Consiglio Comunale 18 novembre 2020

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Le interrogazioni
 
La prima interrogazione è stata presentata dal consiglieri comunali Francesco Romizi (Arezzo 2020) e Marco Donati (Scelgo Arezzo): “Arezzo è oggi l’unica provincia della Asl sud est a non avere un albergo sanitario. Inoltre è stata lanciata dal Comune una campagna per i test sierologici di massa. Considerando che il ministro Boccia ha sollecitato le Regioni a diffondere il numero dei Covid-hotel e che, a leggere la letteratura scientifica e a sentire gli esperti di virologia e immunologia, il test sierologico non serve a stabilire quando è avvenuto il contatto, la contagiosità dell’individuo e dunque chi oggi è portatore del virus, perché si procede in questa direzione? Come intende il sindaco sensibilizzare gli albergatori a partecipare ai bandi della Asl affinché si rendano disponibili a un servizio che può fare la differenza, quali incentivi eventualmente intende promuovere il Comune a tale scopo, tipo benefit sulle imposte comunali e bonus edilizi, e quali sono gli scopi e le finalità e le procedure dello screening sierologico di massa?”.

Michele Menchetti (Movimento 5 Stelle) ha ricordato come il Comune “resti responsabile della salute pubblica. In merito abbiamo ricevuto segnalazioni di cittadini positivi che fanno tamponi di controllo all’ex centro turistico alla stazione. Una situazione di rischio, visto che queste persone per spostarsi possono veicolare il virus. Esistono altri tipi di test rapidi, masticabili e non sierologici, che potrebbero essere sfruttati. Sui secondi anche il sottoscritto mantiene delle perplessità”.

Il sindaco Alessandro Ghinelli: “per quanto attiene l’albergo-Covid, mentre nella scorsa primavera c’era stata una discreta adesione dei gestori delle strutture alberghiere a cui aveva fatto seguito un’analisi delle loro caratteristiche edilizie, che non erano state valutate, evidentemente, come funzionali a questo tipo di servizio, stavolta purtroppo non riscontriamo adesioni. L’amministrazione comunale può dunque tentare un’azione di moral suasion ma il problema di fondo resta che le caratteristiche delle strutture alberghiere non sono note a priori e propedeutico a tutto è che un imprenditore si faccia avanti. Aggiungo che molti hotel hanno moquette e altri, specie quelli esterni al tessuto urbano, un sistema di depurazione delle acque reflue che, non è noto ma viene paventata come possibilità, il virus potrebbe attraversare. La mia idea in merito sarebbe quella di utilizzare e destinare a tale scopo una struttura come la clinica di Poggio del Sole dove i lavori da eseguire sarebbero di modesta entità. Alcuni mesi fa vi feci un sopralluogo per capire il numero dei posti letto e la sue potenzialità di accoglienza dei malati. Credo che sia un’ipotesi da riconsiderare.

Per quanto riguarda il test di massa, ribadisco che è un metodo attendibile attraverso il quale intendiamo trovare non i positivi ma i non positivi. Escluderemo così i negativi da ulteriori step mentre indirizzeremo i positivi al test con il tampone molecolare, praticamente in contemporanea e senza che scendano dalla loro auto. Parliamo dunque di un filtro a maglia sufficientemente larga che agevola la Asl in termini di velocità di controllo e anche risparmio economico”.

Angiolo Angolucci e Donella Mattesini del Pd hanno rilevato che l’hospice “momento di civiltà e servizio importante, deve trovare collocazione definitiva. Un’eventuale modifica nella sua ubicazione dovrebbe essere il risultato di una riflessione attenta della Asl e condivisa con altri soggetti. L’hospice, non dimentichiamo, è stato realizzato anche grazie ai contributi dei cittadini. Quali sono dunque i criteri che sottendono a questi cambi di sede e quale sarà la soluzione definitiva? Per individuarla, l’auspicio è che il Comune attivi una collaborazione con la Asl”.

Il vicesindaco e assessore alla sanità Lucia Tanti: “sappiamo che l’hospice ha conosciuto già due spostamenti e oggi sembra profilarsene un altro. La giustificazione addotta è sempre stata la necessità di liberare spazi per l’attuale situazione sanitaria. Siamo d’accordo che stiamo vivendo un’emergenza ma è necessario prefigurare il dopo: dove verrà individuata una sede adeguata? Avremmo piacere anche noi ad avere la risposta, per questo mi permetto perciò di girare questa interrogazione alla Asl affinché chiarisca alla città quale sia l’orizzonte di questo servizio. Al netto delle mere ipotesi attuali”.

Anche il sindaco Alessandro Ghinelli ha rilevato come “il sistema sia sotto stress. E siamo peraltro solo all’inizio del periodo invernale. Se riavvolgiamo il nastro, dobbiamo ricordare che la scelta della Asl sud est è stata prima di tutto quella di prevedere ospedali Covid ad Arezzo e Grosseto, entrambi a servizio dell’intera area vasta. Nel far questo l’azienda ha spostato inizialmente dal San Donato alcuni servizi, penso a quelli tecnici e a ciò che non è strettamente ‘ospedaliero’. E mi è parso corretto. Ma quando si è cominciato a destrutturare interi reparti non sono stato più d’accordo. Senza polemiche dico: se il San Donato del pre-Codiv era appena sufficiente a rispondere alle sollecitazioni di un popolazione provinciale di oltre 300.000 abitanti come si può pensare che possa adesso sostenere anche tutta l’assistenza necessaria generata dal Covid? A emergenza si risponde dunque con emergenza. Ecco l’idea degli ospedali da campo, che non sono meri tendoni ma strutture sanitarie provvisorie a tutti gli effetti e che rispondono alle richieste di assistenza medica. Siccome abbiamo davanti alcuni mesi prima di uscire dal tunnel, credo che bisogna addivenire a questa soluzione per non destrutturare definitivamente il sistema ospedaliero territoriale”.

Michele Menchetti per il Movimento 5 Stelle e Andrea Gallorini per il Pd hanno sollevato la questione del dormitorio: Menchetti ha ricordato “come sia insufficiente l’apertura per pochi mesi del servizio di ricovero notturno in San Domenico. Non possiamo relegarlo a un tempo ridotto perché è doveroso garantire sostegno e accoglienza sempre a chi è senza fissa dimora, esposto a freddo e, di conseguenza, a danni per la propria salute. È invece opportuno, per non lasciare indietro alcuna persona, prolungare il servizio ed estenderlo a ulteriori altrettanto essenziali come pasti, doccia, pulizia e cambio abiti”. Gallorini: “il dormitorio è restato aperto 182 giorni con una presenza media di 16 persone per ogni notte, l’impegno di 71 volontari notturni e 26 volontari per i servizi di pulizia. Dopo anni, questo servizio non verrà riaperto: quali sono le iniziative intraprese dall’amministrazione per fare fronte a una necessità che non scompare certo in corrispondenza del Covid?”.

Il vicesindaco e assessore alla sanità Lucia Tanti: “nel 2015 abbiamo sottoscritto con Caritas un protocollo con cui il Comune subentrava, come mai era successo, nell’accoglienza delle persone senza fissa dimora. Progressivamente ci siamo convinti, a seguito di una riflessione sempre con Caritas, che c’èra bisogno di un passaggio di civiltà e dignità, dal dormitorio a una dimora invernale. E da quest’anno, anche a seguito del Covid, per non esporre i volontari a rischi inutili, diamo una ristrutturazione a questo servizio con una formula nuova a partire dalla sede che non sarà più negli spazi di piazza San Domenico ma in quelli di Caritas diocesana in via Fonte Veneziana. Gli ospiti saranno chiamati a rispettare un preciso protocollo sanitario che prevede anche uno screening da effettuarsi con test sierologico e una specifica formazione al rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie. Ai volontari e al personale specializzato il compito di accogliere, indirizzare, seguire le persone che faranno richiesta di ospitalità e di affiancarle in un percorso di inserimento e autonomia. Con loro, tutta la rete solidale di cui fanno parte le associazioni di volontariato, la Croce Rossa, la Misericordia, le pubbliche assistenze, i servizi sociali. Le porte della residenza si apriranno il primo dicembre prossimo per chiudersi il 5 aprile 2021”.

Francesco Romizi: “la situazione economica è tale che non è ammissibile procedere ordinariamente e dunque chiedere il pagamento della seconda rata della Tari entro il 15 dicembre. Il governo ha deciso di sospendere l’Imu, prevista sempre a dicembre, o l’invio delle cartelle esattoriali, altri Comuni, cito solo Firenze con un sistema di rateizzazione di alcuni crediti vantati, stanno cercando di venire incontro a chi ha difficoltà con provvedimenti specifici. Il Comune di Arezzo trovi una soluzione, che sia una sospensione o che sia un rinvio, per non rendere il saldo del tributo un incubo per molti”.

L’assessore Alberto Merelli: “dopo aver dilazionato la prima rata della Tari a ottobre, l’impossibilità di procedere verso un ulteriore blocco deriva da una norma nazionale: il termine per eventuali modifiche sulla Tari è scaduto il 31 ottobre. Manca dunque il presupposto per agire sulla scadenza del 15 dicembre. Stiamo però studiando l’ipotesi di differire questa seconda rata al 31 gennaio 2021 per tutte le categorie che hanno il codice Ateco che la normativa nazionale ha ricompreso nelle chiusure dovute al passaggio in zona rossa. Credo ci siano margini”.

Jacopo Apa di Forza Italia: “nel comparto sanitario sono presenti alcune lacune, certamente anche pregresse, che rallentano le risposte all’emergenza. È il momento dell’unione, di fare sintesi e dunque ben venga la collaborazione bipartisan. Quale è lo stato del comparto sanitario? Qual è la situazione del San Donato? Ci sono in previsione misure straordinarie per rispondere all’emergenza?”.

Il vicesindaco e assessore alla sanità Lucia Tanti: “gli aspetti coinvolti nell’interrogazione sono la medicina territoriale e l’ospedale. La prima, che coinvolge 90 medici di famiglia e il servizio Usca, è in grande sofferenza a causa di numeri molto consistenti. L’ospedale, dicevamo, è stato spacchettato ed è esploso in uno spezzatino di strutture che costringe i cittadini a muoversi, quando sarebbe prudente farlo il meno possibile. Il San Donato è arrivato a un punto di non ritorno, la situazione è al limite e oltre non si può andare. Dunque, la proposta del sindaco di strutture sanitarie straordinarie è funzionale e necessaria per trovare nuove risposte a una nuova domanda. Questa città ha già dato molto, direi che basta ricollocare reparti altrove. In merito alle misure straordinarie, cito il protocollo tra Comune Asl che mette a regime i 40 dipendenti del Comune, che ringrazio pubblicamente, in una forma di collaborazione con il personale della Asl. Lavoreranno, dopo peraltro adeguata formazione, per accelerare i percorsi relativi ai tracciamenti e ai tamponi. Concludo ricordando come Arezzo abbia il 4,5% dei cittadini alle prese con il Covid, tra positivi e quarantenati”.

Federico Rossi della Lega ha riportato le criticità che sta vivendo il laboratorio di dialisi dell’ospedale di Arezzo, “situazione che di conseguenza si riverbera sui pazienti. Annualmente i trattamenti ospedalieri e domiciliari per le relative patologie raggiungono la cifra di 250, le visite annuali si contano invece nell’ordine delle migliaia. Sabato 25 ottobre, nel corso di un forte temporale si sono allagati alcuni ambienti ospedalieri e da qui sono derivate conseguenze come quella che vede i pazienti di dialisi costretti ad attese, prima di entrare negli spazi dove affrontano le cure, in un’area scoperta e dunque sottoposti ai tipici fenomeni atmosferici della attuale stagione. A causa dell’emergenza Covid, inoltre, 13 pazienti sono stati spostati e hanno lamentato questa sopravvenuta lontananza dal centro dialisi. L’insufficienza renale è una patologia cronica, foriera di potenziali complicazioni, chiedo dunque all’assessore se è a conoscenza di queste problematiche e se intende sollecitare la direzione sanitaria a risolverle. Esiste inoltre la possibilità di spostare i dializzati in altre strutture ospedaliere periferiche?”

Il vicesindaco e assessore alla sanità Lucia Tanti: “il disegno di cui eravamo a conoscenza è spostare quel reparto, che supporta una pressione consistente, sempre all’interno del San Donato. Questo al 3 giugno 2020. Mi vedo costretta a rinnovare la domanda: è l’ipotesi di lavoro definitiva?”.

Donella Mattesini: “allo Spazio famiglia a oggi risultano abolite le attività informative con i genitori, essenziali per prevenire il disagio, è scomparsa anche la mediazione familiare ed affossata la funzione socio-sanitaria che consentiva a una serie di soggetti di fare rete. Adesso abbiamo interventi frastagliati e risposte spezzettate”.

Francesco Romizi e Donato Caporali: “il Comune di Arezzo possiede il 9% di Lfi e il prossimo 25 novembre ci sarà l’assemblea ordinaria dei soci dove dovrebbe essere dato corso alla distribuzione degli utili. L’accantonamento degli stessi è stata finora la giusta scelta strategica dell’azienda per l’autofinanziamento degli investimenti necessari al parco mezzi. Quale sarà il voto del rappresentante del Comune di Arezzo a questa assemblea e sarà fatta la scelta redistributiva? Pensiamo che gli utili di questa società debbano continuare a essere utilizzati per il Tpl”.

Francesco Romizi: “il bonus conciliazione è pensato dall’amministrazione comunale per le famiglie ma i criteri di accesso appaiono molto stringenti. Concepito come sostegno erogato per le spese per l’attività di cura dei figli sulla base media del tempo che gli stessi sarebbero potuti rimanere a scuola durante il servizio pre/post scuola, potrebbe essere sostituito proprio dai servizi pre o post scuola, che sono il reale aiuto ai genitori. Quanti hanno potuto godere del bonus, non era meglio allargare i criteri di accesso?”.

Giovanni Donati e Alessandro Caneschi hanno chiesto che “le rate relative agli oneri di urbanizzazione siano sospese Molti, specie chi ruota attorno al mondo dell’edilizia, sono in difficoltà lavorativa ed economica. Tale sospensione dovrebbe essere di almeno un anno, senza che sia gravata da interessi”.

“Il problema – ha replicato l’assessore Alberto Merelli – è che la disciplina delle rateizzazioni deriva da una normativa regionale. Non pare nella nostra disponibilità di intervenire su queste determinazioni ma mi riservo di approfondire la questione”.

Giovanni Donati: “su richiesta di tanti tecnici chiedo che i tre anni previsti per la vigenza delle pratiche edilizie siano prorogati di un anno. Quando scadono, i richiedenti devono ripagare il costo di costruzione. Oggi, eseguire i lavori o pagare le ditte sono diventate chimere, le interruzioni dei lavori sono all’ordine del giorno”.

L’assessore Francesca Lucherini: “esiste un provvedimento normativo, e mi riferisco alla legge 120 del 2020, articolo 10 comma 4, che prevede che il cittadino o un soggetto interessato possa richiedere una proroga per i titoli già in corso, prima della loro scadenza. Questa facoltà è per adesso prevista fino al prossimo 31 dicembre. La proroga addirittura può essere fatta per 3 anni e può intervenire anche su provvedimenti già prorogati”.

Alessandro Caneschi e Giovanni Donati hanno ricordato che gli eventi meteorologici eccezionali  di quest’anno “hanno determinato danni a strutture pubbliche e private. La pieve di Santa Eugenia al Bagnoro è solo un esempio ma lo citiamo per la natura, il prestigio e la bellezza del manufatto. San Marco e via Romana sono zone regolarmente colpite. Alcuni provvedimenti sono di facile attuazione da parte del Comune, tipo la pulizia delle caditoie. Chiediamo quali sono gli interventi programmati per prevenire gli allagamenti”.

L’assessore Alessandro Casi: “è un punto questo che mi sono ritrovato subito addosso dopo l’insediamento. Ho previsto un’integrazione delle pulizie straordinarie delle caditoie con un affidamento temporaneo del servizio per questi mesi a Sei Toscana, partito questa mattina dalla zona dei Cappuccini e che coprirà progressivamente gli altri quartieri. Per via Fiorentina e via Romana prevediamo una pulizia specifica. Per il 2021 stiamo predisponendo accordi-quadro per asfalti, strade bianche, ancora caditoie per una pulizia diffusa e intensa delle zone più critiche. Resto a disposizione per qualsiasi suggerimento o segnalazione che provenga dai consiglieri, di maggioranza e opposizione”.

Alessandro Caneschi: “per il ponte a Monte Sopra Rondine è stato segnalato il dissesto nel 2016 dal consorzio Alto Valdarno. Il 10 marzo 2017 è stata prodotta una verifica dove si leggeva di problemi in alcuni punti della struttura e serio pericolo per i veicoli che vi transitano. Nel dicembre 2017 avevamo presentato un’interrogazione in merito, poi una seconda a marzo 2019 perché la prima era rimasta senza risposta. A oggi registriamo nessun lavoro di consolidamento del ponte. Avete un progetto esecutivo e in quali tempi saranno effettuate le opere?”.

L’assessore Alessandro Casi: “voglio precisare che nel corso del tempo ci sono stati lavori strutturali e che il ponte è assolutamente in sicurezza. Dopo di che per entrare nello specifico dell’argomento darò risposta scritta”.

Alessandro Caneschi: “il tempio crematorio è rimasto chiuso per 4 mesi durante i quali, l’interruzione del servizio ha comportato costi maggiori e disagi per i cittadini e certamente un ammanco per la società Multiservizi”.

L’assessore Simone Chierici: “nell’ambito dei controlli che Multiservizi svolge trimestralmente, il 3 luglio sono state rilevate emissioni anomale di agenti inquinanti dall’impianto ed ecco motivata la sue sospensione. Il problema è stato risolto a fine estate e il 30 ottobre scorso l’Arpat ha dato l’ok definitivo. I mancati ricavi riconducili alla chiusura, rispetto allo stesso periodo 2019, possono essere quantificati a circa 90/100.000 euro. Ma da tale cifra andranno sottratti i minori costi, penso ai consumi elettrici, sostenuti durante lo stop”.

Michele Menchetti ha fatto il punto sul “degrado delle case popolari, dove le infiltrazioni e i rischi per la salute sono reali e concreti. In molte di queste abitazioni vivono anziani, bambini e malati. I condomini hanno scritto spesso ad Arezzo Casa e le ditte mandate in questi anni non hanno risolto alcun problema. Il 22 luglio 2020 è emersa via Funghini, il 25 luglio subentra il crollo di una porzione di tetto in via Libia, a ottobre emerge la protesta in via Tortaia. Inutile accusare, da parte dell’attuale presidente, sempre i predecessori e l’eredità decennale lasciata. Chi intende farsi carico di queste problematiche per risposte veloci e durature?”.

L’assessore Monica Manneschi: “quando a luglio si è verificato l’evento di via Libia, l’intervento è stato immediato, con la presenza fisica dello stesso sindaco in loco, segnale inequivocabile di attenzione. Tra le prime iniziative intraprese, ho incontrato il presidente di Arezzo Casa Lorenzo Roggi e il direttore della società per avere un primo quadro della situazione, in secondo luogo ho coinvolto la commissione consiliare patrimonio. Gli uffici hanno inviato al presidente della commissione un documento sullo stato degli edifici, su cui relazionerà per poi proporre una commissione tecnica che accerti lo stato di manutenzione dell’edilizia residenziale pubblica”.

Michele Menchetti: “ho seguito un servizio televisivo sulla raccolta dei rifiuti speciali Covid. Veniva citato un tavolo regionale dov’è stata chiamata a partecipare anche Sei Toscana. E il Comune di Arezzo? Quanti soggetti hanno fruito del servizio, quali criticità lo stesso ha incontrato, come supporta il Comune questi utenti?”.

L’assessore Marco Sacchetti: “il Comune di Arezzo è a conoscenza dell’incontro convocato dal neo assessore regionale, anche se gli enti locali non sono stati invitati a differenza degli ambiti territoriali dei rifiuti e dei gestori dei servizi e degli impianti. Il Comune si è attivato coordinandosi con Sei Toscana per questo servizio di raccolta, che non è opzionale o a richiesta ma obbligatorio. Sono stati 1.330 i cittadini che ne hanno fruito, mentre in tutta la Regione sono state 500 le tonnellate di rifiuti Covid, che sono state incenerite nel termovalorizzatore di San Zeno che ha dunque sostenuto un presidio sanitario importantissimo. E fino al 12 novembre mentre adesso tali rifiuti, ribadisco non riciclabili, vanno a un altro impianto. Non abbiamo riscontrato significative difficoltà nella gestione del servizio durante la prima ondata, adesso ne sono subentrate alcune ma in un quadro fisiologico visti i numeri attuali”.

Variazione al piano delle opere pubbliche

È stato il neo-assessore Alessandro Casi a illustrare la variazione al piano triennale “che consiste essenzialmente nello spostamento al 2021 di alcune opere, vista l’impossibilità di ultimarle quest’anno per effetto del Covid. Sono: la rotatoria dell’area Lebole, il primo lotto dei lavori all’incrocio di Santa Maria, il consolidamento della scuola materna Leonardo Bruni, la realizzazione del nuovo centro lavaggio alla scuola Sante Tani, la manutenzione straordinaria della scuola di Indicatore. Inseriamo ex novo la realizzazione grazie a un co-finanziamento ministeriale di un nuovo canale collettore per raccogliere le acque provenienti da Castelsecco e la messa a dimore di specie arboree e arbustive grazie a un bando regionale che finanzierà il 90% dell’importo della spesa. Ci sono poi parziali modifiche e aggiustamenti nel finanziamento di alcune opere come per quelle alla copertura della scuola Fonterosa dove la partecipazione a un bando ministeriale permetterà di ottenere 24.000 euro di ulteriori risorse mentre per la ciclopista di collegamento San Leo-Pratantico la partecipazione a un bando regionale consentirà di passare da un finanziamento di 75.000 a uno di 90.000 euro. Alla manutenzione di immobili e strade andranno nuove risorse grazie a proventi da concessioni edilizie, piano delle alienazioni e contributi ministeriali. La palestra del karate a San Lorentino sarà finanziata con 170.000 euro di proventi che vengono da concessioni edilizie”.

Michele Menchetti del Movimento 5 Stelle ha lamentato la riduzione delle risorse per le barriere architettoniche.

“Prima di mettere in vendita tutte queste proprietà comunali specie delle frazioni – ha dichiarato Giovanni Donati del Pd – sarebbe utile accertarsi se non esistono associazioni in loco che potrebbero usufruirne come sede. Segnalo poi il problema di via Lorenzetti: la strada è ad alta densità abitativa con un reale problema di parcheggio, accentuatosi in questi mesi. È possibile prendere in considerazione l’ipotesi di un parcheggio?”.

Alessandro Caneschi: “coerentemente ai voti espressi sulle precedenti variazioni, confermiamo il voto contrario anche in virtù della mancanza di alcune previsioni come ad esempio l’area sportiva di Frassineto oramai diventata una chimera per i cittadini. Valuteremo con più precisione il prossimo ‘piano Casi’ che immaginiamo conterrà, in linea con le linee di mandato espresse dal sindaco, progetti mirabolanti”.

Marco Donati: “su questa delibera, seppur contenente scelte che non ci trovano del tutto d’accordo, ci asterremo, nella speranza che il nuovo assessore nei prossimi mesi presenti un suo piano compiuto che vada incontro alle esigenze dei cittadini”.

La variazione è stata approvata con 20 voti favorevoli, 5 contrari e 2 astenuti.

Le pratiche finanziarie

Per quanto riguarda la variazione e l’assestamento di bilancio, l’assessore Alberto Merelli ha spiegato che “chiediamo innanzitutto la ratifica della delibera di giunta di fine ottobre che ha contemplato risorse per un milione e 130 mila euro derivanti da trasferimenti statali. Parliamo dunque di risorse già impiegate dall’amministrazione comunale per combattere l’emergenza sanitaria, dall’acquisto di mascherine allo smart working dei dipendenti comunali, dai circa 185.000 euro destinati ai servizi sociali agli interventi previsti nel 2021 e che riguardano 190.000 euro per la sanificazione degli impianti di riscaldamento, 44.000 euro per il distanziamento nel trasporto scolastico, 50.000 euro per le spese di sorveglianza dello Sportello Unico, 40.000 euro per l’adeguamento della sala consiliare e l’acquisto della strumentazione informatica che stiamo utilizzando per le sedute in videoconferenza.

Registriamo maggiori entrate – ha proseguito Merelli – oltre che per i trasferimenti statali, parte dei quali verranno adesso collocati in un capitolo di spesa della protezione civile, e da un adeguamento della stima dell’Imu, riscossa in maniera superiore di quanto preventivato (un milione di euro circa). Le maggiori uscite corrispondono a 400.000 euro circa per spese di manutenzione e 523.000 euro per l’accantonamento in due fondi: quello di riserva e quello di rischio per spese potenziali in modo tale da fronteggiare eventi imprevisti che dovessero sopravvenire. Tra le entrate mancanti annoveriamo i proventi della Giostra del Saracino (circa 150.000 euro) mentre quelle riconducibili a tasse e imposte, Tari compresa, raggiungono quota 290.000 euro. 357.000 euro sono i risparmi di natura contabile, come quelli legati alla minore Iva versata.

Complessivamente con le sei variazioni di bilancio che si sono succedute da aprile abbiamo fronteggiato meno entrate per più di 6 milioni di euro e sostenuto spese per più di 7 milioni. Tutto ciò grazie a 5.700.000 euro di contributi erariali, a 50.000 euro originati da donazioni private e a 8 milioni di risorse rinvenute nel bilancio del Comune. Lo Stato ha oggettivamente contribuito ma è anche pur vero che solidità del bilancio del Comune di Arezzo si è confermata tale in questo periodo difficile da permetterci un grande sforzo e di gestire l’emergenza sanitaria in sicurezza”.

Entrambe le delibere sono state approvate.