Le scelte vaccinali folli

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I vaccini arrivano poco e male, spesso meno di quanto ci aspettavamo e noi… li sprechiamo!

Da questo grafico si intuisce bene che i vaccini Pfizer infatti sono stati dati a centinaia di migliaia di studenti di medicina, amministrativi e iscritti a vari ordini professionali, indipendentemente dal fatto che avessero contatto con i pazienti, e soprattutto indipendentemente dal loro rischio personale, che sotto i trenta-quarant’anni è minimo, sprecando questa risorsa che per tanta gente più anziana può invece fare la differenza tra la vita e la morte.

 

Mettere in sicurezza gli operatori negli ospedali è giusto, così come altri liberi professionisti ad alto rischio (penso a dentisti e assistenti) -, ma subito dopo proteggere i più fragili, per ridurre il carico sugli ospedali stessi.

Gli operatori sanitari in Italia nel 2018 (fonte Istat) sarebbero: 187.179 medici specialisti e 53.109 Medici di Medicina Generale, 49.552 odontoiatri, 16.807 ostetriche, 346.949 infermieri. Fanno un totale di 650mila persone. Aggiungiamo pure un 30% di non censiti per varie cause, si arriva più o meno a 900mila persone, a fronte di 2.2 milioni di vaccini iniettati.

Un “rischio sproporzionato di esposizione” può averlo un infermiere di terapia intensiva, una giovane specializzanda che lavora in pronto soccorso, non tutte le persone sotto i 60 anni che hanno ricevuto più di 2 milioni delle 3 milioni di dosi finora somministrate.

I settantenni sono oggi la categoria più penalizzata dall’approccio italiano, eppure sono la fascia più a rischio in assoluto, perché al rischio elevato legato all’età aggiungono una maggiore esposizione rispetto ai più anziani, ottanta o novantenni.

Ebbene, ci dice il ministero in questo grafico, a loro è stato finora riservato un terzo dei vaccini somministrati ai ventenni. Ai ventenni… per i quali covid-19 è poco più, se non addirittura poco meno, di un’influenza.

Scelte folli che pagheremo a lungo con chiusure, zone rosse, limitazioni e sacrifici.