del Guardia manco l’ombra .

“Piove, io lai, tanto riscote uguale, sarà a letto. Ora che c’ha la moglie nova sai che salti.”

Entroe  appena un boconcino ne l’acqua e spargigliò un po’ de pastura. Ma no pe i pesci. Ratte ratte un po’ de nane scapponno de quae e de lae e con quella cudina che pariva lettrica vinivon de volata. E lu’..zac ..ne chiappò una, dua, treie, quattra, cinque. Le chiappava de volo, come un gatto l’ucillini, e  le mittia nun sacco. Pe  un le fere starnazzere, che quel’altra volta el guardia l’avia arappato per via del casino de quele bestiacce, l’avia un po’ tramortite e aiva butto nel sacco la pastura.

‘ Cosi’si dormeno bene, sinnoe mangereno.’

Se voltoe e arpiego in dua pe stere bassino attornava indietro. Unnebbe fatto dieci passi che sentì puzzo d’omo.

S’arizzo’ e vide el Guardia co na faccia imbestita che lo fisseva con du occhi a matto.

Minculo, se l’era preparata e gnene sparò nun fiato prima che quel’altro aprisse bocca’ Buongiorno signor Guardia. Ete visto come v’aiuto.

Con quest’acqua, questo freddo queste creaturine erano a mollo, mezze intronate dal freddo. Si un ce credite guardete. E aprì il sacco ndo le nane eran mezze tramurtite.

Avìo paura che afogasseno, ridotte cusie, e alora me so ditto ‘poveri animalini’, l’ho prese , l’ho misse  al caldo e gno dato anco un po’ de pastura. Per pottarvele sig Guardia.

Il guardia dopo un po’ che steva muto gne disse: “O ‘mbecille, mica vengo da Navacchio. Ora lo racconti al brigagliere dei carabinieri. Se ce crede lù “.

Lo prese per la collottola e lo porto’ via, ogni passo un calcio o un laccone.

Ecco comunque, il sindaco si tranquillizzi: per la collottola non lo prende nessuno, nessuno lo mena, il problema è come col brigadiere: ci crederanno gli aretini a una storia che mi sembra come quella delle nane di Minculo?