Il ministro sospende il decreto che classifica il Cbd come stupefacente. “Chiesta nuova valutazione a Iss e Css”

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“L’Istituto superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità sono stati invitati a valutare se gli effetti della sostanza attiva cannabidiolo rimangono immutati a prescindere dalla percentuale di utilizzo della stessa”. Così la sottosegretaria Zampa rispondendo ieri in Commissione Affari Sociali all’interrogazione sul tema presentata da Sportiello (M5S). 

Dal 23 di ottobre ha preso il via il digiuno collettivo per la cannabis, una iniziativa di dialogo con le Istituzioni a fianco della battaglia di Walter De Benedetto, il malato di artrite reumatoide denunciato per coltivazione delle piante che gli permettevano di avere la cannabis che il Servizio Sanitario non riusciva a fornire, e che sollecita il confronto sulle richieste di una lettera aperta al Ministro Speranza sulla cannabis terapeutica lanciata da Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe, Società della Ragione, CGIL, CNCA, LILA nazionale, Meglio Legale, Fuoriluogo, FattiSegreti, La Casa di Canapa, Radicali Italiani, BeLeaf Magazine, Dolce Vita Magazine e sottoscritta da oltre 1700 persone.

Passo indietro del ministro, che sospende il decreto con il quale, dal 30 ottobre, sarebbe potuto arrivare il colpo di grazia al mercato italiano dei fiori di canapa a basso contenuto di Thc. Dalla fine di ottobre, infatti, il Cbd, ossia principio attivo contenuto anche nella cosiddetta cannabis light, sarebbe potuto diventare ufficialmente una sostanza stupefacente. Nel mentre, “l’Istituto superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità sono stati invitati a valutare se gli effetti della sostanza attiva cannabidiolo rimangono immutati a prescindere dalla percentuale di utilizzo della stessa”.

Ad annunciarlo è stata la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa a seguito di interrogazione parlamentare. Di seguito la risposta integrale della sottosegretaria Zampa:

“Come noto le infiorescenze di cannabis, da cui si estraggono sostanze farmacologicamente attive sotto sottoposte al controllo come stupefacenti e sono disciplinate dal DPR 309/90, in quanto incluse nella tabella II allegata al decreto citato. È utile per la questione in esame ricordare la sentenza n. 30475 del 19 luglio 2019 della Corte di cassazione a sezioni unite, secondo cui è reato commercializzare i derivati della cannabis come le infiorescenze a meno che non siano privi di efficacia drogante.
Tornando al merito di quanto sollevato con la interrogazione in oggetto, segnalo che, al fine della produzione di sostanze attive da impiegare per la produzione di medicinali, sia la coltivazione sia le attività di estrazione e impiego della predetta sostanza devono essere preventivamente autorizzate, su richiesta dei soggetti titolari di officine farmaceutiche. Il Ministero della salute sta perfezionando gli accordi previsti dalle norme vigenti, per autorizzare tali attività produttive. Colgo l’occasione per ricordare, altresì, che, il Cannabidiolo di estrazione da infiorescenze di Cannabis è la sostanza attiva di un medicinale registrato dall’EMA (European Medicines Agency) e non un alimento e non è ancora stato autorizzato all’uso alimentare quale Novel food dall’EFSA (cfr. ).
Svolte queste premesse di carattere generale, comunico che il Ministero della salute ha intenzione di convocare un tavolo di lavoro per affrontare la materia di cui stiamo trattando, in maniera sistematica e complessiva.

Con specifico riguardo al decreto del 1° ottobre 2020, su richiesta dell’Ufficio di Gabinetto, l’Istituto superiore di sanità (ISS) e il Consiglio superiore di sanità (CSS) sono stati invitati ad esprimersi, con una rivalutazione complessiva, sui pareri già resi per l’aggiornamento delle tabelle allegate al DPR 309/90, di cui al menzionato decreto del 1° ottobre 2020; in estrema sintesi è stato chiesto ai predetti organismi tecnici di valutare se gli effetti della sostanza attiva cannabidiolo rimangono immutati a prescindere dalla percentuale di utilizzo della stessa.
Nelle more che si perfezioni la predetta rivalutazione, mediante i nuovi pareri dell’ISS e del CSS, il Ministro della salute, proprio ieri in data 28 ottobre c.a., ha firmato il decreto che sospende l’efficacia del più volte citato decreto del 1° ottobre 2020″.

Per Denise Amerini, responsabile dipendenze di CGIL nazionale “la sospensione da parte del Ministro della Salute del decreto che inseriva il CBD tra le sostanze stupefacenti è un risultato importante, da ascrivere alla nostra mobilitazione. Una prima vittoria, che va nella direzione delle recenti affermazioni della medicina e della ricerca scientifica sul CBD, ma che, soprattutto, rende esigibile il diritto alla cura per tante persone affette da patologie spesso invalidanti.”

Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe, sottolinea come “il decreto era illogico e antiscientifico, collocando fra le tabelle degli stupefacenti una sostanza che l’OMS nelle sue raccomandazioni all’ONU ha chiesto di rimuovere dalle convenzioni proprio perché non psicoattiva. Bene la sospensione, ma il Ministro deve ora cancellare le indicazioni del suo stesso Ministero che in piena crisi COVID ha dichiarato illecita la spedizione dei farmaci a base di cannabis e escluso la possibilità di produrre oli e capsule, riportando indietro le lancette della scienza farmaceutica di due secoli al decotto. Gettando medici, farmacisti e pazienti nella disperazione. È necessario aprire un tavolo coinvolgendo la Società Civile per provare a risolvere i troppi problemi legati alla prescrizione e all’approvvigionamento della cannabis terapeutica”.

Secondo Marco Perduca, Associazione Luca Coscioni: “Grazie alle 250 persone che in pochi giorni si sono prenotate per digiunare a staffetta perché non si facciano passi indietro sulla cannabis, il Ministro Speranza ha deciso di sospendere il decreto che penalizzava i preparati a base di CBD e avviare un approfondimento scientifico. Salutiamo questo ravvedimento e rilanciamo l’invito a unirsi al digiuno perché occorre insistere col dialogo sulla base di argomenti ed evidenze scientifiche che condivideremo nei prossimi giorni con chi si unirà all’iniziativa nonviolenta e le istituzioni a cui ci rivolgiamo. L’unione e la condivisione fanno la forza!”