CANNABIS: OLTRE 180 IN DIGIUNO PER WALTER DE BENEDETTO, MALATO SOTTO INCHIESTA PER AVER COLTIVATO LA CANNABIS PER CURARSI

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Matteo Mainardi (Ass. Coscioni) oggi in digiuno davanti a Montecitorio: “Per chiedere alla Commissione Giustizia della Camera di riprendere il dibattito sulla cannabis”.

Il digiuno a staffetta in dialogo con le istituzioni contro i passi indietro sulla cannabis ha raccolto in pochi giorni l’adesione di oltre 180 cittadini. Promosso dall’Associazione Luca Coscioni e Forum Droghe è stato aperto il 23 ottobre da Marco Cappato, tesoriere dell’associazione.

L’iniziativa nasce in seguito all’appello inviato al Capo dello Stato Sergio Mattarella da Walter De Benedetto – affetto da una grave forma di artrite reumatoide e finito sotto inchiesta per aver coltivato la cannabis per sopperire al proprio fabbisogno terapeutico. Al centro del digiuno anche la richiesta a Parlamento e Governo di legalizzare produzione, consumo e commercio per tutti gli usi della cannabis.

“Nonostante l’impegno assunto un anno fa dal Presidente Fico, l’indagine contro Walter De Benedetto prosegue. Il proibizionismo in generale, ma soprattutto il disinteresse della politica al tema della Cannabis, per la parte terapeutica ma anche quella industriale, sta avendo delle preoccupanti ripercussioni a tutti i livelli – dichiara Matteo Mainardi, attivista dell’Associazione Luca Coscioni, fermato il 25 giugno scorso davanti alla Camera perché manifestava con una pianta di cannabis coltivata in casa –. Le carceri scoppiano. Con il motto ‘Liberiamo la cannabis’ sono stato questa mattina davanti a Montecitorio, per chiedere al Parlamento e nello specifico al Presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni, di riprendere il dibattito sulla cannabis che in 8 mesi ha visto impegnato il Parlamento per sole 4 ore di audizioni degli esperti”.

“Ciò avviene in uno scenario sanitario di crisi, con istituti carcerari (4mila detenuti oltre la capienza regolamentare) e in cui il distanziamento sociale non è possibile (come abbiamo potuto vedere a marzo), mettendo a rischio persone detenute, polizia penitenziaria e operatori. E tutto questo a causa di un solo articolo di una sola legge: il 29,6% degli ingressi in carcere avviene oggi per l’articolo 73 del Testo Unico Stupefacenti. Come possiamo leggere dall’XI Libro Bianco sulle Droghe, l’unico strumento a nostra disposizione per leggere la realtà delle sostanze in Italia, al 31 dicembre 2019 il 34,8% delle persone detenute nelle carceri italiane lo erano per la violazione degli articoli 73 e 74 del DPR 309/90, confronto a una media europea del 18% e mondiale del 20%”.

“Regolamentare un mercato come quello degli stupefacenti – conclude Mainardi –, in particolare della cannabis, darebbe respiro alle nostre carceri, alla nostra economia e avrebbe il pregio di sostituire alla repressione fine a sé stessa la tutela della salute.