Nisini all’attacco della nuova amministrazione di Cascina

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Scrive la senatrice: “Grazie alla nostra intuizione, quella di chiedere la certificazione patrimoniale in originale dello stato di provenienza in fase preventiva all’assegnazione, eravamo riusciti ad introdurre una netta linea di equità e giustizia per tutti. Adesso, con un colpo di mano, il partito democratico e la sinistra a Cascina vanificano un importante risultato che andava a vantaggio di tutti i cittadini in reale difficoltà.  Una decisione mossa solo dall’odio e dal disprezzo verso l’avversario politico ma che non ha nessun fondamento di buon senso e razionalità.”

L’argomento è spinoso per i risvolti ideologici.

Ricordiamo tutti una delibera del sindaco di Lodi, che restringeva l’accesso ai servizi scolastici, tra cui mensa e scuolabus, per figli dei cittadini extracomunitari che non avessero presentato la documentazione corretta sulle proprietà nei Paesi di origine. Il provvedimento aveva colpito 200 famiglie che, non avendo presentato i documenti in Comune, erano state obbligate a pagare la mensa scolastica.

Ne era venuta fuori una polemica infinita, anche sui TG nazionali, a cui era seguita una valanga di donazioni da parte di privati, per farsi carico delle rette.

Un anno dopo il tribunale di Milano ordinava al Comune di Lodi di modificare il regolamento in modo da consentire ai cittadini extracomunitari di presentare la domanda mediante la presentazione dell’Isee “alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e dell’Unione Europea in generale”.

In tema di case popolari, molti comuni si sono attrezzati chiedendo l’autocertificazione “richiesta dal Dpr 445/2000” in assenza della quale dichiarare inammissibile la domanda, salvo successivi accertamenti, anche per evitare le lungaggini nel rilascio del certificato da parte delle ambasciate dei Paesi di provenienza. Sempre precisando comunque, che «lo straniero residente ha gli stessi diritti» di chi è nato e cresciuto in Europa.

Nel frattempo alla fine del 2019, la Regione Abruzzo ha emanato la legge 34 del 2019, sulle case popolari, riprendendo gli argomenti cari alla Lega e approvati a suo tempo anche a Cascina, ovvero l’obbligo per i cittadini stranieri di dimostrare di non essere proprietari di immobili e di non avere redditi superiori al limite di legge, producendo i relativi documenti del paese di origine, per essere assegnatari di casa popolare non bastando, secondo la disposizione regionale, l’autocertificazione del Dpr 445/2000.

La norma della regione Abruzzo, è stata impugnata davanti alla Corte costituzionale, dal Consiglio dei ministri, che così motiva la sua scelta: “Le disposizioni menzionate, sono suscettibili di determinare una disparità di trattamento tra cittadini UE e non UE, poiché’ viene richiesta solo a questi ultimi la produzione di documentazione ulteriore per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica.      

L’art. 2 comma 5 del decreto legislativo n. 286/1998 stabilisce che allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente all’accesso ai pubblici servizi nei limiti e nei modi previsti dalla legge.

Ai sensi dell’art. 43 comma 1 dello stesso decreto costituisce discriminazione  ogni  comportamento che,  direttamente  o  indirettamente,  comporti   una   distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla origine nazionale o etnica e  che  abbia  lo  scopo  o  l’effetto  di  distruggere  o  di compromettere  il  riconoscimento  o  l’esercizio  in  condizioni  di parità, dei diritti umani e delle  libertà  fondamentali  in  campo politico, economico, sociale e culturale  e  in  ogni  altro  settore della vita pubblica,

La norma in oggetto introduce, per i soli stranieri, un controllo ulteriore e rafforzato su quanto dichiarato a fini ISEE e determina, quindi, un aggravio procedimentale che rappresenta   una   discriminazione   diretta, essendo    trattati diversamente soggetti nelle medesime condizioni di partenza   e aspiranti alla stessa prestazione sociale agevolata.      

Sul punto, si rappresenta che l’ISEE, ai sensi dell’art. 2 comma 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n.  159/2013, è lo strumento di valutazione, attraverso criteri unificati, della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, e prevede la denuncia (sia per i cittadini italiani sia per i cittadini stranieri) di redditi e patrimoni anche posseduti all’estero, mediante la compilazione della Dichiarazione sostitutiva unica (DSU).      

L’ISEE è calcolato, oltre che sulle informazioni raccolte con la DSU, anche con quelle disponibili negli archivi   dell’INPS   e dell’Agenzia delle entrate (cfr.  art.  2 comma 6 decreto   del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159/2013).      

La discriminazione fondata sulla nazionalità, risulta contrarla all’art. 3 della Costituzione, violando altresì l’art.18 (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) e l’art. 14 (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo   e   delle   libertà fondamentali), così come evidenziato dalla Corte costituzionale laddove ha censurato la discriminazione   dello   straniero   con riferimento alle prestazioni sociali (cfr. sentenza n. 187/2010).”   

Non stupisce dunque, che in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, il comune di Cascina abbia annullato la norma, che peraltro l’ex assessore Nisini non ha mai nemmeno inserito tra quelle del suo assessorato.

L’udienza davanti alla suprema corte è fissata (salvo rinvio) per il 12 gennaio prossimo.