I controlli sui pranzi pasquali e le riserve assolute di legge e giurisdizione

2

Poponcini alla Nazione: “I miei agenti andranno a controllare le quantità dei prodotti da asporto ordinati: se c’è cibo per quindici o venti persone, è chiaro che sia destinato a un pranzo o a una cena di familiari e amici con gente radunata ben al di là del consentito. E agiremo di conseguenza”.

E’ su quell’agiremo “di conseguenza” che sorge qualche lecito dubbio.

Val la pena di ricordare che ad ottobre scorso i ministri Speranza e Franceschini avrebbero voluto far inserire nel Dpcm – che è un atto amministrativo e non una legge primaria, ma che non basterebbe comunque a superare i limiti dettati dalla costituzione – una forma di controllo dei party privati, in casa.

Fu in quel caso proprio la Polizia, per bocca del suo primo dirigente Gabrielli, ad evitare che l’Italia diventasse uno stato di polizia, dove uomini in divisa possono entrare a qualunque ora nelle abitazioni private per verificare il numero di quanti siedono intorno a un tavolo o davanti a una tv per vedere una partita della Champions.

Nel giro di un ora fu prodotto un appunto che spazzò via ogni dubbio, per ‘questioni di ordine giuridico’ e altre di natura pratica. Quest’ultime erano così sintetizzabili: le forze dell’ordine, tutte, hanno già abbastanza da fare nel contrasto dei reati, la gestione dei flussi migratori e ora anche le norme di contenimento anti-Covid, che non possono essere coinvolte in controlli che ‘potrebbero nascere da meccanismi delatori, rivalità e dissidi di vicinato‘.

L’appunto, di circa una pagina e mezzo, si intitolava Ipotesi riguardanti gli assembramenti destinati a svolgersi nei luoghi di privato domicilio“.

Giuridicamente si faceva invece presente che la soluzione prospettata, non sembrava praticabile alla luce del’articolo 14 della Costituzione che riconosce l’inviolabilità del privato domicilio’.

Tra citazioni e sentenze della Corte Costituzionale e rinvii a fonti di legge primaria, il capo della Polizia dimostrò come fosse impossibile impedire i party privati: “La restrizione del diritto, ovvero le perquisizioni di privati sono possibili solo se trovano fondamento in fonti primarie (leggi non Dpcm) e autorizzate dalla magistratura. Anche in caso di ‘tutela della salute dell’incolumità pubblica’ vale la riserva assoluta di legge e di giurisdizione”.

“Di certo – aggiungeva non senza un velo di sarcasmo – per andare a vedere cosa succede presso i privati non possono essere usate le norme esistenti, quelle che autorizzano le perquisizioni per la ricerca di armi, esplosivi e latitanti”.

A ben vedere, spiega bene l’appunto secondo quanto fu riportato all’epoca da ‘Il Riformista’, ”ci sarebbe un modo per autorizzare questi controlli: il Parlamento dovrebbe dichiarare lo stato di guerra e conferire al governo i poteri necessari per farvi fronte”.

Complimenti Gabrielli: bella provocazione!