Siamo un paese sull’orlo della crisi di nervi

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Coloro che son chiusi nella torre d’avorio a guidare la nazione, non si devono essere ancora accorti che l’Italia è un paese sull’orlo della crisi di nervi.

Questa mattina scorrevo i commenti alla notizia del ritorno in zona rossa per la Toscana dall’8 marzo prossimo: non ce n’era uno che difendesse la scelta.

La gente è esausta per non dire esaurita. Si va dal macabro ”lasciateli crepare” riferito agli anziani, allo scettico “non è detto che questi sacrifici servano”, al solito complottista “è tutta una messinscena per poterci derubare”, all’acculturato “non ci sono evidenze scientifiche”, al sovranista “dobbiamo autoprodurre i vaccini”, in un infinito florilegio di commenti, tutti assolutamente negativi.

Chi propone di vaccinare i giovani che sembrano ormai essere la fonte di trasmissione del contagio, chi propone i lavoratori che devono mandare avanti il paese, chi solo i 50enni ma pochi pensano agli over 80. La pandemia ha acuito il disagio generazionale, ha scavato fossati profondi tra le categorie sociali ma soprattutto tra le categorie anagrafiche.

La gente sta male, si diceva un tempo tra il serio ed il faceto.

E’ vero la gente sta male, anzi sta sempre peggio. Ad un anno di distanza sembra non avere termine questa pestilenza. E il terrorismo mediatico di chi domani potrà vantarsi, nobile Cassandra, di gloriarsi con un “io lo avevo detto” non aiuta affatto.